Diritto e Fisco | Articoli

Epatite C da trasfusione: quando c’è il risarcimento?

23 Luglio 2021 | Autore:
Epatite C da trasfusione: quando c’è il risarcimento?

Un paziente (o gli eredi) può agire per vie legali anche quando ha ricevuto il sangue infetto diversi decenni fa? Chi è il responsabile del danno?

L’importante è crederci. E campare fino alla fine del procedimento. Perché nulla è perso, nonostante gli anni passino e ci si chieda, per l’epatite C da trasfusione, quando c’è il risarcimento. Ci ha creduto ed è campata quella donna di Palermo, che ha subìto una trasfusione di sangue infetto nel 1970, ha scoperto il motivo dei suoi disturbi nel 2011 e le è stato riconosciuto il danno nel 2019: 400mila euro da pagare entro 60 giorni. Ci ha creduto ma non è riuscito, invece, a campare per avere il risarcimento l’uomo che ha contratto l’infezione a Latina dopo una trasfusione fatta nel 1987: i quasi 800mila euro riconosciuti dal tribunale sono arrivati agli eredi a febbraio del 2021, quando ormai il paziente era deceduto. La stessa fine ha fatto una povera anziana di Gaeta: trasfusioni tra il 1970 ed il 1978, diagnosi di epatite C nel 2009, risarcimento di 450mila euro (dopo un indennizzo mensile di 750 euro al mese) deciso dalla Corte d’Appello di Roma dopo che la donna era deceduta nel 2019: l’epatite era degenerata prima in cirrosi epatica e, poi, in tumore al fegato.

Episodi spesso drammatici come questi ci dicono (come vedremo tra un istante) che su certe cose il calcolo della prescrizione è alquanto relativo. Così, anche la Cassazione ha recentemente stabilito che spetta il risarcimento per un’epatite C da trasfusione anche se nel momento in cui il paziente aveva ricevuto il sangue nuovo non si conosceva il virus. Il che significa che si può davvero andare indietro nel tempo. Vediamo.

Epatite C da trasfusione: quando spetta il risarcimento?

Il paziente che ha contratto l’epatite C da trasfusione o un’altra infezione sempre per la stessa causa, può agire per vie legali per chiedere il risarcimento del danno. Lo stesso possono fare i suoi eredi in caso di decesso. In quest’ultimo caso, è possibile chiedere, oltre al risarcimento per l’avvenuta infezione, anche quello del danno parentale per la perdita subita.

Si ha diritto al risarcimento anche quando l’epatite C è stata contratta da un familiare della persona a cui è stato iniettato il sangue infetto: anche se in via indiretta, infatti, la causa che ha originato il problema è sempre la trasfusione sbagliata. Lo stesso vale per gli operatori sanitari che assistono chi ha contratto l’infezione per lo stesso motivo.

In qualsiasi caso, però, si deve verificare una patologia post-trasfusionale diagnosticata dai medici e dagli appositi esami clinici.

Epatite C da trasfusione: chi paga?

A seconda dei casi e delle circostanze che hanno provocato il contagio di epatite C da trasfusione, la responsabilità (singola o cumulativa) è in capo:

  • al ministero della Salute per la mancata sorveglianza ed il controllo sulla raccolta e distribuzione del sangue e sui rischi connessi. Si tratta di una responsabilità extracontrattuale, che rende più facile provare il danno;
  • alla struttura sanitaria che ha somministrato il sangue o gli emoderivati infetti. I singoli medici sono solo tenuti a riportare in cartella clinica i dati identificativi di ciascuna sacca, controllando, prima della trasfusione, che essa rechi la dicitura di esito negativo ai controlli sierologici obbligatori;
  • alla casa farmaceutica produttrice o importatrice degli emoderivati. Risponde in via extracontrattuale per lo svolgimento di un’attività tipicamente pericolosa, a meno che riesca a dimostrare di aver adottato tutte le misure necessarie per evitare il danno.

Epatite C da trasfusione: c’è la prescrizione?

Qui c’è da fare un importante distinguo. Il diritto al risarcimento per epatite C da trasfusione si prescrive in cinque anni se si ritiene che ne siano stati responsabili il ministero della Salute o la casa farmaceutica. Trattandosi di responsabilità contrattuale, invece, la prescrizione è di dieci anni quando a pagare il danno deve essere la struttura sanitaria.

Se, però, dal fatto che ha provocato il danno (cioè, la trasfusione sbagliata) scaturisce anche un reato (lesioni colpose, omicidio colposo), la prescrizione è la stessa prevista per il delitto in questione.

A questo punto, c’è un altro importante aspetto da considerare, che ci porta alla sentenza della Cassazione in commento: da quando comincia a decorrere la prescrizione? Com’è possibile che in tutti i casi citati all’inizio di questo articolo ci sia stato un risarcimento dopo vari decenni dall’avvenuta trasfusione?

Sbaglia chi pensa che la decorrenza parta dal momento in cui è stato materialmente introdotto il sangue infetto nel corpo del paziente: secondo il Codice civile e la giurisprudenza [1], la data da tenere in considerazione per cominciare a «far valere» il reato è quella in cui il paziente scopre di avere contratto l’epatite C, vale a dire, il giorno in cui viene diagnosticata come la conseguenza di una trasfusione.

A ribadire questo concetto, la recente sentenza con cui la Suprema Corte ha stabilito che lo Stato (il ministero della Salute, nello specifico) deve risarcire per l’epatite C anche se ai tempi in cui è stata fatta la trasfusione non si conosceva il virus [2]. Il motivo è sempre lo stesso citato in precedenza: la Pubblica Amministrazione ha il dovere di controllare che il sangue donato e utilizzato non contenesse virus.

Secondo la Cassazione, si tratta di omessa vigilanza dei danni conseguenti a epatite e a infezione da Hiv contratte da soggetti emotrasfusi. Dice il Codice civile in proposito: «Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno» [3].

Significa che, come abbiamo visto all’inizio, si può chiedere oggi un risarcimento del danno causato da una trasfusione fatta – nel caso specifico citato dall’ordinanza – anche negli anni ’60, quando era noto il rischio di trasmissione di epatite virale e si poteva fare una rilevazione indiretta dei virus mediante gli indicatori della funzionalità epatica.


note

[1] Art. 2935 cod. civ. e Cass. SS.UU. sent. n. 581/2008,

[2] Cass. ord. n. 21145/2021 del 22.07.2021.

[3] Art. 2043 cod. civ.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube