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Tessera del supermercato: quali rischi?

1 Novembre 2021 | Autore:
Tessera del supermercato: quali rischi?

Che cosa può fare il venditore della grande distribuzione con le informazioni raccolte grazie alla carta fedeltà? I paletti del Garante della privacy.

«Buongiorno, ha la tesseraaaa?». La domanda, accompagnata da una cantilena che trasuda routine e da un sorriso più o meno spontaneo, la rivolge la cassiera prima di far passare sul lettore del codice a barre il primo degli articoli che hai posato sul nastro. Se rispondi «sì» e la consegni per la verifica della validità, beneficerai dei vantaggi che il supermercato riserva ai clienti più fedeli. In caso contrario, pagherai tutto a prezzo pieno e ti chiederai, come ogni volta che ti senti porre quella domanda, se non sia il caso di prendere quella benedetta carta fedeltà. Probabilmente, finora non l’hai fatta per la pigrizia di non fermarti qualche minuto al box informazioni a compilare il modulo di richiesta. O forse perché temi che, in questo modo, i dati personali che scrivi su quel modulo, con tanto di firma sul consenso al loro trattamento, finiscano nelle mani di chissà chi. È davvero così? Facendo la tessera del supermercato, quali rischi si corrono in merito alla privacy?

Che da un punto di vista economico ci sia una convenienza a fare la carta fedeltà del supermercato, ci sono pochi dubbi. Qualche catena, addirittura, ti regala non solo il panettone a Natale o la colomba a Pasqua ma anche una torta il giorno del tuo compleanno.

E qui ti voglio: come fanno a sapere che oggi è il mio compleanno? Lo sanno perché l’hai scritto sul modulo richiesto per fare la tessera. Sei schedato, anzi: ti sei schedato da solo. Do ut des, dicevano i latini: ti riconosco degli sconti sulla spesa ma solo se tu mi dici tutto di te. E ogni volta che verrai da me, tu potrai risparmiare, certo. Ma io saprò che cosa compri, quali sono le tue abitudini di spesa e quali gli sfizi che prendi ogni tanto. Sì, ma quelle informazioni restano tra di noi o poi finiscono da qualche altra parte a scopo commerciale?

Tanto campati in aria non devono essere questi discorsi, visto che se n’è voluto occupare il Garante della privacy. Vediamo se e quali rischi ci sono a fare la tessera del supermercato.

Che cos’è e a che serve la tessera del supermercato?

La tessera del supermercato ha la stessa finalità delle Fidelity card di qualsiasi altro settore (negozi di abbigliamento, di telefonia, grandi magazzini, distributori di benzina, ecc.), cioè convincere il cliente che fare la spesa in quel punto vendita o in quella catena in maniera continuativa ha un’indubbia convenienza. Il supermarket lo dimostra con degli sconti su determinati prodotti (scelti dallo stesso venditore, a volte dal consumatore a seconda delle catene), con dei premi dedicati (la torta di compleanno citata prima ma anche piatti, asciugamani o altri prodotti per la casa), con convenzioni con cinema, teatri o altri luoghi di svago, e tanto altro ancora.

C’è chi riconosce degli sconti e basta per il solo fatto di avere la tessera e di mostrarla alla cassa e chi consegna dei premi o delle agevolazioni con esercenti convenzionati sulla base dei punti accumulati in virtù del volume di spesa effettuata. In altre parole: più spendi, più punti accumuli nella tessera, più sostanzioso sarà il premio o lo sconto riconosciuto.

Perché viene rilasciata la tessera del supermercato?

Per ottenere la carta fedeltà del supermercato, viene richiesta la compilazione di un questionario in cui il consumatore deve raccontare tutto di sé: nome, cognome, domicilio, numero di telefono, indirizzo di posta elettronica, titolo di studio, professione, quante volte fa la spesa alla settimana o in un mese, di quante persone è formato il nucleo familiare. Roba da chiedersi: ma per avere uno sconto di qualche centesimo su un litro di latte, che ti cambia se faccio l’operaio o l’ingegnere?

