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Accertamento fiscale: obbligo di motivazione 

28 Luglio 2021 | Autore:
Accertamento fiscale: obbligo di motivazione 

In ogni avviso di accertamento, l’Ufficio deve sempre indicare le ragioni poste a base della sua pretesa, altrimenti l’atto può essere annullato dal giudice. 

Hai ricevuto dall’Agenzia delle Entrate un avviso di accertamento per redditi non dichiarati, ma francamente le motivazioni ti risultano incomprensibili. Nonostante gli sforzi, non riesci a capire le ragioni di questa pretesa fiscale. Eri, e rimani, convinto di aver dichiarato regolarmente tutto. Sei andato dal tuo commercialista a chiedere lumi e anche lui ha allargato le braccia. Se ti succede questo, devi sapere che l’Amministrazione finanziaria ha un rigoroso obbligo di motivazione dell’accertamento fiscale.

Il contribuente ha sempre diritto di sapere qual è stato il ragionamento seguito dai funzionari dell’Agenzia per calcolare i redditi e le imposte dovute. Insomma, le cose devono essere chiare, anche perché devi avere il diritto di difenderti. 

Talvolta, succede che la motivazione c’è, ma è laconica e insufficiente. Così non assolve al suo compito ed è soltanto apparente, si risolve in una inutile formula di stile. Per la giurisprudenza, anche questo modo di procedere è invalido. Ciò significa che puoi ricorrere contro l’accertamento fiscale per violazione dell’obbligo di motivazione. In questo modo, potrai ottenere l’annullamento dell’atto e della pretesa impositiva che contiene. Così non dovrai pagare il debito tributario che ti era stato richiesto con l’avviso di accertamento. 

Avviso di accertamento: cos’è? 

L’avviso di accertamento è l’atto ufficiale con cui l’Amministrazione finanziaria (di solito, l’Agenzia delle Entrate, ma anche l’Agenzia delle Dogane e Monopoli o l’Inps, e ora anche le Regioni e i Comuni), al termine di un procedimento istruttorio interno, individua una pretesa impositiva, cioè chiede il pagamento di tasse, imposte, contributi previdenziali ed anche delle sanzioni per il ritardato o omesso versamento. Ad esempio, una dichiarazione dei redditi può essere incompleta e così viene rettificata dall’Ufficio; oppure l’importo dovuto è stato correttamente calcolato dal contribuente, ma poi non è stato versato. 

Gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate equivalgono alle cartelle di pagamento, perché diventano automaticamente esecutivi trascorsi i 60 giorni utili per presentare ricorso [1]. Dopo ulteriori 30 giorni, le somme saranno affidate all’Agenzia Entrate Riscossione per il recupero coattivo attraverso i pignoramenti dei beni del debitore, senza bisogno della cartella esattoriale o dell’intimazione di pagamento. Dal 2020, sono stati dotati di esecutività anche gli avvisi di accertamento degli Enti locali (Regioni, Province e Comuni) per i propri tributi, come la Tari o l’Imu.

Avviso di accertamento: cosa deve contenere? 

Il contenuto dell’avviso di accertamento non è libero, ma è predeterminato in tutti i suoi elementi dalla normativa tributaria [2], che impone alle Amministrazioni di seguire un determinato schema. 

L’avviso di accertamento deve riportare, come contenuto minimo: 

  • i valori dei componenti di reddito rettificati, con il maggior imponibile accertato, le aliquote applicate e le imposte liquidate; 
  • il calcolo degli interessi applicati e delle sanzioni irrogate; 
  • l’indicazione dell’ufficio presso il quale ottenere informazioni; 
  • il nominativo del responsabile del procedimento; 
  • l’organo giudiziario presso cui è possibile ricorrere e l’autorità amministrativa competente a ricevere le istanze di riesame in autotutela; 
  • gli istituti che consentono la definizione dell’accertamento o la riduzione delle sanzioni, come l’accertamento con adesione, e i modi per aderirvi; 
  • la sottoscrizione del capo dell’Ufficio o di un suo funzionario delegato (che deve appartenere alla carriera direttiva) e può essere apposta anche con la firma digitale; 
  • l’intimazione a pagare entro 60 giorni dalla notifica, con l’avvertenza che, in mancanza, l’Agente di riscossione avvierà le procedure di esecuzione forzata. 

La motivazione dell’avviso di accertamento 

La legge sulla trasparenza amministrativa [3] e lo Statuto del contribuente [4], che la richiama, dispongono che gli atti dell’Amministrazione finanziaria devono essere motivati «indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione». Quindi, tutti gli avvisi di accertamento devono esporre sia la situazione riscontrata presso il contribuente accertato, sia le norme applicate. Inoltre, se nella motivazione si fa riferimento ad un altro provvedimento precedente e diverso, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama, a meno che non sia già conosciuto dal contribuente (ad esempio, un processo verbale di constatazione consegnato al termine di una verifica fiscale). 

L’obbligo di motivazione è ineludibile, sia per un fondamentale dovere di chiarezza e trasparenza dei provvedimenti amministrativi, sia per garantire il diritto di difesa del contribuente e consentirgli di valutare le possibilità di impugnazione dell’avviso di accertamento, proponendo ricorso al giudice tributario.  

Avviso di accertamento senza motivazione: è nullo? 

Ti abbiamo già spiegato che l’accertamento può essere annullato non solo se è totalmente privo di motivazione, ma anche se contiene una motivazione imprecisa come afferma ormai costantemente la Corte di Cassazione. Questo criterio vale per tutti gli elementi dell’atto, compreso il calcolo degli interessi sul debito preteso.

Una nuova ordinanza della Suprema Corte [5] ha precisato che l’accertamento fiscale deve contenere una puntuale e specifica motivazione anche in ordine alle ragioni per le quali l’Agenzia ha disatteso le giustificazioni fornite dal contribuente durante il contraddittorio preventivo, che deve avvenire prima dell’emanazione dell’avviso di accertamento, in modo da consentire al contribuente una difesa anticipata, fornendo chiarimenti, esibendo documenti e presentandosi presso l’Ufficio per chiarire la sua posizione. 

I giudici di piazza Cavour hanno ribadito che l’Ufficio deve prendere una posizione espressa sui chiarimenti offerti dal contribuente, ed hanno sancito il principio di diritto – da applicare in tutti i casi simili – secondo cui «l’avviso di accertamento deve essere emanato previa richiesta di chiarimenti al contribuente e deve essere specificamente motivato in relazione alle giustificazioni fornite».

Quindi, se ricevi un avviso di accertamento privo di motivazione o con una motivazione insufficiente, che non considera le spiegazioni che avevi dato o non espone i motivi per cui i funzionari non le hanno ritenute valide, potrai impugnarlo in Commissione tributaria, entro 60 giorni dal suo ricevimento, per il vizio di difetto di motivazione, in modo da chiederne ed ottenerne l’annullamento.


note

[1] Art. 29 D.L. n. 78/2010, conv. in L. n. 111/2011.

[2] Art. 42 D.P.R. n. 600/1973 e art. 56 D.P.R. n. 633/1972.

[3] Art. 3 L. n. 241/1990.

[4] Art. 7 L. n.212/2000 (Statuto del contribuente).

[5] Cass. ord. n. 21350 del 26.07.2021.


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