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Chi fa la dichiarazione di successione paga i debiti?

23 Luglio 2021
Chi fa la dichiarazione di successione paga i debiti?

Chi rinuncia all’eredità è tenuto a pagare i debiti e le cartelle esattoriali anche se presenta la dichiarazione di successione?

Come noto, solo chi accetta l’eredità risponde dei debiti ereditari. Debiti di qualsiasi tipo: quelli col Fisco, con i privati, con le banche e le finanziarie, con l’Inps, con l’agente per la riscossione esattoriale. E attenzione: è solo dal momento dell’accettazione dell’eredità che il creditore può bussare alla porta degli eredi. Se lo fa prima, la sua richiesta può essere ignorata. 

Ma se per accettare l’eredità ci sono 10 anni di tempo, per fare la dichiarazione di successione c’è 1 anno soltanto. Di qui il ricorrente dubbio: chi fa la dichiarazione di successione paga i debiti del defunto? In altri termini, la dichiarazione di successione può considerarsi come un atto di accettazione dell’eredità oppure non implica alcun effetto di tale tipo? 

A fornire la risposta è stata ancora una volta la Cassazione che, con una recente ordinanza [1], ha chiarito quali implicazioni può avere, sul pagamento dei debiti del defunto, la presentazione, da parte dell’erede, della dichiarazione di successione.  

Cominciamo col dire che la dichiarazione di successione è un atto di natura fiscale che si fa dinanzi all’Agenzia delle Entrate. Serve per liquidare le imposte sulle successioni. Non è quindi una forma di accettazione tacita dell’eredità.

Inoltre, la dichiarazione di successione può essere presentata anche da un solo erede, senza che ci sia bisogno dell’autorizzazione o del mandato da parte degli altri coeredi. La dichiarazione di successione presentata da un erede ha effetto anche nei confronti degli altri, ossia li libera da tale adempimento. È quindi sufficiente che un solo erede svolga tale adempimento per mettere in regola tutti i coeredi. Naturalmente, se dovessero poi “saltare fuori” altri beni di proprietà del defunto, si potrà sempre fare una integrazione alla dichiarazione di successione.

Vediamo ora se chi esegue la dichiarazione di successione può essere chiamato a rispondere dei debiti del defunto. Sicuramente, se questi non ha ancora eseguito l’accettazione di eredità, non è tenuto a pagare le obbligazioni gravati sull’eredità. Peraltro, la presentazione della dichiarazione di successione non preclude la successiva possibilità di rinunciare all’eredità.

Risultato: chi rinuncia all’eredità non paga i debiti tributari del contribuente del defunto anche se ha presentato la dichiarazione di successione. La scelta del beneficiario, infatti, ha effetto retroattivo e la persona è considerata come mai chiamata alla successione.

Con la sentenza richiamata in apertura, la Cassazione ha ricordato che per effetto della rinuncia all’eredità il rinunciante «è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato» per cui la sua quota finisce agli altri eredi. 

In sostanza, ha spiegato la Suprema Corte, l’effetto derivante dalla dichiarazione di rinuncia è immediato e consiste nella decadenza dal diritto di accettare e nella devoluzione dell’eredità a un erede di grado posteriore. 

È vero che il rinunciante può, entro il termine di dieci anni dalla morte del defunto, revocare la rinuncia all’eredità, così accettando l’eredità e succedendo al predetto a titolo universale, con effetto retroattivo, ma solo qualora il nuovo chiamato non abbia frattanto accettato, definitivamente acquistando l’eredità. 

Dunque, il chiamato all’eredità che non abbia accettato e che vi rinunci, non è tenuto a pagare i debiti del defunto, neanche le tasse e le cartelle esattoriali.

Tuttavia il Fisco, così come qualsiasi altro creditore, può utilizzare gli strumenti offerti dal Codice civile a tutela della relativa posizione, come ad esempio l’impugnazione della rinuncia all’eredità.

 


note

[1] Cass. ord. n. 21006/21 del 22.07.2021.


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