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News Rifiuti il test del Dna? Il Tribunale può dichiararti padre

News Pubblicato il 22 maggio 2014

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Con una innovativa sentenza il Tribunale di Roma dichiara la paternità naturale di colui che, su richiesta del presunto figlio ricorrente in giudizio, rifiuta di sottoporsi al test del dna e chiarisce entro quando possono essere chiesti i connessi diritti di mantenimento nonché il risarcimento per il danno patito a causa dell’assenza del genitore.

Il ricorso in Tribunale del figlio che pretende il riconoscimento della paternità contro il presunto padre può concludersi positivamente anche soltanto sulla base del rifiuto di quest’ultimo a sottoporsi al test genetico sulla base del dna. Il diniego all’esame genetico infatti, vista la sua valenza, deve essere considerato in modo tendenzialmente coerente con il grado di efficacia probatoria dello stesso e non quindi alla stregua di un qualunque comportamento omissivo.

Così afferma il Tribunale di Roma [1] in tema di accertamento giudiziale della paternità naturale che è quel procedimento volto al riconoscimento dei figli naturali e al loro inserimento, ai fini successori, nella famiglia legittima del padre.

Il Tribunale capitolino tuttavia ha chiarito anche altre circostanze spesso legate a tale tipo di ricorso giudiziale.

Più in particolare infatti i giudici romani affermano che l’azione giudiziale per ottenere il riconoscimento della filiazione è da ritenersi imprescrittibile – quindi azionabile dall’interessato in qualsiasi momento – mentre tali non sono le eventuali richieste di risarcimento danni nonché le azioni volte a ottenere la condanna al mantenimento del figlio riconosciuto così come quelle introdotte dall’altro genitore per il recupero delle spese sostenute.

Contrariamente a quanto finora affermato dalla prevalente giurisprudenza, il Tribunale di Roma sostiene che l’obbligo alla contribuzione di entrambi i genitori è connesso alla procreazione e non all’accertamento dello status. Ne deriva che i termini di prescrizione per questo secondo tipo di azioni non si possono contare dal riconoscimento e quindi, ad esempio, che l’azione di regresso per recuperare le spese anticipate dall’altro genitore per il figlio si può esercitare a partire da ogni singola spesa effettuata e quella relativa alla violazione dell’obbligo di mantenimento può essere fatta valere invece dal momento del raggiungimento dell’indipendenza economica in capo al figlio.

È prescritta anche l’azione per il danno da violazione degli altri doveri genitoriali, nonostante conti il momento, più favorevole al figlio, del raggiungimento dell’indipendenza economica e non quello del compimento della maggiore età.

note

[1] Trib. Roma sent. n. 7400/2014


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