Business | Articoli

Come trasferire l’attività dell’impresa all’estero: la succursale

20 Aprile 2015 | Autore:
Come trasferire l’attività dell’impresa all’estero: la succursale

L’impresa che intende trasferire all’estero parte della propria attività può aprire una unità locale nel Paese di destinazione.

Ogni volta che un imprenditore italiano ha la prospettiva di andare all’estero, sia per motivi esclusivamente commerciali, sia per effettuare investimenti, sia per delocalizzare la produzione o una parte di essa, si trova a dover affrontare la scelta dello strumento giuridico da utilizzare, che sia più confacente alla situazione che egli deve affrontare. Tuttavia, spesso, la realtà travalica le intenzioni degli operatori economici. Infatti non sempre lo svolgimento, da parte di una società non residente, di una attività in territorio estero, configura una succursale stabile, anzi, quasi sempre, lo sviluppo di una attività all’estero assume conformazioni effettive che richiedono approfondimento e studio.

Aprire una succursale estera, in sostanza, significa insediare una sede operativa di una società residente in un Paese, in un altro territorio ed in un’altra giurisdizione.

Ma le società che intendono operare all’estero spesso sono chiamate ad eseguire attività la cui sostanza ed il cui svolgimento non sono di facile inquadramento giuridico.

Dunque, ad esempio, un artigiano italiano che costruisce ed installa piscine in Italia e che riceve una richiesta da parte di un cliente residente a Dubai, provvederà a recarsi in quella giurisdizione e ad attivare un cantiere per la costruzione e la installazione della piscina.

Difficilmente l’artigiano vorrà aprire una succursale in EAU, in quanto gli sarà sufficiente, dopo aver approfondito la normativa locale in materia di autorizzazioni e permessi, trasferire i materiali ed il personale in loco per realizzare la propria attività.

Tuttavia nulla esclude che gli EAU vogliano attrarre a tassazione una parte del reddito prodotto dall’artigiano italiano, in quanto detto reddito, di fatto, viene prodotto in territorio emiratino.

In questo caso occorrerà verificare il concetto di stabile organizzazione contenuto nella normativa degli EAU, nonché verificare l’analogo concetto contenuto nella Convenzione contro le doppie imposizioni vigente fra Italia e EAU.

Potrebbe capitare, dunque, che lo svolgimento di una attività all’estero, secondo normali pratiche commerciali, pur senza averne l’intenzione, configuri, in capo al soggetto non residente, una vera e propria stabile organizzazione locale (occulta), tassabile secondo la normativa domestica dello Stato-fonte di produzione del reddito.

Non sempre è distinguibile in modo chiaro e netto, con immediatezza, se sia in presenza di una stabile organizzazione o meno.

L’esistenza giuridica di una stabile organizzazione, sia essa palese, qualora l’intenzione sia evidentemente manifestata dalla società non residente, al momento in cui si radica nel territorio estero qualificandosi come tale, oppure occulta, qualora si svolga una attività estera senza radicamento consapevole o intenzionale in una giurisdizione estera, comporta rilevanti conseguenze di carattere fiscale.

Infatti, sia per le stabili organizzazioni all’estero di soggetti residenti che per quelle di non residenti si pone il problema della corretta imputazione – alla casa madre e alla stabile organizzazione – delle componenti di reddito comuni.

Per questo è fondamentale definire il concetto di stabile organizzazione, in quanto occorre determinare con esattezza il luogo ove il reddito prodotto debba essere assoggettato a tassazione.

Il risultato che questa struttura conseguirà sarà evidenziato in una contabilità separata da quella della casa madre.

L’ufficio di rappresentanza raramente configura l’esistenza di una stabile organizzazione e solo qualora la normativa dei singoli Paesi di insediamento lo preveda espressamente.

La rete di agenti indipendenti non è configurabile come stabile organizzazione a condizione che gli agenti siano del tutto autonomi nei confronti della società per la quale operano e non abbiano il potere di rappresentarla per la conclusione di affari nel territorio estero.

La società controllata è una entità giuridica autonoma ed indipendente rispetto alla casa madre e, pertanto, a condizione che svolga solo ed esattamente quella che è l’attività indicata nell’oggetto sociale, non potrà essere considerata una stabile organizzazione in quanto è già soggetto giuridico autonomo, radicato nel Paese estero in cui risiede.

Sono stati scritti e vengono quotidianamente versati fiumi di inchiostro in riferimento al concetto di stabile organizzazione, ma i riferimenti giuridici sono contenuti nelle linee-guida elaborate dall’OCSE, nel modello di Trattato contro le doppie imposizioni.

In particolare è il Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni, del 2010 [1], che definisce la “stabile organizzazione” come una “sede fissa di affari in cui l’impresa esercita in tutto o in parte la sua attività”.

Due sono, quindi, gli elementi che caratterizzano la stabile organizzazione o succursale:

– l’esistenza di una installazione fissa in senso tecnico (locali, materiali, attrezzature);

– lo svolgimento, per mezzo di tale struttura, di una attività economica.

Tuttavia bisogna notare che il semplice acquisto di un immobile o di una imbarcazione o di altro bene soggetto a pubblica registrazione, nonchè la sola apertura di un cantiere temporaneo da parte di una società estera, non sono di per sé fatti idonei a configurare l’esistenza di una stabile organizzazione.

Occorre infatti l’effettiva costituzione di un’autonoma e funzionale struttura nazionale rispetto alla società estera.

L’autonomia, inoltre, deve manifestarsi sia sul piano gestionale che su quello contabile.