La risposta a questa domanda il supermercato la sa e ne avrà la conferma ogni volta che il consumatore andrà a fare la spesa e consegnerà la tessera alla cassiera prima di passare gli articoli sul lettore ottico. La carta fedeltà, infatti, consentirà al gestore del punto vendita di sapere non solo quante volte vai al supermercato ma anche che cosa acquisti ogni volta, se prendi sempre gli stessi prodotti e della stessa marca e anche quanto spendi ogni mese.

Combinando queste informazioni, il supermercato è in grado di capire il target a cui appartengono i suoi clienti e su quali prodotti o marche concentrare le offerte per invogliare a comprare di più.

Molto banalmente: se dalle informazioni ricavate dalle tessere si avverte che tanti consumatori acquistano sempre il prosciutto confezionato da 2 euro all’etto perché non si possono permettere quello da 2,60 euro, è probabile che il prosciutto da 2,60 venga messo in offerta a 2,15 euro. Il cliente deciderà che per 15 centesimi in più all’etto conviene prendere quello più buono e il supermercato ci guadagnerà sulla quantità di prosciutto venduto e sulla differenza.

Tutte queste informazioni, anche quelle che portano a decidere quale prosciutto deve finire sulle nostre tavole, vengono quindi utilizzate molto spesso all’insaputa del consumatore o, comunque (insiste il Garante della privacy), senza che tra i clienti del supermercato ci sia la piena facoltà di acconsentire al loro uso. In alcuni casi – lamenta l’Autorità – «vengono trattati anche dati sensibili (salute, adesioni a partiti o religioni, scelte di vita etc.) il cui trattamento, di regola, non è lecito per gli scopi legati al rilascio delle carte o per il direct marketing».

Fidelity card: quali garanzie per il consumatore?

Tre sono le regole dettate dal Garante della privacy per tutelare il consumatore che decide di fare la tessera del supermercato:

  • l’obbligo di fornire un’adeguata informazione su ciò che comporta attivare una Fidelity card;
  • consentire la libera scelta del consumatore di aderire o meno alla proposta;
  • l’obbligo di chiedere il consenso per la profilazione e per l’attività di direct marketing.

Quest’ultimo punto è il più spinoso. Secondo l’Authority, la tessera del supermercato – o carta fedeltà che dir si voglia –, deve essere rilasciata anche se il cliente non vuole acconsentire ad eventuali iniziative di profilazione o di marketing. Non è consentito, dunque, mettere il consumatore nelle condizioni di dover permettere al supermercato qualsiasi iniziativa commerciale per fare la tessera.

Quanto all’obbligo di informazione, il cliente deve sapere in maniera chiara ed evidente prima di firmare il modulo di richiesta della carta fedeltà per quale motivo e a quale scopo vengono raccolte le informazioni che lo riguardano. Nel caso in cui questi dati vengano usati anche per costruire profili di consumatori, per ricerche di mercato o per direct marketing, il consumatore deve avere la facoltà di esprimere, liberamente e senza sollecitazioni, il consenso su tale uso.

Nel dettaglio, il Garante ha stabilito per quanto riguarda la raccolta di informazioni finalizzata al rilascio delle Fidelity card quanto segue:

  • fidelizzazione: possono essere trattati, senza dover acquisire il consenso dell’interessato, solo dati necessari per attribuire i vantaggi connessi all’utilizzo della carta, cioè dati per consentire l’identificazione dell’intestatario e, di regola, i dati relativi al volume di spesa globale realizzato, senza riferimento al dettaglio dei singoli prodotti acquistati;
  • profilazione: occorre il consenso dell’interessato per il trattamento delle informazioni relative agli acquisti effettuati. Non è consentito a fini di profilazione l’utilizzo di dati sensibili, in particolar modo quelli che riguardano lo stato di salute;
  • direct marketing: possono essere raccolti, sempre con il consenso dell’interessato, i dati necessari all’invio di materiale pubblicitario o di comunicazioni commerciali.

I dati personali del cliente che riguardano il dettaglio degli acquisti devono essere conservati per non più di un anno, mentre quelli finalizzati al marketing devono essere cancellati dopo due anni dal momento in cui sono stati acquisiti.



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