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Madre anziana: la figlia lontana deve accudirla?

2 Novembre 2021 | Autore:
Madre anziana: la figlia lontana deve accudirla?

Quali sono i doveri verso i genitori bisognosi e non autosufficienti e come superare il problema pratico dovuto alla distanza?

Sia il Codice civile sia il Codice penale, oltre a diverse sentenze della Cassazione, contengono delle disposizioni che riguardano l’obbligo dei figli di prestare la dovuta assistenza ai genitori in stato di bisogno ed incapaci di provvedere alle necessità economiche non disponendo di un reddito sufficiente a sopravvivere autonomamente. Significa che nei casi più gravi, quando i genitori rischiano la vita se qualcuno non offre loro il dovuto sostegno, i figli devono prendersi cura di loro a 360 gradi, ciascuno in base alle proprie capacità. Ci possono essere, però, dei problemi di tipo pratico. Uno di questi è rappresentato dalla distanza: capita frequentemente, infatti, che qualcuno dei figli abiti in una città diversa rispetto a quella dei genitori perché ha sposato una persona di un’altra Regione o per motivi di lavoro. In un caso come questo, quando c’è la madre anziana, la figlia lontana deve accudirla?

Come detto, la normativa sull’obbligo di assistenza ai genitori bisognosi è piuttosto ampia. E pone sì dei vincoli ma anche degli strumenti affinché ciascun figlio riesca a fare il proprio dovere verso il padre e verso la madre in stato di necessità. Vediamo quali sono.

Genitori bisognosi: l’obbligo di assistenza

Il Codice civile impone ai figli di prestare assistenza ai genitori che si trovino in uno stato di reale bisogno e che siano incapaci di provvedere alle loro necessità perché non hanno le adeguate risorse economiche [1]. Si parla, quindi, di una situazione di non autosufficienza totale.

In particolare, la normativa dice che «chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento può chiedere e ottenere gli alimenti» ai figli. Dello stesso parere è la Cassazione che, però, va oltre e riconosce nello status del soggetto anziano l’incapacità di provvedere del tutto o in parte al suo mantenimento.

Attenzione, però: i figli sono obbligati ad intervenire solo se entrambi i genitori sono in stato di bisogno e di non autosufficienza economica, oppure uno solo dei due versa in queste condizioni ma è vedovo o vedova. In sostanza, e per fare un esempio, se la madre anziana è gravemente malata e il padre non ha alcuna disabilità e può contare su una pensione in grado di mantenere lui e la moglie, allora i figli non sono tenuti a farsi carico di alcunché.

Va precisato anche che il concetto di «alimenti» non c’entra nulla con il mantenimento di cui si parla in caso di separazione, quando uno degli ex coniugi deve passare all’altro un assegno con una cifra fissa stabilita da un giudice. In questo caso, gli alimenti si riferiscono ai soldi che servono per la sopravvivenza dei genitori, per pagare affitto, cibo, vestiti, medicine, ecc. In altre parole, un contributo economico necessario a non far morire i genitori di fame o di malattia.

Genitori bisognosi: come devono intervenire i figli?

Abbiamo appena detto che l’intervento dei figli verso i genitori in stato di bisogno e non autosufficienti deve essere soprattutto di tipo economico per impedire che il padre anziano e/o la madre anziana rischi la vita per una malattia o perché non ha da mangiare né i soldi per le bollette e per l’affitto.

Non è detto, però, che tutti i figli debbano contribuire allo stesso modo: l’obbligo scatta per tutti, certamente, ma in proporzione alla capacità economica di ciascuno. Così, può capitare che un figlio con un reddito molto superiore a quello del fratello o della sorella sia tenuto a versare una cifra maggiore.

Nel caso in cui non ci sia un accordo tra fratelli e sorelle, toccherà ad un giudice stabilire il contributo che ciascuno dei figli dovrà versare per gli alimenti dei genitori anziani. Il tribunale può anche porre l’obbligo in capo ad uno solo dei figli, salvo il regresso verso gli altri.

Genitori bisognosi: la mancata assistenza è reato?

Ci sono due reati che possono essere ravvisati nel caso in cui i figli neghino il supporto economico necessario ai genitori bisognosi e non autosufficienti. Uno è quello della violazione degli obblighi di assistenza familiare [2]. Viene punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da 103 a 1.032 euro chiunque si sottrae ai doveri di assistenza e fa mancare i mezzi di sussistenza, tra gli altri, anche agli ascendenti. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

L’altro reato inerente al disinteresse verso la madre anziana in stato di bisogno o il padre economicamente non autosufficiente è quello dell’abbandono di persona incapace [3]. In questo caso, il Codice penale lo applica a chiunque abbandona a sé stessa una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a sé stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura. «La pena prevista è la reclusione da sei mesi a cinque anni».

Per abbandono si intende qualsiasi omissione o azione contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia), sempre che da ciò derivi uno stato di pericolo, anche solo potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo.

Genitori bisognosi: quale obbligo se si abita lontano?

In tutto questo contesto, e per porre uno dei casi più frequenti in cui la distanza non aiuta a stare vicino ai genitori bisognosi, quando c’è la madre anziana, la figlia è obbligata ad assisterla?

Va detto subito che dall’obbligo in capo ai figli di garantire gli alimenti ai genitori non è esentato nessuno, nemmeno quello che abita in un’altra città o in un altro Paese. Una volta stabilito il contributo che spetta a ciascuno dei fratelli e delle sorelle, si può sempre trovare il modo di farlo arrivare a chi si occupa della gestione delle spese per i genitori (esistono sempre i bonifici bancari o postali, per dire).

Il problema può sorgere quando la figlia che abita lontano dalla madre anziana è l’unica che deve occuparsi di lei perché figlia unica. Se le sue circostanze di vita (figli, lavoro, ecc.) non le consentono di spostarsi accanto alla madre e se le condizioni di salute dell’anziana donna non permettono un trasferimento in casa della figlia, c’è sempre uno strumento messo a disposizione dalla legge affinché l’anziana non resti abbandonata a sé stessa. Si tratta dell’amministratore di sostegno, ovvero della figura istituita dal legislatore italiano a tutela di chi si trova nell’impossibilità, anche temporanea, di provvedere ai propri interessi (leggi “Compiti e obblighi di un amministratore di sostegno“).

Ovviamente, l’amministratore di sostegno è un supporto pratico per le questioni burocratiche e non della soluzione all’intero problema: la figlia ha il dovere di provvedere economicamente al sostentamento della madre anziana, compresa l’eventuale assunzione di una badante che aiuti l’anziana nello svolgimento delle faccende quotidiane.


note

[1] Art. 433 cod. civ.

[2] Art. 570 cod. pen.

[3] Art. 591 cod. pen.


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