In ogni caso la stabile organizzazione avrà valenza ai fini fiscali solo dal momento in cui l’impresa inizierà a svolgere la sua attività “in maniera continuativa” usando la sede fissa e non prima, ciò serve ad escludere l’esistenza di una stabile durante il periodo di predisposizione delle attività propedeutiche necessarie ad avviare qualsiasi attività produttiva.

Il modello OCSE, oltre a fornire una definizione generale del concetto, elenca alcune fattispecie specifiche che danno luogo comunque ad una stabile organizzazione. Si tratta di sedi di direzioni, di succursali, uffici, officine, laboratori, miniere, cave o altri luoghi di montaggio, quali ad esempio i cantieri.

Si è in presenza di una stabile organizzazione anche quando, pur mancando l’installazione fissa, l’imprenditore straniero si serva di persone che svolgano l’attività in suo nome disponendo ed esercitando abitualmente il potere di concludere contratti in nome e per conto dell’impresa, ovvero avvalendosi anche di un singolo agente che non abbia lo status di agente indipendente (stabile occulta).

Il guaio è che non esiste una definizione di stabile organizzazione comunemente accettata dalle autorità fiscali di tutti i Paesi, o comunque oggettivamente individuabile attraverso parametri certi e predefiniti.

Di vero e proprio guaio bisogna parlare in quanto l’individuazione di un concetto di stabile organizzazione rivesta un’importanza fondamentale, sia per il contribuente che per l’amministrazione finanziaria.

Definire in modo univoco il concetto di stabile organizzazione è il solo modo infatti per soddisfare l’esigenza di determinare con precisione, se e dove, il reddito prodotto debba essere assoggettato ad imposizione.

Paradossalmente si deve notare che, mentre le normative domestiche di quasi tutti i Paesi definiscono con sufficiente precisione le possibili strutture societarie attraverso le quali è possibile operare nei rispettivi ordinamenti giuridici, d’altro canto non offrono alcuna definizione precisa e chiara di stabile organizzazione, ossia della forma organizzativa che la succursale di una casa madre straniera dovrebbe assumere, per essere riconosciuta come tale.

Di conseguenza molte giurisdizioni utilizzano, come punto di riferimento in materia, quanto stabilito nel Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni.

In sostanza si ritiene che si sia in presenza di una stabile organizzazione:

– qualora esistano situazioni di fatto che dimostrano inequivocabilmente che il fine dell’investitore è quello di esercitare nel Paese un’attività imprenditoriale;

– qualora l’attività svolta sia caratterizzata dal collegamento duraturo e continuativo col territorio del Paese di insediamento e/o con strutture e persone ivi operanti, nonché con l’effettivo impiego di beni e risorse, anche umane, coordinate per la produzione e lo scambio di beni o servizi, pur se dotati di limitata autonomia funzionale, ma che sia effettiva.

I profili fiscali della stabile organizzazione di società estera in Italia sono i seguenti.

Qualora sia una impresa straniera ad investire in Italia sarà necessario preliminarmente verificare se la suddetta impresa operi o meno con una stabile organizzazione ai sensi della norma italiana [2].

In ogni caso le società estere, per la stabile organizzazione italiana, sono tenute a predisporre una situazione economica tale da consentire la determinazione del reddito imponibile [3].

Invece i profili fiscali del reddito prodotto all’estero da società italiana, con o senza stabile organizzazione, sono regolati dai seguenti criteri.

L’Italia sottopone ad imposizione il reddito complessivo netto, ovunque prodotto nel mondo, da un operatore residente.

Dunque l’operatore italiano che intenda investire od operare all’estero, senza stabile organizzazione, per il principio della tassazione mondiale dei redditi applicato nel nostro Paese, dovrà considerare ogni reddito conseguito in qualsiasi altra giurisdizione, come prodotto in Italia, e qui dovrà assoggettarlo a tassazione [4], senza che il Paese estero possa tassare lo stesso reddito, seppure con tutte le distinzioni riferite in precedenza.

Invece, qualora il reddito sia prodotto mediante una stabile organizzazione all’estero dell’impresa italiana, priva di autonomia giuridica, i costi, i ricavi e le eventuali rimanenze della stabile organizzazione estera divengono parte integrante del bilancio della società italiana e concorrono alla formazione del suo reddito imponibile, con diritto dello Stato estero tuttavia a sottoporre a tassazione lo stesso reddito.

Dal punto di vista contabile, è previsto l’obbligo di rilevare i fatti di gestione relativi all’esercizio della stabile organizzazione estera con determinazione separata dei risultati della gestione ad essa riferibili.

In Italia viene tuttavia riconosciuto un credito d’imposta per le imposte pagate all’estero in via definitiva, relativamente al reddito prodotto dalla stabile organizzazione [5].

Occorre tuttavia porre molta attenzione, qualora non sia stata stipulata Convenzione contro le doppie imposizioni fra l’Italia ed il Paese di insediamento, in quanto vi è la possibilità che si manifesti una doppia imposizione, peggiorata dalla considerazione che sussistono diverse regole di determinazione del reddito nei due Paesi, quello di residenza e quello fonte del reddito stesso.

Un’ulteriore problematica da affrontare è quella data dalla necessità di duplicare gli obblighi contabili e fiscali derivanti dall’applicazione, da un lato, delle regole e delle procedure contabili (oltre che della lingua) del Paese estero in cui la stabile organizzazione opera e di quelle italiane dall’altro.


note

[1] Conv. contro le doppie imposiz. Mod. OCSE 2010 – Art. 5

[2] Artt. 162, 151 e 23 D.P.R. 917/86 – TUIR

[3] Art. 14 del D.P.R. 600 del 29/9/1973

[4] Artt. 73, 75 e 163 D.P.R. 917/86 – TUIR

[5] Art. 165 D.P.R. 917/86 – TUIR

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

1 Commento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube