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Danno da rimozione di tatuaggio

23 Luglio 2021 | Autore:
Danno da rimozione di tatuaggio

Quali sono le possibili conseguenze dell’intervento per cancellare un tattoo? Può essere eseguito da un dermatologo?

Lo si fa, in teoria, pensando di portarlo per tutta la vita. Ma c’è chi, col passare del tempo, non si identifica più nel tatuaggio fatto in gioventù. Una frase, un simbolo, un disegno che, quando si era ragazzi, rappresentava qualcosa di veramente importante, al punto di volerlo incidere sulla pelle per sempre. Poi, però, perde il senso originario. Per non parlare dei nomi, specie quelli dei fidanzati o delle fidanzate di quando si aveva 18 o 20 anni. Se poi si lasciano, hanno solo due alternative: farsi togliere il tattoo oppure trovare un altro partner con lo stesso nome e dirgli: «Guarda, ero talmente innamorato di te che mi ero già portato avanti». Eliminarlo, però, non è così semplice come potrebbe sembrare: c’è chi ci ha provato e gli è andata bene e chi, invece, ha riportato qualche danno da rimozione di tatuaggio. In quest’ultimo caso, si ha diritto ad un risarcimento?

Bisogna anche fare attenzione a chi ci si rivolge. La mano esperta di un professionista abilitato è la soluzione migliore, quindi è sempre meglio evitare «gli improvvisati». Proprio recentemente, la Cassazione ha condannato per esercizio abusivo della professione un dermatologo che, nel togliere un tattoo con la luce pulsata ad una ragazza, le aveva procurato delle ulcere al braccio. Perché una sentenza del genere? Da chi bisogna andare per evitare il danno da rimozione di tatuaggio? Vediamo.

Come si rimuove un tatuaggio

Come si diceva, la rimozione di un tatuaggio non sempre è un intervento semplice da eseguire, soprattutto se la scritta o il disegno è stato fatto con dei colori particolari. Secondo gli esperti, in linea generale, si fa meno fatica con il nero, il rosso e il blu, specialmente se il tatuaggio è stato fatto da più di un anno.

Per quanto riguarda, invece, le tecniche per la rimozione del tattoo, tra le più moderne c’è quella del laser, veloce ma costosa, specialmente se viene utilizzato il Picolaser. Con il Qswitch, invece, è possibile rimuovere anche le macchie della pelle, oltre al tatuaggio. Questo sistema genera calore e lo indirizza alla parte da trattare, sbriciolando l’inchiostro finito sottopelle e facendolo uscire dai pori. Ci vogliono mediamente fino a cinque sedute per i tatuaggi piccoli e fino a 12 per quelli più grandi. Per ogni seduta, il costo va dai 150 ai 250 euro. L’alone del tattoo rimosso sulla pelle può restare per qualche anno.

Altra tecnica è quella della dermoabrasione. Viene utilizzata, però, per i tatuaggi piccoli. Leviga la pelle con delle particolari spazzole o con delle superfici abrasive per raggiungere la parte sotto la pelle e far uscire l’inchiostro. Rispetto al laser, è un sistema più doloroso (anche se la zona viene anestetizzata) e richiede una pulizia scrupolosa e una crema antibiotica dopo il trattamento.

Rimozione tatuaggio: chi lo può fare?

È importante sapere a chi rivolgersi per togliersi in sicurezza un tattoo per due motivi: primo, per evitare danni inutili. Secondo, per capire se, in caso di danno da rimozione di tatuaggio, è possibile agire in qualche modo.

Secondo l’Istituto superiore di Sanità, «la rimozione del tatuaggio è un atto medico. Solamente il medico può eseguire questo trattamento che è considerato, in alcuni casi, invasivo e in ogni caso non privo di rischi». Di conseguenza, continua l’Iss in una pagina dedicata del suo sito, «la rimozione del tatuaggio non può essere effettuata dal tatuatore, ma presso strutture sanitarie da personale medico».

Questo perché la rimozione del tattoo può avere delle complicanze e degli effetti indesiderati di rilevanza sanitaria. Si parla, ad esempio, di alterazioni della pigmentazione, della formazione di croste e vescicole, dell’eritema transitorio o del sanguinamento dei piccoli vasi e dei capillari causati dai picchi energetici del laser. Ma anche di reazioni di ipersensibilità: le reazioni allergiche locali, a seguito di rimozione con il laser, sono state osservate prevalentemente con il pigmento rosso (presenza di mercurio), verde (presenza di cromo) e blu (presenza di cobalto).

