Droghe: niente carcere per i fatti di lieve entità

20 maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2014



La diminuzione della pene per i fatti di lieve entità impedisce la custodia cautelare in carcere e permette la sospensione del processo con messa alla prova.

 

Dal giorno della pubblicazione della legge di conversione del decreto legge su droghe e farmaci “off label” i responsabili del reato di spaccio di lieve entità non rischieranno più di essere sottoposti alla custodia cautelare in carcere e potranno evitare il processo chiedendo la messa alla prova.

La legge definitivamente approvata lo scorso 15 maggio ha apportato numerose modifiche al decreto legge originario [1] (su questo si veda l’articolo: Droghe legge e pesanti: torna la distinzione), ma certamente la diminuzione della pena per il reato di spaccio di lieve entità è quella che comporta le conseguenze maggiori e più favorevoli.

La pena detentiva è stata fissata da un minimo di sei mesi di reclusione ad un massimo di quattro anni.

La legge prevede che la custodia cautelare in carcere possa essere applicata soltanto nel caso di arresto in flagranza di reati per i quali è prevista una pena superiore nel massimo a quattro anni di reclusione [2]; sicché chi sarà arrestato perché colto a spacciare una modica quantità di sostanze stupefacenti rischierà al massimo gli arresti domiciliari.

Anche la possibilità, recentemente introdotta [3], di chiedere la sospensione del processo con messa alla prova è limitata dalla legge ai reati la cui pena massima non è superiore a quattro anni di reclusione [4].

La riforma permette perciò anche agli accusati di spaccio di lieve entità la possibilità, prima esclusa, di seguire un percorso rieducativo al termine del quale il reato di estingue, evitando così sia la pena che l’iscrizione nel casellario giudiziale.

note

[1] D.L. n. 36/2014.

[2] Art. 73 comma 5 d.P.R. n. 309/1990.

[3] Artt. 3, 4 e 5 Legge n. 67/2014.

[4] Artt. 168 bis cod. pen.

Autore immagine: 123rf .com


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