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Cartella nulla se manca la comunicazione dell’esito della liquidazione

21 maggio 2014


Cartella nulla se manca la comunicazione dell’esito della liquidazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 maggio 2014



Obbligatoria la motivazione: diversamente la pretesa dell’erario è nulla.

È nulla la cartella di pagamento per violazione del procedimento di liquidazione quando, nell’ambito della tassazione separata, non sia preceduta dalla comunicazione dell’esito della liquidazione al contribuente. Non rileva la ricorrenza o meno di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione. A dirlo è un’ordinanza della Cassazione di ieri [1].

La vicenda

È stata impugnata una cartella di pagamento con la quale era stata liquidata l’imposta a conguaglio dovuta in relazione a redditi soggetti a tassazione separata per l’anno 2004 oltre a interessi e sanzioni. Sia la Ctp che la Ctr hanno dato ragione al contribuente.

La sentenza

La Cassazione ha ritenuto il ricorso infondato. La legge [2], infatti, prevede che l’agenzia delle Entrate comunichi mediante raccomandata con avviso di ricevimento ai contribuenti l’esito dell’attività di liquidazione, effettuata [3] relativamente ai redditi soggetti a tassazione separata.

Solo in caso di mancato pagamento della relativa imposta o della maggiore imposta dovuta entro 30 giorni dal ricevimento dell’apposita comunicazione si procede all’iscrizione a ruolo.

Se manca la comunicazione dell’esito della liquidazione al contribuente sussiste una violazione del procedimento di liquidazione da cui consegue la nullità della cartella, senza che a ciò rilevi la ricorrenza o meno di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione così come previsto dallo Statuto del contribuente.

Il diritto di difesa

La sentenza aggiunge un ulteriore tassello in materia di garanzie del diritto di difesa e contraddittorio di fronte alle pretese del fisco. Nel caso in cui venga notificata una cartella di pagamento – come primo atto con il quale viene portata a conoscenza una pretesa del fisco – la motivazione della pretesa fiscale risulta spesso incomprensibile.

Le Sezioni unite della Cassazione [3] hanno delineato i contorni della questione con questo principio: l’indicazione di un “omesso o carente versamento” non costituisce adeguata motivazione di una pretesa fiscale. Il che rende nulla la pretesa.

Successivamente, sempre le Sezioni Unite [4] hanno ritenuto che la motivazione della cartella in quanto atto non preceduto da altri provvedimenti, costituisce presupposto di validità della stessa, non potendo altrimenti il contribuente effettuare i necessari controlli sulla fondatezza e correttezza dell’imposizione. A questo punto, le sezioni semplici stanno ulteriormente delineando i contorni della questione con una serie di pronunce come quella in commento, dalle quali emerge sempre di più l’importanza che nel caso di controlli formali necessario che prima della notifica della cartella di pagamento (che è un atto esecutivo) venga fatto comprendere il motivo della pretesa.

La norma applicata dalla Cassazione è chiara nella previsione di un adempimento a carico dell’Agenzia dell’Entrate: quest’ultima, cioè, deve sempre inviare al contribuente una raccomandata con avviso di ricevimento contenente il preventivo avviso di irregolarità nell’ambito della tassazione separata.

note

[1] Cass. ord. n. 11.000 del 20.05.2014.

[2] Art. 1, comma 412 della legge 311/2004.

[3] Ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/73.

[3] Cass. S.U. sent. n. 16412/07.

[4] Cass. S.U. sent. n. 11722/10.

Autore immagine: 123rf. Com

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