Un dermatologo può rimuovere un tatuaggio?

La Cassazione [1] ha recentemente esaminato il caso di un dermatologo accusato di aver creato una grave ulcera sul braccio di una ragazza che si era sottoposta da lui ad un intervento di rimozione di un tatuaggio con la tecnica della luce pulsata. Al di là del danno creato alla giovane, la Suprema Corte va oltre e conferma la condanna del dermatologo per il reato di esercizio abusivo della professione medico-chirurgica.

Non è tanto il tipo di trattamento utilizzato, secondo gli Ermellini, quanto il fatto che l’intervento è stato eseguito da chi non era abilitato a farlo. Si legge nella sentenza: «Ai fini della configurabilità del reato di abusivo esercizio della professione medico-chirurgica, non assume alcun rilievo il carattere non convenzionale e sperimentale del tipo di trattamento terapeutico praticato, se questo presenti caratteristiche di invasività e incidenza sull’organismo del paziente i cui effetti possono essere valutati solo da professionisti muniti di apposita abilitazione».

I giudici di legittimità hanno anche confermato la tesi sostenuta dalla Corte d’Appello di Torino, secondo cui «per ottenere la rimozione di un tatuaggio, è necessario ricorrere all’intervento di un medico», non essendo, pertanto, corretto l’utilizzo della tecnica della luce pulsata.

In passato, le Sezioni Unite della Cassazione avevano stabilito che «ciò che concreta l’elemento materiale del reato è il compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti singolarmente in via esclusiva a una determinata professione, siano univocamente individuati come di competenza specifica di essa, allorché lo stesso compimento venga realizzato con modalità tali, per continuatività, onerosità e organizzazione, da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato» [2].

In estrema sintesi: secondo la Cassazione, «integra l’elemento materiale del reato l’aver assunto in qualità di dermatologo l’incarico di rimuovere un tatuaggio, compiendo un’attività tipicamente riservata ad esercenti la professione medica».


note

[1] Cass. sent. n. 28174/2021 del 21.07.2021.

[2] Cass. SS.UU. sent. n. 11545/2011.


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5 Commenti

  1. Quando si è giovani si è anche molto incoscienti. Si arriva a farsi segni indelebili sulla pelle e a tatuarsi nomi di fidanzati con il rischio che poi ci si lascia e resta il nome impresso. Poi, ci si ritrova a doversi rivolgere nuovamente al tatuatore e a dover spendere altri soldi con il rischio che possano esserci incidenti di percorso

  2. Sono riuscito a far modificare un tatuaggio e a far coprire il nome della mia ex. Il mio tatuatore mi ha evitato il fastidio di dover rimuovere quel nome e sopra ci ha creato un disegno tribale con una fenice che significa rinascita perché dopo la rottura con quella pazza della mia ex sono davvero rinato

  3. MI piacciono i tatuaggi ma sulla pelle degli altri. Non mi farei tatuare qualcosa sulla mia pelle con il rischio di stancarmi o di pentirmi un giorno di quel disegno i di quella scritta. Non so come facciano le persone a tatuarsi quasi completamente tutto il corpo e a non lasciarsi un angolo libero di pelle non tatuata

  4. Prima di farmi fare un tatuaggio ho fatto una ricerca molto attenta e scrupolosa informandomi sulla professionalità del tatuatore e sul tipo di inchiostro che utilizzava. Ho letto tante volte di lotti che sono stati ritirati dal mercato perché cancerogeni. Quindi, mi sono fatto un tatuaggio con l’inchiostro nero, perché di solito quelli colorati sono quelli più “Pericolosi”. Inoltre, mi sono fatto fare il disegno in un punto del polpaccio così non è appariscente e non mi può dare alcun problema al lavoro perché sono sempre con i pantaloni o i jeans.

  5. Meglio evitare all’origine il problema evitando di farsi tatuaggi. Poi, sapete che brutto vedere la pelle raggrinzita nella vecchiaia con quei tatuaggi? Sinceramente, poi non sappiamo nemmeno che c’è dentro quei prodotti. Se proprio uno vuole vedersi il tatuaggio si può fare quello all’henné che dura dalle due alle quattro settimane e si evita di farsi imprimere qualcosa a lungo termine

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