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Tempi prescrizione dei reati

11 Settembre 2021 | Autore:
Tempi prescrizione dei reati

Dopo quanto tempo si estinguono i delitti e le contravvenzioni? Quali sono le cause di sospensione e di interruzione?

Chi commette un reato va punito, entro un ragionevole termine. Non avrebbe molto senso, infatti, condannare al carcere una persona che ha commesso un crimine decenni prima, quando oramai non si ha nemmeno più memoria del fatto. È questo il senso della prescrizione, cioè della principale causa di estinzione dei reati. Con questo articolo vedremo quali sono i tempi di prescrizione dei reati.

Molti si chiedono: perché esiste la prescrizione? Perché permettere ai delinquenti di farla franca? Secondo la Costituzione, la pena deve essere finalizzata alla rieducazione dei colpevoli. Se la pena venisse comminata a distanza di moltissimo tempo dal fatto, questa verrebbe percepita come ingiusta e, soprattutto, verrebbe inflitta a un soggetto che magari nel frattempo ha già fatto ammenda da sé e ha cambiato stile di vita. Insomma: la prescrizione serve a impedire che un processo abbia tempi infiniti. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono i tempi di prescrizione dei reati.

Prescrizione dei reati: cos’è?

La prescrizione è una causa di estinzione dei reati. Vuol dire che, una volta decorso un determinato periodo di tempo dalla commissione del crimine, il reato si estingue e il giudice non potrà che porre fine al processo.

Prescrizione dei reati: a cosa serve?

La prescrizione dei reati serve ad impedire che un processo duri all’infinito, con conseguente danno della persona imputata. In pratica, la legge vuole evitare che un soggetto, per cause a lui non attribuibili, sia sottoposto a un procedimento interminabile.

Inoltre, come anticipato in apertura, la prescrizione serve ad impedire di giungere a condanne tardive, le quali verrebbero percepite dal reo come ingiuste perché riferite a fatti accaduti molti anni prima.

Prescrizione dei reati: come funziona?

Un reato si prescrive decorso un determinato lasso di tempo dalla sua commissione. In pratica, la prescrizione è strettamente legata a due condizioni:

  • il decorso del tempo;
  • l’assenza di una sentenza, anche solo di primo grado.

Come si vedrà, a seguito della riforma entrata in vigore nel 2020, la prescrizione resta definitivamente sospesa dopo la sentenza di primo grado, sia essa di condanna o di assoluzione. Dunque, la prescrizione dei reati riguarda soltanto il primo grado di giudizio. Superato questo, un reato non può più prescriversi.

Quanto tempo ci vuole per la prescrizione dei reati?

Il tempo necessario a prescrivere un reato cambia a seconda della gravità del reato stesso. Secondo il Codice penale, infatti, il tempo necessario a far maturare la prescrizione è uguale alla pena massima prevista dalla legge per il crimine.

In pratica, la regola generale è che, per sapere entro quanto tempo un reato si estinguerà per prescrizione, bisognerà guardare alla pena massima con cui è punito.

Ad esempio, se un reato è punito con la reclusione da cinque a dieci anni, la prescrizione scatta dopo dieci anni, cioè nel tempo pari alla durata massima della pena. Ancora, se un reato è punito con la pena da tre a sette anni di reclusione, il tempo necessario a prescriverlo sarà di sette anni. E così via.

Esiste un limite minimo al di sotto del quale non si può andare. Secondo la legge, un reato non può mai prescriversi prima di sei anni, mentre una contravvenzione (si legga l’articolo Differenza tra reati, delitti e contravvenzioni) non può mai prescriversi prima di quattro anni.

Dunque, se un reato è punito, ad esempio, con la pena massima di tre anni (è il caso del furto semplice), la prescrizione sopraggiungerà dopo sei anni, soglia minima stabilita dalla legge.

I delitti puniti con l’ergastolo non si prescrivono mai. Si tratta pertanto di reati imprescrittibili, che possono essere perseguiti dalla giustizia anche con decenni di ritardo.

Sospensione della prescrizione: cos’è?

I tempi necessari alla prescrizione dei reati subiscono quasi sempre un prolungamento a causa del ricorrere di alcune circostanze che bloccano il decorso dei termini visti nel precedente paragrafo. Si tratta della cosiddetta sospensione della prescrizione. Di cosa si tratta?

