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Interruzione linea telefonica: risarcimento danni 

5 Agosto 2021 | Autore:
Interruzione linea telefonica: risarcimento danni 

Quando il gestore deve riconoscere al cliente un indennizzo per il pregiudizio subito a causa di malfunzionamenti, disservizi o distacchi? 

Da qualche giorno, il tuo telefono è muto. Non puoi chiamare né ricevere telefonate. Questo ti sta provocando problemi seri: sei un professionista e non riesci a metterti in contatto con i tuoi clienti. Stai perdendo opportunità e occasioni di lavoro. Se ti succede un fenomeno simile, devi sapere che nei casi di interruzione della linea telefonica il risarcimento danni non è automatico ma va accertato caso per caso, in relazione al concreto pregiudizio subito e al tipo di disservizio. 

Inoltre, i contratti prevedono già in partenza un indennizzo, o una penale, per i vari casi di guasti, interruzione o distacco ingiustificato. Si tratta di vedere se questa somma forfettaria assorbe o no il maggior danno che l’utente potrebbe aver ricevuto dalla mancanza della linea telefonica. Però, secondo la Cassazione, l’impossibilità di comunicare non è assoluta, perché esistono altri strumenti per ovviare all’inconveniente. 

Quindi, il risarcimento danni per interruzione della linea telefonica soggiace a numerosi limiti, anche se è parzialmente compensato dall’indennizzo forfettario. Tuttavia, in determinati casi, è possibile ottenerlo, sia per il ristoro dei pregiudizi patrimoniali sia per i disagi di altra natura, come la sofferenza psichica dovuta all’impossibilità di mettersi in contatto con i propri cari. 

Esiste un diritto all’uso del telefono? 

I diritti fondamentali dell’uomo, come quello alla vita, alla salute e alla libertà di movimento, riguardano la sfera della persona e non le lesioni del suo patrimonio. Perciò, vengono in rilievo solo i beni essenziali, la cui mancanza ostacola o preclude l’esercizio di tali diritti. 

Secondo la Corte di Cassazione [1], il diritto a comunicare per telefono non è un diritto fondamentale della persona, perché non è necessario alla sopravvivenza. La Suprema Corte afferma che «l’impedimento dell’uso del telefono non menoma né la dignità, né la libertà dell’essere umano, né costituisce violazione di alcuna libertà costituzionalmente garantita, tantomeno quella di comunicare».

In un’altra sentenza [2], la Suprema Corte aveva messo in rilievo «la molteplicità dei mezzi disponibili» per sopperire ai guasti, ai disservizi, alle interruzioni ed alle cessazioni di linea di un gestore telefonico. Insomma, per la giurisprudenza, da un lato il diritto all’uso del telefono non è riconosciuto come assoluto, dall’altro lato gli inconvenienti sono ovviabili in parecchi altri modi e, dunque, l’interruzione della linea telefonica non costituisce un impedimento totale alle comunicazioni.

Distacco linea telefonica: quando è illegittimo? 

Il distacco della linea telefonica è illegittimo quando viola le condizioni contrattuali. Ad esempio, se un cliente ha regolarmente pagato la bolletta ma la società, per un disguido contabile interno, non ha registrato l’operazione, la sospensione dell’erogazione del servizio è ingiustificata. 

Secondo la Cassazione [3], in tali casi di distacco arbitrario, c’è un inadempimento contrattuale da parte del gestore del servizio, che non si è premurato di accertare i motivi del mancato pagamento e, perciò, ha violato i principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto. Questo rende risarcibili i danni.

Disservizi telefonici: quali danni sono risarcibili?

In caso di distacco, sospensione o interruzione illegittima della linea la società telefonica è tenuta a risarcire i danni derivanti dall’impossibilità di fruire del servizio. Nelle voci di danno risarcibile rientra, innanzitutto, la perdita economica diretta, ma è compreso anche il lucro cessante, cioè i mancati guadagni che avrebbero potuto essere ottenuti se la linea fosse stata correttamente funzionante. È sempre il danneggiato che deve provarne l’entità. Ovviamente, la prova è facilitata per imprenditori, commercianti e professionisti, che riusciranno a dimostrare, anche in via presuntiva, la riduzione del giro d’affari e i minori incassi durante i periodi di malfunzionamento della linea [4]

Il risarcimento dei danni non patrimoniali derivanti da un impedimento di fruizione del servizio telefonico, invece, è precluso dalla recente posizione della Cassazione che ti abbiamo indicato prima, secondo la quale l’interruzione della linea non viola alcun diritto alla persona costituzionalmente garantito. Ciò nonostante, alcune sentenze di merito riconoscono ancora, sporadicamente, il danno biologico, morale ed esistenziale consistente nel «temporaneo disagio psichico» sofferto durante l’assenza di linea [5].

Interruzione servizio telefonico: indennizzo e clausola penale 

I gestori telefonici, nella loro Carta dei servizi, devono prestabilire gli indennizzi spettanti agli utenti in caso di guasto o interruzione della linea, quando il ripristino supera i tempi tecnici stabiliti nella carta stessa. L’indennizzo stabilito è commisurato ai giorni di effettiva interruzione della linea (non può essere minore di 5 euro o maggiore di 100 euro al giorno) e, di solito, viene riconosciuto in accredito nella successiva fattura, quindi in diminuzione della prossima bolletta da pagare. 

Molti abbonamenti telefonici contengono anche una clausola penale: è una pattuizione tesa a rafforzare il vincolo contrattuale e prevede l’ammontare di denaro che chi recede deve corrispondere all’altro. La clausola penale, secondo l’ultima pronuncia della Cassazione [6], vale come «liquidazione anticipata del danno», ed, in caso di prova di ulteriori e maggiori danni, «è destinata a rimanere assorbita nella liquidazione complessiva»; perciò, non si cumula con il risarcimento e non dà titolo per ottenere un indennizzo ulteriore. 

Il caso deciso riguardava un utente al quale la linea telefonica era stata sospesa illegittimamente per 12 giorni e il tribunale gli aveva riconosciuto 800 euro per risarcimento del danno, ma nel computo aveva escluso l’indennizzo, contrattualmente stabilito, pari al 50% del canone mensile moltiplicato per i giorni di sospensione. La Suprema Corte, però, ha rigettato il ricorso ed ha affermato che nella vicenda «rilevano (sempre e solo) i danni da temporanea ritardata esecuzione della prestazione», ma il loro ristoro «non può cumularsi con quel risarcimento forfettario» realizzato attraverso la pattuizione della clausola penale [7].

Per approfondire leggi la rassegna di giurisprudenza “Danno linea telefonica: ultime sentenze“.

 


note

[1] Cass. ord. n. 17894 del 27.08.2020.

[2] Cass. sent. n. 15349 del 21.06.2017.

[3] Cass. sent. n. 23304 del 08.11.2007.

[4] Cass. sent. n. 24362 del 03.12.2015.

[5] C. App. Messina, sent. N. 770/18 del 13.09.2018, non riformata sul punto da Cass. ord. n. 21398/21.

[6] Cass. ord. n. 21398 del 26.07.2021.

[7] Art. 1382 Cod. civ.


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