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Il concordato salva dal reato di omesso versamento d’IVA

19 Aprile 2015
Il concordato salva dal reato di omesso versamento d’IVA

Necessario l’integrale versamento, ma il ritardo nel pagamento non ha rilevanza penale.

Si può evitare il reato di omesso versamento d’IVA se l’azienda presenta domanda di concordato preventivo e l’ammissione formale alla procedura (cosiddetta omologa) interviene prima della scadenza dell’adempimento dell’imposta. Inoltre è necessario che la proposta di concordato preveda il pagamento dell’IVA per l’intero importo.

A tale conclusione è giunta la Corte di Cassazione con una recente sentenza [1].

Dunque, lo slittamento dei tempi con cui viene pagata l’Iva a seguito di omologa del concordato fa sì che all’imprenditore non possano applicarsi le sanzioni penali previste per l’omissione di versamento.

Un mutamento di rotta

In passato alcuni giudici avevano ritenuto che il differimento della data di pagamento dell’IVA, conseguente all’ammissione al concordato preventivo non elimina l’illecito penale. Oggi, invece, la Suprema Corte ha invertito la rotta, inaugurando un nuovo orientamento.

In pratica – sostengono i giudici di legittimità – poiché il concordato preventivo ha una natura “pubblicistica” (nonostante venga avviato su domanda del debitore), con tale procedura il debitore passa dalla gestione autonoma e quindi “privata” dei suoi debiti a uno strumento che, pur dando spazio agli interessi privati, è qualificabile come pubblico: il che emerge chiaramente dalla lettura della legge fallimentare. Dunque, la dilazione del pagamento del debito Iva, contenuta nella domanda di concordato presentata al giudice, non è più una scelta autonoma dell’azienda, ma un istituto prevalentemente pubblicistico, che trova copertura nella legge.

Del resto, se è vero che la legge prevede che sia il giudice fallimentare ad ammettere al concordato l’imprenditore, vuol dire che quest’ultimo ha autorizzato il suo programma, ivi compreso lo slittamento dei termini per il pagamento dell’IVA. In presenza, quindi, di un “nulla osta” del tribunale, non potrebbe certo pensarsi all’incriminazione. Sarebbe del resto illogico pensare che l’omologa del giudice possa coprire il piano dell’imprenditore rivolto a commettere un reato. In tal caso, peraltro, si consentirebbe al giudice penale di sanzionare il soggetto che ha eseguito un accordo omologato (la cui domanda era stata all’origine anche comunicata al Pm), sindacando peraltro la stessa decisione del giudice fallimentare che ha autorizzato il concordato.


note

[1] Cass. sent. n. 15853 del 17.04.2015.

Autore immagine: 123rf com


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