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Lo sai che? È possibile compensare un credito non versando il mantenimento?

Lo sai che? Pubblicato il 20 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 maggio 2014

La compensazione di un credito è possibile se il mantenimento è dovuto solo al coniuge e non ai figli e se non ha carattere alimentare.

 

Può il coniuge tenuto a versare il mantenimento all’ex compensare tale proprio debito con un credito che vanta nei confronti della stessa persona? Poniamo che Tizio debba versare l’assegno alla ex moglie, ma che avanzi, nei confronti di quest’ultima, un credito di pari importo per aver pagato delle imposte (per esempio: la tassa sui rifiuti) dovute da entrambi per il periodo di convivenza. È possibile fare ciò?

Occorre una breve premessa su cosa prevede in generale la legge in tema di compensazione tra debiti e crediti.

 

Forme di compensazione

In generale, la legge [1] consente la compensazione. Per cui, quando due crediti hanno per oggetto una somma di denaro o beni dello stesso genere (ad esempio del grano), sono determinati con esattezza nel loro ammontare e non è stato stabilito che essi vadano pagati entro un termine o a una certa condizione, gli stessi possono essere compensati automaticamente (si parla in tal caso di compensazione legale).

Ad esempio, se Tizio ha prestato del denaro a Caio, ma Caio deve a sua volta a Tizio un canone di locazione, in tal caso Caio dovrà dare a Tizio solo la differenza (ove ve ne sia) tra i due importi, compensando interamente il suo debito.

In altri casi, quando i crediti non presentano queste caratteristiche, per realizzare la compensazione è necessario o l’intervento del giudice [2] (si parla, in questo caso, di compensazione giudiziale) o l’accordo delle parti (cosiddetta compensazione volontaria) [3].

 

Divieto di compensazione

Con riferimento poi agli alimenti la legge prevede che essi non possano essere oggetto di compensazione [4]. Esiste, cioè, il divieto di compensare un credito detraendone l’importo da quanto dovuto al debitore a titolo di alimenti.

Ma questa regola non vale invece per il mantenimento. E poiché spesso si fa confusione tra il termine “alimenti” e “mantenimento”, è bene chiarire la differenza che vi è.

 

Gli alimenti

Gli “alimenti” consistono in tutto ciò che occorre per far fronte alle primarie esigenze della vita quotidiana, come le spese per il cibo, l’alloggio (acqua, elettricità, ecc.), il vestiario occorrente per le diverse stagioni dell’anno anche in relazione alle esigenze del soggetto (non vi rientrano, in ogni caso, i capi firmati). Gli alimenti presuppongono lo stato di bisogno del beneficiario, il quale deve trovarsi – per una qualsiasi ragione (come l’età avanzata o la salute precaria) – nell’impossibilità di provvedere a se stesso in modo autonomo.

Per tali motivi, gli alimenti rappresentano un diritto di cui le parti non hanno piena libertà di disporre: ad esempio, non può essere ceduto o pignorato e non può essere neppure oggetto di compensazione con altri crediti (è, come dicono i giuristi, un diritto indisponibile). Inoltre, si tratta di un diritto che spetta anche nel caso in cui il coniuge si sia reso responsabile della rottura del matrimonio, con conseguente addebito della separazione [5], (ne abbiamo parlato in questo articolo: “Diritto agli alimenti: i precedenti penali dell’ex non rilevano”).

Il mantenimento

Diversa è la nozione di “mantenimento”: esso, infatti, ricomprende tutto ciò che occorre al coniuge per conservare il tenore di vita avuto prima che intervenisse la separazione e, perciò, non solo i beni essenziali ma anche quelli, ad esempio, attinenti allo svago, allo sport, ecc…

Per tale motivo, il coniuge che sia stato abituato a vestire con abiti griffati o a concedersi costosi svaghi potrà legittimamente aspettarsi di ricevere un mantenimento che gli consenta di continuare a farlo.

Risulta evidente, quindi, come la nozione di mantenimento abbia una portata assai più ampia rispetto a quella di alimenti.

Ebbene, il divieto di compensazione fa riferimento ai soli alimenti.

Come regolarsi allora?

Sul punto si è espressa in passato la Cassazione [6] con una pronuncia presa a riferimento in un caso più recente [7].

Secondo la Suprema Corte, la compensazione va esclusa qualora il mantenimento sia previsto in favore dei figli. Mentre nel caso in cui l’assegno di mantenimento venga versato in favore del solo coniuge, è possibile la compensazione del rapporto di debito/credito.

Infatti, sostengono i giudici, mentre il mantenimento della prole ha carattere sostanzialmente alimentare – in quanto i genitori hanno il dovere di garantire ai figli (che non sono in grado di farlo) tutto quanto necessario ai loro bisogni di vita (cibo, vestiario, cure, istruzione, svago, sport) – lo stesso non può dirsi per quello in favore del coniuge: esso, infatti, si fonda sul diritto all’assistenza materiale legata alla solidarietà tra coniugi e non sull’incapacità della persona di provvedere alle proprie necessità.

Attenzione però: non sempre nel provvedimento del giudice è fatta una espressa distinzione tra i due tipi di contributo; ciò nonostante, quando la somma di denaro sia di modesta entità, deve presumersi destinato al sostentamento personale del coniuge. In altre parole, se anche si parla di “mantenimento”, l’ammontare deve far presumere che si tratti di “alimenti”.

Un esempio potrà servire a chiarire il concetto: se il giudice stabilisce col provvedimento di separazione che Tizio debba versare a Caia, a titolo di mantenimento, 200 euro mensili, è evidente che tale contributo dovrà intendersi di carattere alimentare e, con tutta probabilità, non sarà neppure sufficiente a consentire a Caia di far fronte ai suoi bisogni primari.

Quindi, all’atto pratico, se il coniuge creditore non riceve un adempimento spontaneo dall’ex cui deve gli alimenti o il mantenimento per i figli, dovrà cercare di recuperare le somme dovutegli rivolgendosi al Tribunale (ad esempio attraverso una procedura esecutiva o un giudizio ordinario).

I crediti vantati nei confronti dell’ex coniuge al quale si è già obbligati a versare un assegno stabilito dal giudice della separazione possono essere compensati con l’importo dovuto a titolo di mantenimento solo se l’assegno spettante al coniuge non copre le necessità primarie di quest’ultimo (se non ha, cioè, carattere alimentare). Non è, invece, possibile compensare il credito con il mantenimento dovuto all’altro genitore per i bisogni della prole.

note

[1] Art. 1243 cod. civ.

[2] Art. 1252 cod. civ.

[3] Art. 447 cod. civ.

[4] Art. 156, c. 3, cod. civ.

[5] Art. 545 cod. civ.

[6] Cass., sent. n. 6519/96. Secondo un orientamento minoritario (Trib. Monza, sent. n. 409/03),  invece, si può disporre (prevedendo la compensazione) anche dell’assegno di mantenimento che spetta ai figli  non indipendenti, perché  esso non presuppone lo stato di bisogno.

[7] Trib. Modena, sent. n. 206 del 13.02.13.

Autore immagine: 123rf. com


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