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Normativa barriere architettoniche

28 Luglio 2021
Normativa barriere architettoniche

Maggioranze e limiti per l’abbattimento delle barriere architettoniche in condominio.    

La normativa sulle barriere architettoniche non è unitaria. In parte, è contenuta all’interno del Codice civile, in altra parte si trova in alcune leggi speciali che si sono succedute nel tempo, con modifiche e abrogazioni. Il tutto nell’ottica di agevolare, specialmente nei condomini, l’abbattimento degli ostacoli che possono pregiudicare i diritti dei disabili al facile accesso alla propria abitazione. È proprio negli edifici di tipo condominiale, soprattutto in quelli più datati, che si possono ancora trovare delle discriminazioni di fatto (si pensi ai numerosi palazzi senza ascensore o a quelli in cui lo stesso ascensore è collocato dopo una prima – seppur modesta – rampa di scale).

Compito di questo articolo è quindi fare chiarezza su tali regole, anche alla luce delle più recenti sentenze che hanno spiegato e attuato la normativa sulle barriere architettoniche. Ma procediamo con ordine.

Maggioranza abbattimento barriere architettoniche

L’abbattimento delle barriere architettoniche è disciplinato innanzitutto dall’articolo 1120 del Codice civile il quale specifica quale sia la maggioranza da raggiungere in assemblea al fine di procedere a tali opere. La norma stabilisce infatti che le opere e gli interventi previsti per eliminare le barriere architettoniche si considerano «innovazioni» e, come tali, possono essere approvati solo con la maggioranza degli intervenuti in assemblea (50%+1) a condizione che rappresentino almeno la metà dei millesimi dell’edificio (500/1.000) [1]. 

Se l’esecuzione dei lavori viene approvata dall’assemblea, il costo viene ripartito tra tutti i condomini in ragione dei rispettivi millesimi, anche tra quelli dissenzienti. 

Cosa succede se l’assemblea non raggiunge la maggioranza?

Potrebbe succedere che l’assemblea non raggiunga la maggioranza necessaria ad approvare l’abbattimento delle barriere architettoniche o che la stessa non si costituisca validamente per mancato raggiungimento dei quorum legali. Ciò non impedisce al disabile di procedere ugualmente all’esecuzione delle opere in commento, a cui però dovrà far fronte con assunzione delle spese a proprio carico. Si pensi all’installazione di un montascale o di un ascensore esterno. 

L’uso di tali impianti verrà interdetto ai condomini che non hanno voluto contribuire ai relativi costi di realizzazione. Tuttavia, è fatto salvo il diritto di questi ultimi o dei loro eredi, anche in un secondo momento, di utilizzare l’innovazione, rimborsando in quota parte, al condomino che vi ha provveduto, le spese di esecuzione e manutenzione dell’opera opportunamente rivalutate.

In sintesi, il “no” dell’assemblea non impedisce al singolo condomino di provvedere, con assunzione di oneri a proprio carico, all’abbattimento delle barriere architettoniche. L’uso di tali opere sarà consentito solo a chi ha partecipato alla spesa al momento della sua esecuzione o anche in un momento successivo.

Limiti all’abbattimento delle barriere architettoniche

L’articolo 1120 del Codice civile che disciplina le “innovazioni” stabilisce che le stesse non debbano arrecare pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza del fabbricato, al decoro architettonico o siano ancora tali da rendere talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condòmino. Secondo la giurisprudenza [2], però, gli ultimi due di questi limiti (decoro e inservibilità) sono venuti meno con il decreto Semplificazione del 2020 [3].

Perciò, l’unico limite alle innovazioni finalizzate ad abbattere barriere architettoniche è quello del pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, e, non più, anche quello del rispetto del decoro architettonico e della necessità di assicurare l’uso e il godimento, «anche di un solo condomino», delle parti comuni.

«Ciò comporta che tutte le lamentele sollevate con riguardo alla dedotta lesione del decoro architettonico, nonché alla inservibilità delle parti comuni per l’uso ed il godimento anche di un solo condomino, hanno perso rilievo perché, con specifico riguardo alle innovazioni concernenti la rimozione di barriere architettoniche, il legislatore ha rimosso questi limiti previsti dal Codice civile e non occorre più verificare la legittimità delle delibere alla luce di questi parametri» [2]. In altri termini, per l’abbattimento delle barriere architettoniche gli unici limiti rimasti in essere, sono quelli legati alla “stabilità” e alla “sicurezza” del fabbricato.


note

[1] L’art. 1120 cod. civ. richiama infatti il secondo comma dell’art. 1136 cod. civ.

[2] Trib. Milano, sent. n. 6312/2021 del 20.07.2021.

[3] Il comma 3, articolo 10 del Dl 76/2020, convertito in legge 120/2020, ha aggiunto infatti, alla fine dell’articolo 2 della legge 13/1989, i seguenti periodi: «Le innovazioni di cui al presente comma non sono considerate in alcun caso di carattere voluttuario ai sensi dell’articolo 1121, primo comma, del Codice civile. Per la loro realizzazione resta fermo unicamente il divieto di innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, di cui al quarto comma dell’articolo 1120 del Codice civile».

Autore immagine: depositphotos.com


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