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Infortunio in itinere: spetta se si accompagna un collega? 

4 Agosto 2021 | Autore:
Infortunio in itinere: spetta se si accompagna un collega? 

L’indennizzo Inail è riconosciuto al lavoratore che utilizza la sua autovettura privata per portare a casa un collega? Ha importanza la deviazione dal tragitto?

Hai appena finito il tuo turno di lavoro e un collega che è rimasto senza macchina ti chiede di accompagnarlo a casa. Tu accetti senza problemi, ma durante il tragitto avviene un incidente e rimanete entrambi infortunati. Ora, vi domandate: l’infortunio in itinere spetta se si accompagna un collega? 

Il problema sta nel fatto che uno dei due, e precisamente quello che accompagna a casa l’altro, ha dirottato dal suo abituale tragitto casa-lavoro e viceversa. Una delle condizioni di base per ottenere il riconoscimento dell’infortunio in itinere, e così ricevere l’indennizzo Inail, è che l’incidente avvenga durante il normale percorso, senza digressioni, a meno che non vi siano particolari motivi. 

Purtroppo per i lavoratori, questa regola è così vincolante che la Corte di Cassazione, con una recente sentenza [1], ha negato l’indennizzo ad una vedova di un uomo che era deceduto in un incidente stradale mentre accompagnava a casa un collega. Per la Suprema Corte l’infortunio accaduto era estraneo all’attività lavorativa svolta dalla vittima. 

È un orientamento molto restrittivo, che può pregiudicare il diritto all’indennizzo in casi anche molto gravi. Vediamo meglio come stanno le cose per capire se esistono occasioni in cui l’infortunio in itinere spetta se si accompagna un collega. 

Infortunio in itinere: cos’è?

L’infortunio in itinere è la tutela assicurativa offerta dall’Inail in favore di chi subisce un incidente durante il percorso dall’abitazione al luogo di lavoro e viceversa. Il risarcimento avviene mediante l’erogazione di un indennizzo da parte dell’Istituto, che prima di erogarlo verifica la sussistenza delle condizioni stabilite dalla legge. 

La norma [2] dettata in tema di infortunio in itinere dispone che «salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, l‘assicurazione comprende gli infortuni occorsi alle persone assicurate durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro».  

Infortunio in itinere: quando spetta l’indennizzo?

Per essere indennizzabile, l’infortunio in itinere deve: 

  • riguardare un lavoratore dotato di posizione assicurativa Inail, dunque regolarmente assunto; 
  • avvenire sul consueto percorso casa-lavoro. Non sono ammesse deviazioni da questo tragitto, a meno che non siano imposte da uno stato di necessità (ad esempio, una strada chiusa per lavori in corso) o altre «esigenze essenziali ed improrogabili»; 
  • verificarsi in un orario compatibile con quello di arrivo al lavoro o di rientro a casa.  

Ci sono, inoltre, delle specifiche cause di esclusione dall’indennizzo, che riguardano «gli infortuni direttamente cagionati dall’abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall’uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni». Perciò, un conducente ubriaco o drogato non avrà diritto al risarcimento. 

Infortunio in itinere: quali mezzi di trasporto sono ammessi? 

L’infortunio in itinere può avvenire con qualsiasi mezzo di trasporto, pubblico o privato, o anche a piedi. Però, quando si utilizza un’autovettura privata, la norma richiede che il suo impiego sia «necessitato» dalle circostanze.  

Come ti abbiamo spiegato ampiamente nell’articolo “Infortunio in itinere con autovettura privata, la giurisprudenza, ai fini del riconoscimento dell’infortunio in itinere, interpreta in modo abbastanza elastico questo concetto di necessità dell’uso dell’autovettura privata. In particolare, è ammesso recarsi al lavoro con la propria auto (o tornare a casa a fine turno), se in quel tragitto o in quegli orari mancano i collegamenti con i mezzi pubblici di trasporto, oppure ci sono ma sono troppo scomodi perché renderebbero eccessivi i tempi di percorrenza. Insomma, se il luogo di lavoro è mal collegato, puoi andare in auto senza il timore di non vederti riconosciuto l’infortunio in itinere. 

Infortunio in itinere: le deviazioni di percorso sono consentite? 

Il «normale percorso» di andata e ritorno stabilito dalla legge non deve necessariamente intendersi in quello più breve: si può compiere un giro più lungo, purché vi siano valide ragioni per farlo, come evitare strade intensamente trafficate ed ingorgate o blocchi per lavori in corso. In una circolare [3], l’Inail ha specificato che se il percorso seguito non è quello più breve, deve essere «giustificato dalla concreta situazione di viabilità». 

Infortunio in itinere: è riconosciuto quando si accompagna un collega? 

Nella sentenza cui accennavamo all’inizio, la Corte di Cassazione [1] ha affermato che la deviazione dal normale tragitto, compiuta dal lavoratore infortunato mentre accompagna a casa un collega, rende l’infortunio «indipendente dal lavoro». Inoltre, deviando dall’abituale percorso il lavoratore «si espone a rischi diversi da quelli della normale attività» e addirittura compie «un arbitrario aggravamento del rischio». Tutto ciò preclude il diritto a ricevere l’indennizzo per infortunio in itinere.

Dunque, la scelta di accompagnare un collega a casa viene considerata non connessa all’espletamento dell’attività di lavoro: la Suprema Corte, in sintonia con altri suoi precedenti [4], applica il criterio del «rischio elettivo», cioè il livello di esposizione ai pericoli scelto consapevolmente dal lavoratore, che così facendo si espone anche ad un eventuale incidente stradale e dovrà subire le conseguenze negative del mancato riconoscimento dell’infortunio in itinere.

Al riguardo, il Collegio ha precisato che «per rischio elettivo, che esclude la cosiddetta occasione di lavoro, si intende una condotta personalissima del lavoratore, avulsa dall’esercizio della prestazione lavorativa o ad essa riconducibile, esercitata ed intrapresa volontariamente in base a ragioni e motivazioni del tutto personali, al di fuori dell’attività lavorativa a prescindere da essa, idonea ad interrompere il nesso eziologico tra prestazione ed attività assicurata». 

Insomma, in base a questo rigido orientamento, chi accompagna un collega a casa può farlo per ragioni di cortesia ed amicizia, ma deve sapere che in caso di incidente non sarà risarcito dall’Inail per l’infortunio in itinere. 

Infortunio in itinere: approfondimenti

Per approfondire le questioni in materia di infortunio in itinere leggi:


note

[1] Cass. Sez. Lavoro, sent. n. 22180 del 03.08.2021.

[2] Art. 12 D.Lgs. n. 38 del 23.02.2000.

[3] Circ. Inail n. 14 del 25.03.2016.

[4] Cass. sent. n.13314/2018, n. 17917/2017 e n. 18786/2014.


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