La sospensione è istituto giuridico che comporta il congelamento del tempo necessario a far prescrivere un reato: questo significa che, per tutta la durata della sospensione, la prescrizione non va avanti, come se il tempo si fermasse.

Quali sono le cause della sospensione penale? A seguito della riforma entrata in vigore nel 2020 (si legga l’articolo Abolita la prescrizione), la più importante causa di sospensione della prescrizione è rappresentata dalla sentenza di primo grado.

La prescrizione si ferma dopo la sentenza di primo grado, rimanendo di fatto bloccata. Impropriamente dunque il legislatore parla di sospensione, visto che la sospensione, in realtà, presuppone una causa che ferma solo temporaneamente il decorso della prescrizione, così come avviene, ad esempio, nel caso di impedimento dell’imputato o del suo difensore.

La riforma ha dunque sancito il blocco totale della prescrizione a partire dalla sentenza di primo grado, senza distinguere tra sentenza di condanna e sentenza di assoluzione: ciò significa che anche la persona assolta dovrà attendere i successivi gradi di giudizio, senza poter sperare che le lungaggini processuali estinguano il reato.

Altre cause di sospensione della prescrizione sono legate a ragioni di impedimento delle parti e dei difensori. In pratica, quando occorre un impedimento all’avvocato dell’imputato (malattia, impegno inderogabile in altro processo, astensione, ecc.) o all’imputato stesso (malattia, ecc.), il giudice, preso atto della veridicità dell’impedimento, è tenuto a rinviare l’udienza e a sospendere, per il termine massimo di sessanta giorni, il termine di prescrizione.

La sospensione può anche essere integrale, nel senso che, da un’udienza all’altra, la prescrizione resta completamente bloccata, nel caso in cui vi sia un’espressa richiesta dell’avvocato: ad esempio, il difensore potrebbe chiedere al giudice un rinvio per meglio preparare la discussione oppure per rinvenire un importante documento da produrre, oppure per tentare il bonario componimento con la persona offesa.

La prescrizione resta sospesa anche nel caso in cui l’imputato sia assente perché irreperibile e il giudice disponga la sospensione per consentire alle autorità di effettuare nuove ricerche.

Interruzione della prescrizione: cos’è?

Oltre alla sospensione, anche l’interruzione allunga i tempi ordinari della prescrizione. Mentre la sospensione comporta un blocco dei termini, l’interruzione causa l’azzeramento del tempo decorso fino a quel momento. In altre parole, l’interruzione fa cominciare di nuovo daccapo il termine utile alla maturazione della prescrizione.

Di seguito alcune delle principali cause di interruzione della prescrizione:

  • l’ordinanza che applica le misure cautelari personali e quella di convalida del fermo o dell’arresto;
  • l’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o alla polizia giudiziaria, su delega del pubblico ministero, o al giudice;
  • l’invito a presentarsi al pubblico ministero per rendere l’interrogatorio;
  • il provvedimento del giudice di fissazione dell’udienza in camera di consiglio per la decisione sulla richiesta di archiviazione;
  • la richiesta di rinvio a giudizio;
  • il decreto di fissazione dell’udienza preliminare;
  • l’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato;
  • il decreto di fissazione della udienza per la decisione sulla richiesta di applicazione della pena;
  • la presentazione o la citazione per il giudizio direttissimo;
  • il decreto che dispone il giudizio immediato;
  • il decreto che dispone il giudizio;
  • il decreto di citazione a giudizio.

Abbiamo detto che la prescrizione interrotta comincia nuovamente a decorrere dal giorno dell’interruzione. Ciononostante, per evitare che le cause interruttive rendessero praticamente interminabile il tempo necessario a prescrivere, la legge ha stabilito un limite inderogabile: in nessun caso, l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere. Facciamo un esempio.

Paolo è imputato per furto. Il termine di prescrizione è di sei anni; tuttavia, a causa della lentezza delle indagini e del ricorrere di molteplici atti interruttivi, il rinvio a giudizio viene emesso solamente diversi anni dopo il fatto. Il reato si prescriverà, dunque, entro sette anni e mezzo dal momento in cui il delitto è stato consumato. Il calcolo si ottiene così: sei anni di prescrizione ordinaria aumentati di un anno e mezzo (tempo pari a ¼ della prescrizione).



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