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Casa in comunione dei beni: si può pignorare? 

23 Luglio 2021 | Autore:
Casa in comunione dei beni: si può pignorare? 

L’immobile in comproprietà tra marito e moglie può essere venduto all’asta? Cosa succede se uno dei coniugi è estraneo al debito?

Tra i motivi più frequenti di separazione coniugale c’è quello dell’opportunità fiscale. Il trucco è quello di far finta di separarsi (in realtà, i coniugi continuano a vivere insieme) per sciogliere la comunione ed evitare che gli immobili di proprietà della coppia vengano pignorati e venduti all’asta: si cerca di metterli al riparo, assegnandoli a quello dei due che non ha contratto il debito. È un espediente illecito e il più delle volte non funziona, perché i creditori chiedono la revocatoria dell’intestazione dei beni al coniuge separato e non debitore.  

Ma per quanto riguarda le coppie oneste e ligie dobbiamo fare un passo indietro e chiederci: la casa in comunione dei beni si può pignorare? Ogni pignoramento nasce da un debito non pagato, per il quale il creditore ha avviato l’espropriazione forzata dei beni del debitore, compresi gli immobili di sua proprietà. Di solito, però, il debitore è uno solo, il marito o la moglie, a meno che l’obbligazione non sia stata contratta da entrambi i coniugi insieme. Inoltre, bisogna considerare che, nella comunione legale dei beni tra i coniugi, ciascuno è proprietario di una quota ideale del 50%, che viene in rilievo proprio quando si vuole cedere, dividere o spartire l’immobile.  

Che succede, in concreto, applicando questi principi alla nostra domanda se la casa in comunione dei beni si può pignorare? La Cassazione è orientata decisamente per il sì, come dimostra l’ultima ordinanza intervenuta sul tema [1] e che si riallaccia ad un precedente orientamento secondo cui anche gli immobili in comunione legale dei beni possono essere pignorati nella loro interezza. Poi, dopo la vendita giudiziaria, la metà del ricavato deve essere data al coniuge non debitore. 

Pignoramento immobili di coniugi in separazione dei beni 

Se i coniugi, al momento delle nozze o successivamente, hanno scelto il regime patrimoniale di separazione dei beni, ciascuno resta proprietario di ciò che aveva prima del matrimonio e di ciò che acquista successivamente (fermo restando l’obbligo di entrambi di contribuire alle spese familiari). 

Tra i vantaggi della separazione dei beni spicca quello per cui, se uno dei due coniugi ha un debito non pagato, l’altro non ne risente e non potrà subire pignoramenti o altre procedure di espropriazione forzata. Quindi, se c’è separazione dei beni è quasi come se i coniugi non fossero sposati e il pignoramento segue l’iter consueto applicabile ai comuni casi di debitore singolo.

Separazione coniugale e scioglimento della comunione dei beni 

La separazione dei beni scatta non solo quando i due componenti della coppia decidono volontariamente di adottarla, ma anche quando i coniugi si separano: precisamente, la comunione si scioglie per legge [2] nel momento in cui il presidente del tribunale emette il provvedimento con cui autorizza i coniugi a vivere separati oppure omologa la separazione raggiunta in via consensuale. 

Ecco allora il caso della separazione simulata cui accennavamo all’inizio: alcune coppie, fraudolentemente, intestano i loro immobili interamente al coniuge che non aveva debiti, in modo da sottrarre quei beni ai possibili pignoramenti. In realtà, la separazione dei beni non protegge dai creditori, che possono instaurare l’azione revocatoria per far dichiarare inefficace, nei loro confronti, la separazione dei beni e le attribuzioni patrimoniali conseguenti compiute in favore del coniuge “incolpevole” nel tentativo di sottrarre gli immobili alle azioni esecutive. 

Perciò, la separazione dei beni evita il pignoramento dei beni del coniuge estraneo ai debiti non pagati solo se era stata adottata prima e indipendentemente dai debiti contratti da uno dei coniugi, e sempreché non vi sia stata una separazione coniugale fittizia per realizzarla.  

Chi paga i debiti dei coniugi in comunione legale dei beni? 

Rimane da vedere cosa succede nel caso in cui i coniugi siano in comunione legale dei beni e dunque comproprietari, al 50% ciascuno, degli immobili acquistati durante il matrimonio. L’acquisizione della rispettiva quota di comproprietà è automatica, a meno che i coniugi non abbiano manifestato espressamente, nell’atto di compravendita, la volontà di escludere l’immobile dalla comunione [3]. 

I creditori possono sempre soddisfarsi sui beni, mobili e immobili, posti in comunione tra i coniugi, e precisamente: 

  • senza limiti, e cioè per l’intero importo del credito, se l’obbligazione da cui è sorto il debito era stata contratta congiuntamente da entrambi; 
  • nel limite del valore corrispondente alla singola quota di ciascuno, dunque del 50%, se l’obbligazione era stata contratta solo da un coniuge. 

In questo secondo caso, però, il creditore deve prima tentare di soddisfarsi sui beni personali del singolo coniuge obbligato; solo se ciò non è possibile, o non consente di ottenere l’intera somma dovuta, può rivolgersi ai beni presenti nella comunione, compresi gli immobili [4]. Viceversa, i creditori della comunione possono agire, in via sussidiaria, sui beni personali di ciascun coniuge, e sempre nella misura della metà del credito, quando i beni della comunione non sono sufficienti a soddisfare i debiti gravanti su di essa [5]. 

Pignoramento immobili in comunione dei beni: è possibile? 

Dopo averti esposto in sintesi come funziona la disciplina della comunione legale tra coniugi, possiamo dirti se e quando il pignoramento degli immobili in comunione dei beni è possibile. Secondo il più recente orientamento della Corte di Cassazione, il limite della quota del 50% non opera ai fini del pignoramento: vale a dire che la casa in comunione si può pignorare e potrà essere venduta all’asta interamente e non solo per la metà (cosa che renderebbe il bene molto meno appetibile e commerciabile).

L’ultima ordinanza emessa dalla Suprema Corte [1] ha respinto l’opposizione del coniuge non debitore, che chiedeva fosse pignorata e venduta all’asta solo la metà dell’immobile. Gli Ermellini hanno affermato che l’intera abitazione in comunione legale è pignorabile, anche se il debito è di uno solo dei coniugi. Il Collegio, riallacciandosi a quanto affermato in altre precedenti pronunce [6], sostiene che «la natura di comunione senza quote della comunione legale dei coniugi comporta che l’espropriazione, per crediti personali di uno solo dei coniugi, di un bene (o di più beni) in comunione abbia ad oggetto il bene nella sua interezza e non per la metà». 

L’unica parziale “consolazione” per il coniuge estraneo al debito sta nel fatto che, dopo la vendita giudiziaria dell’immobile, egli avrà diritto ad ottenere «la metà della somma lorda ricavata dalla vendita del bene stesso o del valore di questo, in caso di assegnazione» del bene al creditore procedente. 

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti leggi i seguenti articoli:


note

[1] Cass. ord. n. 20845 del 21.07.2021.

[2] Art. 191 Cod. civ.

[3] Art. 179, co. 2, Cod. civ.

[4] Art. 189 Cod. civ.

[5] Art. 190 Cod. civ.

[6] Cass. sent. n. 11175 del 29.05.2015 e n.6230 del 31.03.2016.


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