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Come provare lo stalking: non servono certificati medici

20 maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 maggio 2014



La vittima deve provare i fatti persecutori reiterati e idonei a generare ansia, disagio e timore: non occorre la prova clinica del disagio in sé.

Per provare lo stalking, la vittima non ha bisogno di dimostrare con certificati medici lo stato di ansia e timore provocatole dallo stalker.

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1] che ha ritenuto sufficiente, ai fini della condanna di un uomo che perseguitava la sua ex, la prova dei fatti persecutori fornita attraverso le testimonianze di terzi, i racconti della vittima e i tabulati telefonici che dimostravano le telefonate ripetute e insistenti.

Per ottenere la condanna dello stalker, è sufficiente fornire in giudizio la prova dei comportamenti da questi posti in essere e idonei a ingenerare nella vittima stato di ansia e paura, timore per la propria incolumità o quella di un prossimo congiunto, costrizione a cambiare le proprie abitudini quotidiane [2].

Deve trattarsi, dunque, di condotte che hanno provocato una destabilizzazione della serenità e dell’equilibrio psico-fisico della vittima.

A tal proposito occorre dare la prova, per esempio, di: pedinamenti, telefonate, sms o mail insistenti, visite indesiderate (eventualmente anche ai familiari della vittima).

La prova può essere data tramite le dichiarazioni di testimoni che hanno assistito agli episodi di stalking, l’esibizione dei messaggi e delle mail minacciose, dei tabulati telefonici, delle registrazioni delle telefonate ecc.

Anche le dichiarazioni della stessa vittima sono fondamentali in quanto possono, da sole, fondare la condanna dello stalker; ciò a condizione che la vittima sia credibile e che i suoi racconti siano attendibili [3].

Non è invece richiesta la prova del turbamento dello stato psicologico che le condotte dello stalker hanno provocato nella vittima.

Non è quindi necessario esibire la documentazione medica che attesti le lesioni psichiche della vittima e il nesso causale fra le stesse e le persecuzioni reiterate dello stalker.

Ciò in quanto basta la prova dei fatti che, in quanto persecutori, fanno scattare la condanna per reato di stalking.

Peraltro, non servirebbe la prova di un danno alla salute psichica della vittima, essendo sufficiente il turbamento della sua serenità.

I giudici fanno notare che la prova clinica del danno subito dalla vittima è, invece, richiesta nel caso del differente reato di lesioni psico-fisiche [4].

note

[1] Cass. sent. n. 20531 del 19.05.2014.

[2] Art. 612 bis cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 41461 del 19.07.2012.

[4] Art. 582 cod. pen.

Autore immagine: 123rf .com

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