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Niente sesso dopo un incidente: c’è un risarcimento?

22 Luglio 2021 | Autore:
Niente sesso dopo un incidente: c’è un risarcimento?

Danno parentale al coniuge della persona rimasta invalida perché si vede negato uno dei diritti che derivano dal matrimonio.

Qui il mal di testa non c’entra. E nemmeno lo stress da lavoro o l’eventuale amante che toglie energie fisiche e interesse verso il coniuge. Quando la moglie non può fare sesso con il marito perché lui ha subìto un incidente che gli impedisce di avere dei rapporti intimi, la colpa non è del calo del desiderio ma di chi ha causato l’episodio che ha segnato per sempre quella parte della vita di una coppia. Appare evidente che il danno non lo soffre solo chi ha avuto il sinistro ma anche chi, per colpa dell’evento, deve rinunciare a qualcosa di importante. Insomma, per chi si deve rassegnare a dire «niente sesso dopo un incidente» c’è un risarcimento?

Secondo una recente sentenza della Corte d’Appello di Perugia, l’invalidità causata da un incidente stradale che impedisce all’uomo di avere dei rapporti sessuali ed il conseguente stato di depressione del marito non possono non creare un danno parentale alla moglie. Anche se lui è ancora vivo. A nulla serve dire che entrambi i coniugi hanno già una certa età: certe cose vanno in pensione molto più tardi di quanto si possa pensare. Per cui, ritengono i giudici perugini, quando si è costretti a non fare sesso dopo un incidente c’è un risarcimento anche per il partner. Vediamo perché.

Cosa significa danno parentale?

Per danno parentale si intende la sofferenza morale causata dalla scomparsa di un familiare: finisce la relazione affettiva ed il legame particolare ed intenso che i superstiti avevano con il defunto. Momenti di vita condivisi sui quali si era costruito un rapporto più o meno intenso a seconda di quanto si frequentassero.

Diventa spesso complicato, però, valutare materialmente un danno non patrimoniale. A volte, il calcolo viene fatto sulla base della natura e dell’intensità del vincolo che si aveva con il defunto. In altre occasioni, invece, come sostiene la sentenza in commento, si può ricorrere alle tabelle milanesi che stabiliscono il risarcimento dei danni provocati da un incidente con conseguenze non solo per la persona coinvolta direttamente nel sinistro ma anche per chi ne paga le conseguenze.

Esiste il diritto ad avere rapporti sessuali con il coniuge?

Fare sesso all’interno del matrimonio è «solo» un momento da condividere di mutuo accordo quando i due coniugi ne sentono l’esigenza oppure è un vero e proprio diritto/dovere coniugale? Detto in un altro modo: il marito si può rifiutare di fare l’amore con la moglie (o viceversa)? E lei, in questo caso, può sostenere invece di «avere il diritto di farlo»?

I rapporti intimi rientrano, secondo la lettura del Codice civile fatta dalla giurisprudenza, tra i doveri dei coniugi. Più precisamente, tra quelli che riguardano la reciproca assistenza morale e materiale. In altre parole, il coniuge è tenuto a fare sesso con sua moglie (e viceversa) e la moglie ha il diritto di fare l’amore con il marito (e viceversa). Tanto vale per l’uno quanto per l’altra.

Sarà poi la coppia a trovare il proprio equilibrio sulla frequenza con cui avere (o non avere) dei rapporti sessuali. Certo, uno dei due non si può lamentare se si «salta» qualche sera: non c’è scritto da qualche parte che lo si debba fare tutti i giorni, pena la violazione dei doveri del matrimonio. Si può lamentare, però, se l’altro trova oggi una scusa e domani un’altra per evitare il rapporto intimo. Se questo atteggiamento si protrae nel tempo, può diventare motivo di addebito di una separazione. A meno che l’assenza di rapporti sia motivata da circostanze dimostrabili, come una crisi coniugale in atto causata da un tradimento o da un atteggiamento troppo aggressivo di uno dei due.

Naturalmente, ci sono delle sfumature in questo principio generale che vanno tenute in considerazione. Ad esempio, la coppia può decidere in modo consensuale di non avere dei rapporti intimi e di continuare a vivere felicemente insieme senza sesso. Così come va detto che non è lecito pretendere che l’altro rispetti appieno i suoi doveri coniugali senza voglia e con la forza: si sconfinerebbe nella violenza sessuale.

Il diritto a fare sesso negato da un terzo 

Non sempre l’assenza di rapporti sessuali è motivata dal rifiuto di uno dei coniugi, e questo ci porta alla sentenza in commento. Può succedere, ad esempio, quando per la negligenza di un terzo, il marito o la moglie diventa invalido/a e non può più fisicamente fare l’amore. Si pensi, ad esempio, ad un errore sanitario o a un’incidente stradale che rende l’uomo impotente.

A pagare le conseguenze, in casi come questi, non è soltanto chi resta ferito in prima persona dopo il sinistro o l’episodio di malasanità ma anche chi si trova dall’oggi al domani a rinunciare ad uno dei diritti derivati dal matrimonio, cioè quello di poter fare sesso con il coniuge.

È qui che interviene la sentenza della Corte d’Appello di Perugia [1]: oltre al risarcimento a chi ha subìto l’incidente, ce ne deve essere uno anche per chi, come conseguenza di quel fatto, deve rinunciare al diritto di fare l’amore.

I giudici, nel caso esaminato, hanno riconosciuto alla moglie 60enne il danno parentale derivato dal fatto che il marito non può più avere dei rapporti intimi a causa dell’invalidità provocata da un sinistro stradale (in pratica, è rimasto impotente ed è caduto in depressione). Niente sesso dopo un incidente, insomma. Nulla conta il fatto che la coppia aveva già raggiunto una certa età e non poteva più avere figli: si tratta di una lesione intima per l’impossibilità di poter vivere con il proprio coniuge un momento non necessariamente mirato alla procreazione. Una ferita che ha avuto delle conseguenze importanti sulla vita di coppia e che, pertanto, va risarcita anche alla moglie.

Danno parentale, dunque, per la moglie che deve essere liquidata secondo le tabelle milanesi anche se il marito non è deceduto: secondo la Corte d’Appello di Perugia, infatti, patire questa gravissima menomazione è come vedere morta per colpa di un altro una parte della vita coniugale.


note

[1] Corte appello Perugia sent. n. 407/2021 del 22.07.2021.


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