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Do le chiavi al vicino e il vicino mi ruba in casa

1 Novembre 2021 | Autore:
Do le chiavi al vicino e il vicino mi ruba in casa

Commette il reato di furto in abitazione chi entra in casa altrui avendone le chiavi? Come dimostrare che è stato il vicino a rubare? Quando c’è calunnia?

La propria casa è quanto di più prezioso si possa avere. In essa si trova tutto ciò che è importante. Non solo denaro, gioielli e beni di pregio, ma anche le cose a cui si è affettivamente legati. In casa, si svolge buona parte della propria vita e si dedica tempo alla propria famiglia. Ecco perché affidare la propria abitazione ad altri è un gesto di estrema fiducia, a volte reso necessario da alcune circostanze. Ad esempio, può capitare di dover partire e lasciare l’immobile abbandonato a lungo. In casi del genere, per far sì che non ci siano problemi (ad esempio, un guasto delle tubature o dell’impianto elettrico), si affidano le chiavi a una persona di fiducia: un parente, un amico o anche il vicino. Quella che sembrava essere la soluzione, però, può diventare il problema. Cosa fare se do le chiavi al vicino e questi mi ruba in casa?

Facciamo un esempio. Paolo deve lasciare il proprio appartamento per qualche mese per motivi di lavoro. Poiché sa che ci sono alcuni problemi con i termosifoni e le tubature dell’acqua, affida le chiavi di casa al vicino affinché, periodicamente, faccia un salto all’interno per controllare che sia tutto a posto. Al rientro, Paolo si accorge che dall’abitazione mancano alcuni oggetti preziosi. Ovviamente, i sospetti ricadono sul vicino a cui ha dato le chiavi. Ma come dimostrarlo? Come provare che è stato proprio lui e non altri? In pratica: come comportarsi se do le chiavi al vicino e il vicino mi ruba in casa? Scopriamolo insieme.

Rubare in casa: che reato è?

Innanzitutto, cominciamo spiegando che tipo di reato è quello che commette chi ruba in casa di altri e com’è punito.

Per legge, quello in abitazione rappresenta una forma aggravata di furto. E, infatti, mentre il furto semplice è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, il furto in abitazione è punito con la reclusione da quattro a sette anni [1].

Dunque, chi si introduce nell’abitazione altrui o in qualsiasi altro luogo di privata dimora commette un reato molto grave, punito con pene severe anche nel caso in cui la refurtiva sia di poco conto.

Furto in abitazione: quand’è reato?

Come spiegato nell’articolo dedicato al furto in abitazione, per la configurabilità di questo reato occorre introdursi in casa altrui o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora.

Secondo la Corte di Cassazione [2], il reato scatta in tutti quei casi in cui il furto interessa un luogo, anche se in una struttura lavorativa o produttiva, che sia inaccessibile al pubblico e in cui si svolgono in maniera costante atti di vita privata.

Commette dunque furto in abitazione chi entra, senza permesso e col fine di rubare, nell’ufficio di lavoro di un’altra persona, nel suo studio professionale oppure nel suo negozio. Secondo la Cassazione, è furto in abitazione anche quello commesso in un ristorante.

Ugualmente, è furto in abitazione introdursi, col fine di rubare, nel garage o nel box di altri, in quanto la tutela si estende anche alle pertinenze delle abitazioni.

Entrare con la chiave è furto in abitazione?

È furto in abitazione anche se si entra con le chiavi che il proprietario ha consegnato spontaneamente? Se do le chiavi al vicino di casa e quest’ultimo ne approfitta per rubare, è sempre furto in abitazione? Assolutamente sì: il fatto di aver avuto il permesso di entrare in casa non legittima il furto.

Secondo la Corte di Cassazione [3], commette furto il legittimo possessore delle chiavi che si introduce nell’appartamento per sottrarre le cose di altri.

Questo principio vale tanto per il vicino a cui sono state affidate momentaneamente le chiavi di casa, tanto per il proprietario che entra nell’immobile concesso in affitto al conduttore.

Insomma: il possesso, per quanto legittimo, delle chiavi della casa altrui configura il delitto di furto in abitazione se le chiavi stesse sono usate per introdursi nell’appartamento per rubare.

Come dimostrare che il vicino ha rubato in casa?

Come dimostrare che il vicino a cui sono state affidate le chiavi di casa sia realmente l’autore del furto? È chiaro che, in assenza di effrazioni, ogni sospetto ricadrà su chi poteva entrare nell’abitazione senza troppi problemi.

Dunque, anche sporgendo denuncia contro ignoti, la polizia, se informata del fatto che in casa poteva tranquillamente accedere un’altra persona che aveva le chiavi, senz’altro indagherà su quest’ultima al fine di verificare la sua responsabilità.

Pertanto, anche non avendo le prove certe ma solo il sospetto che sia stato il vicino a rubare, le autorità indagheranno su di lui come persona maggiormente indiziata.

Diverso è il caso se l’abitazione presenta segni di effrazione, magari alla porta o alle finestre: in questo caso, la polizia non potrà escludere che sia stato qualche malintenzionato che ha forzato la serratura.

Un’idonea precauzione prima di affidare le chiavi di casa a qualcuno sarebbe quella di installare delle telecamere nell’abitazione: al giorno d’oggi, costano poco e possono essere controllate anche attraverso il proprio smartphone.

Furto in abitazione: se accuso il vicino c’è calunnia?

Chi ha subìto un furto in abitazione e sospetta del vicino che aveva le chiavi potrebbe avere qualche remora a muovere un’accusa ufficiale per timore di incorrere nel reato di calunnia [4].

Secondo la legge, risponde di calunnia chi accusa falsamente una persona innocente. Perché scatti il reato, però, c’è bisogno della completa consapevolezza dell’innocenza della persona denunciata.

Dunque, se si ha il sospetto che a rubare sia stato il vicino che aveva le chiavi, si potrà sporgere denuncia contro di lui senza incorrere in calunnia. Il dubbio sulla sua colpevolezza, infatti, esclude il dolo tipico del reato di calunnia, e cioè la perfetta coscienza di accusare un innocente. Facciamo un paio di esempi.

Francesco, in partenza per un viaggio, affida le chiavi della propria abitazione al suo vicino affinché dia da mangiare al suo gatto. Al rientro, scopre che mancano alcuni gioielli. Non essendoci segni di effrazione, va dai carabinieri e denuncia il suo vicino per furto in abitazione. Anche se le forze dell’ordine non dovessero dimostrare la colpevolezza del vicino, Francesco non risponderà di calunnia perché pensava davvero di essere stato derubato da chi aveva le chiavi di casa.

Paolo, in partenza per una trasferta di lavoro, lascia le chiavi del suo appartamento a Matteo, vicino di casa. Prima di andarsene, però, installa alcune telecamere e le nasconde in casa. Al rientro, scopre di essere stato derubato. Dai filmati registrati dall’impianto di videosorveglianza si vede un uomo che non è Matteo. Nonostante ciò, Paolo decide di denunciare ugualmente il suo vicino, con il quale in passato c’era stata un po’ di ruggine. In questo caso, commette il reato di calunnia, perché egli accusa una persona che sa con certezza essere innocente.


note

[1] Art. 624-bis cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 31345 del 22 giugno 2017.

[3] Cass. sent. n. 8540 del 27 febbraio 2019.

[4] Art. 368 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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