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Multe vigili con cellulare

28 Luglio 2021
Multe vigili con cellulare

Divieto di sosta accertato tramite una fotografia scattata con lo smartphone del poliziotto: è legittimo il verbale?

Sono pervenute in redazione alcune segnalazioni di lettori secondo cui, in svariate città d’Italia, gli agenti della polizia municipale starebbero effettuando multe per divieto di sosta senza lasciare il classico avviso sul parabrezza: il tutto previa fotografia dell’auto in infrazione scattata con lo smartphone dello stesso agente. I dati della vettura verrebbero poi visionati presso l’ufficio competente per la successiva compilazione del vero e proprio verbale, spedito con raccomandata al titolare del veicolo. Ci viene quindi chiesto se tale comportamento è legittimo o meno. Sono valide le multe dei vigili con il cellulare?

Partiamo dal fatto che il preavviso di contravvenzione per divieto di sosta che, di norma, viene lasciato sul tergicristalli dell’auto e che precede la successiva raccomandata spedita a causa dell’automobilista non è obbligatorio: la sua assenza quindi non è motivo di invalidità della multa. Esso è solo un gesto di “cortesia”, per evitare all’automobilista di subire l’aggravio delle spese di notifica del verbale. Tant’è che il termine di 5 giorni per pagare la multa con lo sconto del 30% decorre non già dal momento dell’infrazione ma dal ricevimento della multa presso la propria residenza. 

Quindi, è legittimo l’operato del vigile che, pur trovando un’auto in divieto di sosta, non eleva la contravvenzione sul momento ma si riserva di farlo successivamente, dal comando della polizia municipale.

Detto ciò, bisogna considerare l’ulteriore – e non meno importante – aspetto della qualifica del cosiddetto «vigile urbano» (ossia l’agente della polizia municipale): questi è infatti un «pubblico ufficiale» e, come tale, dotato del potere di certificare, con validità di piena prova, le dichiarazioni da questi stessi poste sul verbale. In buona sostanza, l’attestazione del pubblico ufficiale fa «pubblica fede fino a querela di falso»: il che significa che, per sconfessare le affermazioni del vigile, non basta una generica contestazione ma bisognerà avviare un apposito procedimento, con prove rigorose.

Questo significa anche che non rileva tanto come il pubblico ufficiale abbia memorizzato i dati del trasgressore: se appuntandoli in un block notes, in un taccuino ufficiale o se, appunto, tramite una fotografia con il proprio cellulare. Il vigile quindi può utilizzare lo smartphone privato o fornitogli dall’ufficio per conservare i dati della targa del trasgressore e poi redigere il verbale comodamente dalla propria scrivania. Il che potrebbe succedere quando questi non è munito dell’apparecchio o del libretto appositamente utilizzato per redigere tali verbali.

Al contrario di quanto succede con il cellulare del vigile, per la multa non è possibile usare foto scattate dai privati. Se, ad esempio, un comune cittadino, accorgendosi di un’infrazione commessa da un altro automobilista, dovesse fotografare l’auto di questi e poi consegnare la foto alla polizia per la relativa contestazione, tale prova non sarebbe sufficiente. La ragione è presto spiegata.

L’accertamento della violazione di divieto di sosta e l’adozione di eventuali provvedimenti spetta esclusivamente agli organi di polizia stradale, individuati dall’articolo 12 del Codice della strada, deputati alle attività di prevenzione e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, nonché alla tutela e al controllo dell’uso della strada.

Nulla vieta ai cittadini di segnalare violazioni o situazioni che si ritengano pericolose per la sicurezza della circolazione stradale, eventualmente anche documentate con fotografie, ma sono comunque necessari e dovuti gli accertamenti da parte degli organi di polizia stradale per gli adempimenti di specifica competenza in relazione a quanto rilevato. E questo anche perché uno degli elementi essenziali del verbale è il fattore “temporale”: la multa deve infatti essere spedita, a casa del trasgressore, entro massimo 90 giorni dalla commissione dell’illecito. Ebbene, la foto scattata dal privato non dà contezza di ciò: se cioè il vigile non si reca sul posto e non certifica egli stesso – in quanto appunto pubblico ufficiale – il momento della violazione, non potrà certo farlo il privato. Se così fosse, il verbale sarebbe illegittimo. 



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