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Come ottenere la cancellazione dei propri dati su Google 

23 Luglio 2021 | Autore:
Come ottenere la cancellazione dei propri dati su Google 

Diritto all’oblio e lesioni della privacy: come non comparire più nei risultati del motore di ricerca. 

Molti anni fa, sei stato coinvolto in una vicenda giudiziaria e i giornali avevano parlato di te. La carta stampata è finita da tempo nel cestino, ma su Internet quei risultati compaiono ancora: per consultarli basta digitare il tuo nome e cognome su Google. Questa situazione è incresciosa e puoi risolverla invocando il diritto all’oblio, che può essere esercitato quando non c’è più nessun interesse pubblico, di cronaca o di altro genere, da soddisfare.

Come ottenere la cancellazione dei propri dati su Google? Il procedimento non è automatico. La società tende a preservare i contenuti offerti dal suo motore di ricerca agli utenti; bisogna chiedere espressamente di rimuovere i risultati pregiudizievoli, utilizzando l’apposito form che ti indicheremo, ma spesso questa richiesta viene respinta con una motivazione standard che non specifica le esatte ragioni del rifiuto. 

Allora, bisogna tentare altri rimedi: si può ricorrere al Garante privacy, o direttamente al giudice, per ottenere il risultato; ma anche qui la domanda soggiace a precisi limiti e condizioni. Il gioco, però, vale la candela: queste autorità amministrative e giudiziarie sono imparziali e sanno valutare bene i casi in cui ricorre il diritto all’oblio o quando c’è una lesione dell’immagine o della riservatezza.

Così, in un modo o nell’altro, si riesce in molti casi ad ottenere la cancellazione dei propri dati su Google, ma attenzione: la rimozione riguarderà solo i contenuti lesivi della personalità dell’interessato, e non tutti i risultati di ricerca che possono essere associati a quel nome. Perciò, la domanda deve esplicitare, sin dall’inizio della causa, quali sono i link che si chiede di eliminare dai risultati di ricerca di Google. Trattandosi di dati informatizzati, è indispensabile essere precisi e non vaghi.

Cosa fa Google con i nostri dati? 

Il motore di ricerca di Google non crea notizie e contenuti, ma semplicemente organizza e indicizza tutti quelli presenti su Internet, in modo da restituire all’utente che digita le apposite parole chiave tutti i risultati più significativi che le contengono, ordinandoli in base alla loro rilevanza e pertinenza e anche secondo altri criteri, come la data di pubblicazione online. 

Google è considerato dalla normativa italiana ed europea [1] come un Internet service provider, cioè un raccoglitore di contenuti che vengono classificati e riproposti, evitando all’utente la fatica, o l’impossibilità, di ricercarli in Rete manualmente, uno per uno. Il sistema esamina periodicamente tutti i materiali presenti nel web che contengono le parole chiave richieste dall’utente e restituisce come risposta i loro indirizzi univoci, che sono cliccabili come link alle pagine di interesse, in modo da visualizzare i risultati completi. Il motivo dello straordinario successo di Google sta proprio nel fatto che l’utente non ha bisogno di conoscere preventivamente e digitare ogni volta gli indirizzi web delle pagine da consultare, come avveniva anni fa, agli esordi di Internet.

La richiesta di deindicizzazione a Google 

Se navigando su Internet trovi informazioni errate sul tuo conto, contenuti che ledono la tua reputazione o la tua privacy oppure per il trascorrere del tempo sono obsoleti e superati sicché violano il diritto all’oblio, puoi chiedere al proprietario o gestore del sito che le ha pubblicate (ad esempio, la testata giornalistica o il blog) di rimuoverle, specificando il motivo e, se del caso, diffidandolo e intimandogli un termine per provvedere alla cancellazione o alla rettifica della sua pagina web. 

Ma puoi ottenere un risultato quasi analogo, in termini di efficacia, inoltrando una richiesta di deindicizzazione a Google. In questo modo, i contenuti continueranno ad essere presenti in Rete, ma non appariranno più nei risultati del motore di ricerca. Chi vorrà ottenere quelle informazioni su di te dovrà accedere direttamente ai siti Internet che le hanno pubblicate e le conservano nei loro archivi informatizzati. 

