Diritto e Fisco | Articoli

Reddito di libertà: cos’è e come funziona 

24 Luglio 2021 | Autore:
Reddito di libertà: cos’è e come funziona 

La nuova misura di sostegno economico varata dal Governo: chi ne ha diritto, a quanto ammonta e come ottenerla. 

Non è il reddito di cittadinanza, ma è cumulabile con esso; è un bonus ma anche un sussidio; lo paga l’Inps con un assegno mensile, ma solo per un anno. È il nuovo reddito di libertà, una nuova misura di sostegno economico varata dal Governo nel 2020, in base a quanto previsto nel decreto legge “Rilancio”; ma il decreto attuativo del presidente del Consiglio dei ministri, che stabilisce i beneficiari e le condizioni di applicazione è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo adesso, dopo quasi sette mesi [1]. Così a partire dal 21 luglio 2021 è entrato definitivamente in vigore. 

Vediamo subito cos’è e come funziona il reddito di libertà, chi ha diritto a percepirlo, a quanto ammonta e come presentare la domanda.

Reddito di libertà: chi può richiederlo?

Il reddito di libertà è previsto a favore delle donne vittime di violenza e che versano in condizioni di povertà. La finalità di questo sostegno è quella – dichiara la legge [2] – di «favorire, attraverso l’indipendenza economica, percorsi di autonomia e di emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà». 

Per chiedere ed ottenere il reddito di libertà occorrono, quindi, questi tre requisiti: 

  • essere una donna (che vive sola o con i suoi figli minori),  
  • aver subito violenza (la norma non precisa di che tipo, quindi il requisito deve intendersi in senso ampio, comprendendo sia le violenze fisiche sia quelle psicologiche: dalla violenza sessuale ai maltrattamenti in famiglia); 
  • trovarsi in condizioni di «particolare vulnerabilità» o «di povertà» (tra poco ti diremo chi attesta queste condizioni). 

È, inoltre, necessario che la richiedente sia «seguita dai centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, al fine di contribuire a sostenerne l’autonomia». 

Reddito di libertà: a quanto ammonta?

Il Fondo complessivamente stanziato dal Governo per il reddito di libertà ammonta a 3 milioni di euro, che saranno ripartiti tra le Regioni e le Province autonome in base alle fasce di popolazione femminile residente e di età compresa tra i 18 e i 67 anni (calcolata secondo i dati Istat). Ogni Regione può incrementare la dotazione del Fondo con ulteriori risorse proprie. 

L’ammontare massimo del contributo è di 400 euro mensili a persona, per un massimo di 12 mensilità. Ciò significa che l’assegno viene erogato ogni mese e il sostegno economico termina dopo un anno.

Reddito di libertà: come può essere speso?

Il Decreto stabilisce che il reddito di libertà «è finalizzato a sostenere prioritariamente le spese per assicurare l‘autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale nonché il percorso scolastico e formativo dei figli minori». 

Quindi, non c’è un vincolo specifico, ma solo tendenziale di spesa, in base alle finalità per cui l’assegno è erogato. Sarà la donna beneficiaria a decidere come ripartirlo, tra le spese per la casa, per sé stessa e per l’istruzione e l’educazione dei figli.

La norma precisa che il reddito di libertà «non è incompatibile con altri strumenti di sostegno come il reddito di cittadinanza»: quindi, potrà fruirne anche chi beneficia di altri sussidi erogati dallo Stato o da altri Enti pubblici per fronteggiare situazioni di indigenza o di difficoltà economica.  

Reddito di libertà: come fare domanda?

Per ottenere il reddito di libertà bisogna presentare la domanda all’Inps, personalmente o tramite un intermediario autorizzato, come un patronato, compilando un’autocertificazione con i propri dati (nel momento in cui scriviamo l’Inps non ha ancora predisposto il modello) a cui devono essere allegate: 

  • la dichiarazione del centro antiviolenza che ha preso in carico e segue la donna, sottoscritta dal legale rappresentante, nella quale si attesta «il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso»; 
  • l’attestazione dei servizi sociali di riferimento territoriale (di solito, sono quelli del Comune) in cui gli assistenti sociali dichiarano la presenza di uno «stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente» della donna che richiede il reddito di libertà.

note

[1] Dpcm 17.12.2020, pubblicato in G.U. n. 172 del 20.07.2021.

[2] Art. 105 bis D.L. n. 34/2020 (Decreto Rilancio), conv. in L. n. 77/2020.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube