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Mancato pagamento rata mutuo: quando è colpa della banca?

4 Agosto 2021 | Autore:
Mancato pagamento rata mutuo: quando è colpa della banca?

Non sempre l’impossibilità di rispettare l’impegno ogni mese è imputabile alla volontà del cliente: la responsabilità del creditore e come se ne esce.

Sembrerebbe davvero un controsenso: il cliente che salta le rate del finanziamento e il giudice che attribuisce la responsabilità al creditore. Il mondo al contrario, potrebbe pensare qualcuno, visto che finora la colpa ce l’ha sempre avuta chi non pagava. Un recente pronunciamento del tribunale di Napoli, però, invita a non fermarsi al fatto in sé ma ad approfondire la questione e a chiedersi perché il mutuatario non ha onorato il suo impegno. A ribaltare la domanda, insomma, e a dire: in caso di mancato pagamento della rata del mutuo, quando è colpa della banca?

Verrebbe da aggiungere: e perché deve essere colpa della banca se un cliente non paga? I giudici partenopei hanno dato la loro risposta: errore di calcolo da parte dell’istituto di credito. Proprio così. In pratica, chi ha erogato il finanziamento non ha valutato in modo corretto la capacità del cliente di rispettare il versamento di tutte le mensilità. Ecco, secondo il tribunale, qual è la colpa della banca nel mancato pagamento della rata del mutuo. Vediamo nel dettaglio come si è arrivati a questa decisione.

Mutuo: cosa deve verificare la banca?

Chi ha chiesto almeno una volta nella vita un mutuo per l’acquisto di una casa sa che, tra le operazioni preliminari prima di mettere la firma sul contratto, la più importante riguarda le verifiche della banca sulla capacità di restituzione del debito da parte del cliente. Da questo fattore dipende la risposta alla richiesta del mutuo: se l’istituto di credito ci vede chiaro, il finanziamento arriva senza particolari problemi. Se, invece, non è convinto dell’affidabilità e della stabilità reddituale del cliente, è più che probabile che quest’ultimo si debba rivolgere altrove.

La stabilità economica

Per valutare affidabilità e stabilità, la banca percorre due strade diverse. Da una parte, chiede all’aspirante mutuatario l’ultima busta paga e la certificazione unica (se si tratta di un lavoratore dipendente) oppure la dichiarazione dei redditi nel caso in cui abbia davanti un lavoratore autonomo. In questo modo, il creditore verifica se ci sono i presupposti per il pagamento delle rate senza pensieri, calcolando i soldi che serviranno al cliente e alla famiglia per campare. Non è che se si deve versare una rata, ad esempio, di 700 euro la banca rilascerà facilmente un finanziamento a chi guadagna 1.100 euro al mese, sapendo che la famiglia del cliente non riuscirà a sopravvivere con 400 euro al mese.

Proprio per evitare questo tipo di situazioni che portano al mancato pagamento della rata del mutuo, normalmente la banca concede il finanziamento solo se la rata non supera 1/3 del reddito familiare mensile netto, valutando il limite di sussistenza minima del richiedente. In base a questa valutazione si deciderà anche l’importo della mensilità.

Allo stesso tempo, si tiene in considerazione il patrimonio mobiliare del richiedente: titoli o investimenti su cui contare in caso di momentanea insolvenza dovuta, ad esempio, ad un licenziamento, ad un periodo di cassa integrazione o ad una spesa inattesa per motivi di salute o altro.

L’affidabilità

La seconda strada che la banca percorre per sapere se rischia il mancato pagamento della rata del mutuo è quella che porta alla verifica dell’affidabilità del cliente. Il creditore indagherà sul passato del cliente attraverso la consultazione delle banche dati in cui finiscono i cattivi pagatori per sapere come si è comportato nel caso in cui abbia già ricevuto dei finanziamenti. In particolare, farà:

  • il controllo protesti, per verificare se i pagamenti di eventuali debiti tramite assegni o cambiali sono stati puntuali;
  • il controllo presso la Camera di Commercio per verificare se il cliente possiede delle partecipazioni in società a rischio di fallimento o se ne ha già avuto qualcuno;
  • il controllo storico dei prestiti ricevuti e del modo in cui sono stati rispettati i pagamenti.

Rate non pagate: quando è colpa della banca?

Sarebbe assurdo pensare che se un cliente non rispetta il suo impegno perché non vuole, cioè perché preferisce spendere i soldi altrove disinteressandosi del finanziamento da restituire, il creditore ha qualche responsabilità in merito. Il problema è quando il cliente non paga perché non può, cioè perché non gli bastano i soldi anche quando li ha messi da parte con l’abilità di una formichina. In questo caso, e di fronte al mancato pagamento della rata del mutuo, quando è colpa della banca?

Secondo un recente pronunciamento del tribunale di Napoli [1], il finanziatore – che ha il potere decisionale, esclusivo e discrezionale, di concedere o meno il mutuo – è tenuto, prima della conclusione del contratto, a fare un’analisi del merito creditizio del consumatore e a formulare una previsione favorevole circa l’effettivo rimborso. Si tratta, scrive il giudice partenopeo, di «una valutazione da compiere all’interno del perimetro segnato dai limiti di correttezza, buona fede e specifico grado di professionalità che l’ordinamento richiede».

Quello che il decreto del giudice partenopeo sancisce, dunque, è che il finanziatore deve tenere conto della capacità reddituale del richiedente e di eventuali elementi che potrebbero ridurre o annullare la capacità del cliente di rispettare i suoi obblighi nei confronti della banca, dalla perdita del lavoro ad una situazione di crisi che porti il consumatore ad un periodo di sospensione o di cassa integrazione. Il tutto nel rispetto di quella proporzione citata prima, cioè di una rata dall’importo non superiore a 1/3 del reddito familiare.

Ecco, allora, dove scatta la colpa della banca: nel momento in cui, come nel caso esaminato dal tribunale di Napoli, l’istituto di credito ha pattuito una rata ben superiore ad 1/3 del reddito a disposizione del debitore, con la conseguente riduzione della capacità di adempiere all’obbligo di pagare le rate.

Come se ne esce? Per il giudice, è corretta (e la banca la deve accettare) la presentazione da parte del cliente di un Piano del consumatore che preveda la restituzione del debito in forma dilazionata e, comunque, accessibile alle sue possibilità.


note

[1] Trib. Napoli decr. del 09.06.2021.


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