Quindi, con la rimozione operata dal sito otterrai la cancellazione dei dati che ti riguardano dagli archivi informatici del sito che li contiene (e, di conseguenza, essi non saranno più reperibili neanche cercandoli con Google); con la deindicizzazione, invece, l’informazione continuerà ad essere presente in Rete, ma non sarà più reperibile attraverso Google.  

Sul sito di Google c’è un modulo online da compilare per chiedere la deindicizzazione; tieni presente, però, che molte richieste non vengono accolte, perché la società adotta una politica che tende il più possibile al mantenimento delle informazioni, anche se ormai datate, privilegiando l’interesse pubblico alla loro consultazione. 

Il reclamo al Garante privacy 

Se Google non accoglie la richiesta, è possibile presentare un reclamo all’autorità Garante per la protezione dei dati personali (comunemente conosciuta come Garante privacy). L’interessato ha sempre il diritto, riconosciuto dalla legge [2], di rivolgersi a questa authority per chiedere la cancellazione dei dati che lo riguardano, se ledono il suo diritto alla riservatezza o all’oblio. Il modulo di reclamo è disponibile sul sito istituzionale dell’Autorità Garante e può essere presentato direttamente dall’interessato o tramite un avvocato munito di procura ad agire in nome e per conto del richiedente. 

Il reclamo al Garante privacy è un rimedio amministrativo: l’Autorità, in base ai dati acquisiti, compirà un istruttoria ed emanerà il suo provvedimento, di accoglimento dell’istanza o di rigetto. Il provvedimento negativo è impugnabile con ricorso all’autorità giudiziaria, entro 30 giorni dalla data di comunicazione del provvedimento (60 giorni se l’interessato risiede all’estero). 

Cancellazione dati da Google: cosa chiedere al giudice?

Si può ricorrere all’autorità giudiziaria direttamente, senza esperire il preventivo reclamo al Garante privacy (se invece il reclamo è stato proposto, bisogna attendere la decisione prima di intraprendere la causa giudiziaria: i due rimedi sono alternativi, non cumulativi).

Per ottenere la cancellazione è necessario proporre una domanda di deindicizzazione, nella quale dovranno essere individuati precisamente i risultati della ricerca che si intendono rimuovere. A tal fine, bisogna indicare gli url (uniform resource locator), cioè gli indirizzi delle pagine dei siti Internet che riportano informazioni a nostro carico e che per il futuro vogliamo escludere dalla visibilità su Google. 

La Corte di Cassazione, in una recente ordinanza [3], ha ritenuto «indeterminata», e dunque inaccoglibile, una domanda di deindicizzazione nella quale si chiedeva un ordine di rimozione di tutti i risultati che apparivano digitando il nome e cognome dell’interessato. A giudizio del Collegio serve, invece, una «rappresentazione precisa dei risultati che si intendono rimuovere». La Suprema Corte ha precisato che occorre indicare, nell’atto introduttivo del giudizio, le parole chiave impiegate nella ricerca che restituisce risultati pregiudizievoli, e così si evita di incorrere nell’indeterminatezza della domanda. 

Intanto, in quel giudizio, gli Ermellini hanno provvisoriamente accolto il ricorso di Google contro la cancellazione, ma hanno concesso al privato di sanare l’atto introduttivo [4], integrandolo con le precisazioni che ti abbiamo esposto. Così la causa prosegue ed avrà un nuovo esame. Per altre informazioni leggi “Quando scomparire da Google?“.


note

[1] Art. 15 Direttiva n. 2000/31/CE e art. 17 D.Lgs. n. 70/2003.

[2] Art. 7, co.3, lett. b) e art. 17 Reg. UE n. 2016/679.

[3] Cass. ord. n. 20861 del 21.07.2021.

[4] Art. 164 co. 5 Cod. proc. civ.


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