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Assegno di mantenimento in ritardo: cosa si rischia?

25 Ottobre 2021
Assegno di mantenimento in ritardo: cosa si rischia?

Quali sono le conseguenze per chi corrisponde il contributo economico in ritardo rispetto a quanto previsto nel provvedimento di separazione?

Tua moglie ti ha lasciato da un giorno all’altro. Quando le hai chiesto il motivo, ti ha risposto che non ti amava più da diverso tempo. Ovviamente, non ti aspettavi una cosa del genere; tuttavia, avete trovato un accordo sull’affidamento della prole e sulla casa coniugale. Inoltre, ogni mese le corrispondi una somma di 600 euro per i vostri due bambini. Il problema è che non sempre riesci a rispettare le scadenze previste, visto che l’azienda in cui lavori sta attraversando un periodo di profonda crisi. In questo articolo faremo il punto della situazione sull’assegno di mantenimento in ritardo: cosa si rischia?

Devi sapere che se un genitore omette di versare il contributo mensile, così come stabilito dal tribunale in sede di separazione, commette il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. La responsabilità penale, però, non sussiste qualora si versi la somma con un lieve ritardo oppure si corrisponda solo una parte di quanto dovuto a causa di oggettive difficoltà economiche. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire il tema punto per punto.

Assegno di mantenimento: a cosa serve?

Quando una coppia si lascia, il coniuge economicamente più debole (perché non lavora e non ha redditi propri) ha il diritto di chiedere al giudice – in virtù dell’obbligo di assistenza morale che persiste anche durante la fase transitoria della separazione – l’assegno di mantenimento. Si tratta, in buona sostanza, di una somma di denaro periodica finalizzata a garantire il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Con il divorzio, invece, il contributo economico prende il nome di assegno divorzile, riconosciuto solamente se l’ex coniuge si trova in stato di bisogno ed è privo dei mezzi di sussistenza.

L’assegno di mantenimento deve essere versato anche nei confronti dei figli minorenni o maggiorenni non ancora indipendenti economicamente. I genitori devono prendersi cura della prole e sostenere tutte le spese ordinarie (ad esempio vitto, alloggio, vestiario, ecc.) e straordinarie (come un intervento chirurgico, un viaggio all’estero, ecc.). L’entità della somma viene stabilita dal giudice in base alle esigenze del minore, al suo tenore di vita goduto prima della separazione ed ai redditi di entrambi i genitori.

Assegno di mantenimento: cosa si rischia se non si paga?

Non pagare il mantenimento al coniuge oppure ai figli comporta una condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare [1]. Le pene previste dal Codice penale sono la multa da 103 euro a 1.032 euro e la reclusione fino ad un anno.

Attenzione però: la responsabilità penale scatta solamente a seguito di una condotta reiterata. In altre parole, è necessario che il soggetto obbligato al mantenimento scelga ripetutamente di violare il provvedimento del giudice, quindi di non pagare alcunché, lasciando la famiglia priva dei mezzi per vivere.

In casi del genere, il beneficiario dell’assegno può presentare una querela alle autorità competenti (polizia, carabinieri o Procura della Repubblica) e costituirsi parte civile nell’eventuale processo al fine di ottenere un risarcimento del danno. La querela non sarà necessaria se il reato in questione riguarda i figli minori (in quanto vige la procedibilità d’ufficio).

Dal punto di vista civile, inoltre, il responsabile di una simile condotta rischia:

  • un pignoramento dei beni;
  • un ordine di pagamento: in pratica, si ordina ad un soggetto terzo (tipo il datore di lavoro) di versare direttamente al beneficiario le somme dovute;
  • il ritiro del passaporto: onde evitare che un genitore si rechi all’estero per sottrarsi ai suoi doveri di mantenimento:
  • l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale sull’immobile: con la conseguenza che, in caso di vendita, l’altro potrà rivalersi sul ricavato nella misura corrispondente alla somma di denaro non versata a titolo di mantenimento;
  • una richiesta di affido esclusivo della prole: visto il disinteresse manifestato.

Assegno di mantenimento in ritardo: cosa si rischia?

Partiamo da un esempio.

Tizio è un papà separato. In base al provvedimento del giudice, ogni cinque del mese, è tenuto a corrispondere alla moglie Caia un assegno di 400 euro nell’interesse del figlioletto di 9 anni. Tizio ha sempre pagato con regolarità, ma una volta versa l’assegno con circa 20 giorni di ritardo.

Ebbene, nell’esempio, il reato che abbiamo visto poc’anzi, ossia la violazione dei mezzi di assistenza familiare, non scatta se il soggetto versa quanto dovuto, pur con lievi e sporadici ritardi dovuti a valide ragioni (ad esempio, un licenziamento). Come ti ho già spiegato, infatti, la responsabilità penale sussiste solo qualora il versamento dell’assegno venga completamente omesso più di una volta senza un motivo con l’effetto di lasciare la famiglia (coniuge e figli) priva dei mezzi di sussistenza.

Assegno di mantenimento parziale: cosa si rischia?

Un’altra eventualità è che il soggetto obbligato corrisponda solo una parte del mantenimento dovuto. Ti faccio un altro esempio.

Mevio è separato ed ogni mese corrisponde al figlio una somma pari a 350 euro. Da quando l’azienda in cui lavora naviga in cattive acque, Mevio è in grado di versare solo 200 euro rispetto all’importo stabilito dal giudice (vale a dire 350 euro).

Anche in questo secondo esempio, il reato di violazione dei mezzi di assistenza familiare si configura solamente se il beneficiario (in tal caso il figlio di Mevio) viene privato più volte dei mezzi necessari per vivere (quindi, vitto, alloggio, ecc.). Se, invece, si tratta di un mantenimento parziale solo occasionale, il soggetto obbligato non rischia alcuna condanna se dimostra di versare in condizioni di oggettiva incapacità non dipendenti dalla propria volontà.

Ovviamente, il discorso cambia se, ad esempio, un genitore corrisponde sistematicamente una somma inferiore rispetto a quanto stabilito dal tribunale. In questa ipotesi, infatti, il reato è pienamente configurabile.


note

[1] Art. 570 bis cod.pen.

Autore immagine: pixabay.com

Se un genitore omette di versare il contributo mensile, così come stabilito dal tribunale in sede di separazione, commette il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare. La responsabilità penale, però, non sussiste qualora si versi la somma con un lieve ritardo oppure si corrisponda solo una parte di quanto dovuto a causa di oggettive difficoltà economiche.


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