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Figlio maggiorenne con handicap: ha diritto al mantenimento?

2 Agosto 2021
Figlio maggiorenne con handicap: ha diritto al mantenimento?

Il figlio affetto da disabilità grave che necessita di assistenza ha il diritto di ricevere l’assegno da parte del genitore.

Ti sei separato da tua moglie per incompatibilità di carattere. Le cose tra voi non funzionavano già da un po’ di tempo. Ogni giorno, infatti, si discuteva su tutto: dal cibo alle vacanze, dall’abbigliamento alle uscite serali. Adesso che non state più insieme, i rapporti sono più sereni. Tuttavia, vorresti chiedere al giudice la revoca dell’assegno che corrispondi alla tua bambina. Anzi, ad essere onesti, è già una donna e si è pure sposata, nonostante sia affetta da disabilità. In questo articolo parleremo del figlio maggiorenne con handicap: ha diritto al mantenimento?

Devi sapere che quando si diventa genitori bisogna prendersi cura della prole anche dal punto di vista economico. Si tratta di un obbligo che non viene meno con la separazione e persiste fino a quando il figlio non avrà raggiunto una sua indipendenza. Se poi quest’ultimo è portatore di una minorazione, fisica o psichica, tale da ridurre la sua autonomia personale, allora avrà diritto all’assegno mensile. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di approfondire la questione.

Cosa vuol dire mantenimento?

Prima di affrontare il quesito principale, voglio darti qualche nozione in materia di mantenimento dei figli.

I genitori che si lasciano definitivamente devono continuare a contribuire al benessere del bambino, ciascuno in base alle proprie possibilità. In altre parole, la madre e il padre devono provvedere all’educazione, all’istruzione ed al mantenimento della prole anche se non vivono più insieme. Si tratta di un contributo economico periodico, solitamente mensile, che va calcolato tenendo conto di alcuni parametri.

In particolare, per quanto riguarda la somma da corrispondere nell’interesse dei bambini, si tiene conto delle loro esigenze attuali, del tenore di vita goduto prima della separazione, dei redditi del padre e della madre e del tempo che il minore trascorre con ciascuno di essi.

Ti faccio un esempio.

Tizio e Caia sono sposati. Lui è un medico e lei una casalinga. Il loro figlio Mevio ha 10 anni e studia pianoforte al conservatorio e frequenta un corso privato di informatica. Dopo qualche tempo, la coppia si separa e Tizio va ad abitare in un appartamento in affitto.

Ebbene, nell’esempio che ti ho riportato, Tizio dovrà corrispondere il mantenimento sia alla moglie (che non lavora) sia al figlio Mevio. Quest’ultimo, naturalmente, deve continuare a studiare musica ed informatica anche dopo la separazione dei genitori. Quindi, la somma che verrà versata in suo favore dovrà essere tale da comprendere anche queste spese.

Il mantenimento spetta al figlio maggiorenne?

Spesso, si pensa erroneamente che il figlio debba cavarsela da solo appena compiuti i 18 anni. In realtà, le cose non stanno proprio così. Al giorno d’oggi, complice la crisi economica, è più difficile per i giovani trovare un lavoro stabile con uno stipendio adeguato. Quindi, i genitori sono costretti a mantenere i figli fino a quando non diventano completamenti autonomi, cosa che potrebbe avvenire anche dopo i 30 anni.

Ovviamente, il mantenimento al figlio maggiorenne non può durare in eterno e dipende da diversi fattori. In altre parole, il ragazzo, una volta completati gli studi con profitto, non può adagiarsi sugli allori, perché tanto ci sono mamma e papà che gli passano i soldi, ma deve darsi da fare, in virtù di un principio di autoresponsabilità, per cercare un impiego, in base alle offerte del mercato, che lo renda economicamente autosufficiente.

Ma non è tutto. La giurisprudenza, infatti, ha sancito che oltre i 35 anni lo stato di disoccupazione di un figlio non è più giustificato e, in assenza di un impiego, occorre ridimensionare le proprie aspirazioni senza dover attendere il posto di lavoro perfetto che soddisfi le proprie ambizioni.

Va precisato, altresì, che se il figlio decide di abbandonare un posto lavorativo senza una ragione valida oppure rifiuta per apatia qualsiasi impiego gli venga offerto, non gli spetterà alcun mantenimento (a meno che non dimostri di non aver trovato un lavoro per cause indipendenti dalla sua volontà). Nell’ipotesi in cui il figliolo svogliato versi in stato di bisogno potrà comunque chiedere ai genitori gli alimenti, ossia una somma di denaro per la sua sopravvivenza, ma nulla di più.

Figlio maggiorenne con handicap: ha diritto al mantenimento?

Partiamo da un esempio.

Tizio corrisponde ogni mese alla figlia Caia, disabile di 34 anni, un assegno mensile pari a 450 euro. Un giorno, Caia si sposa e il papà Tizio vorrebbe revocarle il mantenimento.

Ebbene, in un caso molto simile all’esempio che ti ho riportato, la Corte di Cassazione [1] ha stabilito che l’assegno di mantenimento spetta anche al figlio portatore di handicap grave benché maggiorenne. In questa ipotesi, ovviamente, è necessario accertare in che modo la minorazione fisica o psichica arrechi uno svantaggio. In altre parole, ai fini del riconoscimento del contributo non è sufficiente essere disabili, ma bisogna verificare se detta condizione ha ridotto o meno l’autonomia del soggetto (tenendo conto anche della sua età) tanto da rendersi necessaria un’assistenza temporanea o permanente. In caso di esito positivo, cioè se l’handicap impedisce al soggetto di svolgere anche un’attività lavorativa, allora la sua posizione giuridica è, in buona sostanza, equiparata a quella dei figli minorenni, quindi avrà diritto al contributo economico da parte del genitore.


note

[1] Cass. ord. n. 21819/2021 del 29.07.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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