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Lo sai che? Se il lavoratore firma l’accettazione del licenziamento non può più impugnarlo

Lo sai che? Pubblicato il 20 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 maggio 2014

L’impugnazione del licenziamento è un diritto disponibile e, quindi, può essere oggetto di rinuncia o transazione.

Il lavoratore deve stare molto attento a firmare l’eventuale lettera di licenziamento presentatagli dal datore di lavoro. Infatti, se in essa vi è la dicitura “per presa visione e accettazione” il licenziamento non può più essere impugnato davanti a un tribunale, anche se illegittimo.

È questo l’orientamento espresso dal Tribunale di Milano [1].

Come noto, la legge ritiene che il lavoratore non possa disporre di alcuni diritti che, proprio per ciò, vengono detti “indisponibili”: in altre parole, sono nulle eventuali rinunce o transazioni sui diritti inderogabili previsti dalla legge o dai CCNL, concernenti il rapporto di lavoro subordinato o parasubordinato.

È il caso, per esempio, del diritto al minimo salariale o al giorno di riposo settimanale o alle ferie annuali [2].

Tuttavia, secondo i giudici milanesi, tra i diritti inderogabili non rientra quello alla conservazione del posto di lavoro. Del resto, se è vero che il lavoratore è maturo per contrattare le condizioni della propria assunzione o di recedere in qualsiasi momento dal posto di lavoro, altrettanto deve ritenersi capace di comprendere il significato del licenziamento e, quindi, l’eventuale rinuncia a eventuali contestazioni davanti al giudice.

Anche la Cassazione ha più volte stabilito che il lavoratore può liberamente disporre del diritto di impugnare il licenziamento, facendone, dall’altro lato, oggetto di rinunce o transazioni [3],

Dunque, deve ritenersi valida l’accettazione espressamente sottoscritta dal lavoratore in calce alla lettera di licenziamento all’atto della consegna.

Lo stesso Tribunale di Milano, in una precedente sentenza, aveva affermato proprio l’esatto contrario. In tale pronuncia aveva ritenuto che la sottoscrizione “per accettazione” di una delle due copie della lettera di licenziamento, predisposta dal datore di lavoro, operata dal lavoratore all’atto della ricezione a mano della medesima, assume il significato di una semplice accettazione della lettera e non di rinuncia ad impugnare l’atto che essa contiene [4]. E ciò per via del contesto presumibilmente emotivo in cui il dipendente viene a conoscenza del proprio licenziamento. Un orientamento, quest’ultimo, che, comunque, non ha mai trovato un avallo da parte della Cassazione.

In ogni caso, la giurisprudenza è unanime nel ritenere che la semplice accettazione del trattamento di fine rapporto (TFR) possa integrare una acquiescenza alla cessazione del rapporto.

Al riguardo, è stato chiarito che non sussiste alcuna incompatibilità logica e giuridica tra l’accettazione del trattamento di fine rapporto e la volontà di impugnare il licenziamento illegittimo, al fine di conseguire l’ulteriore diritto alla riassunzione o al risarcimento del danno [5].

note

[1] Trib. Milano, sent. del 9.01.2013.

[2] Come noto, infatti, ai sensi dell’art. 2113 cod. civ., non sono valide le rinunzie e le transazioni aventi per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi concernenti i rapporti di lavoro subordinato o parasubordinato. Si è in merito chiarito che le rinunzie e le transazioni sottoposte alla speciale disciplina dell’art. 2113 cod. civ. “sono quelle che hanno per oggetto diritti del prestatore derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi» e che tra i diritti in questione rientrano non soltanto quelli retributivi, ma tutti quelli derivanti da disposizioni inderogabili” (cfr. Cass. sent. n. 16682/2007).

[3] Sottratte alla disciplina dell’art. 2113 cod. civ.

[4] Trib. Milano sent. del 21.07.1999.

[5] Cass. sent. n. 3345 del 21.03.2000.

Autore immagine: 123rf. com


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2 Commenti

  1. .chi sa come mai il lavoratore non ha mai ragione???Purtroppo e dico purtroppo io ho avuto ultime due esperienze lavorative..negative:una di un datore di lavoro che mi ha perseguitata fino a farmi venire l’esaurimento..e poi mi ha licenziata lo stesso ancora l’altra settimana sono andata a prendermi i vari doc.rimasti che non si e degnato nemmeno di spedire…poi il secondo contratto det. 3 mesi,licenziata dopo quasi due mesi di offese e dal altra parte ero in gambissima e non dovevo preoccuparmi a detto loro e alla fine mandata a casa dopo che ho aperto bocca la prima volta in due mesi ,per difendermi dalle sue offese,mandata subito via dopo di che mi hanno scritto :motivo licenziamento-dimissioni-in più che non ero adeguata svolgere le mansioni richieste..un razista che nonostante sia giovane se ne vanta con il suo modo intimidatorio…e che dire???Certo e che finche la legge lo permette i datori di lavoro pullirano per terra con noi che siamo sempre alla ricerca di un pezzo di lavoro,nonostante abbiamo un po’ di studi che certi..non ce’l anno.AUGURI A QUELLI CHE COME ME SPERANO ANCORA DI TROVARE LA PERSONA GIUSTA,CHE SA APPREZZARE PRIMA IL LAVORO E POI ANCHE LA PERSONA.

  2. X fallimento ditta la mia titolare mi ha detto di aver pagato il licenziamento però io non ho avuto ancora nessuna carta con questa affermazione ha detto che in settimana dobbiamo andare al sindacato e che io devo firmare delle carte è normale tutto questo? ???

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