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Il collega può essere testimone anche se è già in causa contro il datore

25 maggio 2014 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 maggio 2014



Valida la testimonianza del collega, dipendente dello stesso datore di lavoro, che sta agendo in causa, con un separato giudizio, contro quest’ultimo.

Sei in causa con il tuo datore di lavoro e ora devi dimostrare al giudice i tuoi diritti? L’unica persona che potrebbe testimoniare a tuo favore è un collega che, però, ha già, a sua volta, un contenzioso in corso con il medesimo datore di lavoro? Non preoccuparti: il tuo collega potrà comunque venire in processo a deporre in tuo favore, nonostante la “rivalità” con l’azienda.

È ammissibile, in una causa tra lavoratore e datore, la prova testimoniale di un collega che è parte di una causa diversa contro lo stesso datore.

È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1]. In essa i giudici hanno chiarito la differenza tra incapacità a testimoniare e attendibilità del testimone.

Secondo la legge [2], una persona non può testimoniare nella causa in cui ha un interesse tale per cui dovrebbe essere parte processuale della stessa (e non testimone).

L’interesse al quale la legge si riferisce è un interesse giuridico: cioè non può essere testimone chi, per far valere la propria posizione, avrebbe dovuto intervenire nella stessa causa (agendo in giudizio o intervenendo successivamente in esso).

Per esempio: un lavoratore che ha interesse a ottenere le differenze retributive non può testimoniare in un processo in cui il suo collega ha richiesto tali differenze, ma deve instaurare una causa separata (svolgendo così il ruolo di parte e non di testimone).

Quando il soggetto ha, invece, un mero interesse “di fatto” a che la causa si concluda in un modo piuttosto che in un altro, la testimonianza è ammissibile.

L’interesse di fatto potrebbe consistere, per esempio, nell’interesse a che l’esito della causa contro il datore di lavoro sia favorevole al proprio collega (parte del processo).

Dunque, un soggetto ha la capacità di testimoniare se, nella causa in cui viene chiamato a deporre, non ha interessi giudici, cioè non ha nessuna pretesa connessa alla specifica controversia o tale pretesa è già stata fatta valere in un’altra causa.

Secondo i giudici, è allora ammessa la capacità a testimoniare di un collega del ricorrente anche qualora egli sia già in lite con il datore di lavoro.

Spetta poi al giudice valutare l’attendibilità delle dichiarazioni di tale testimone.

La valutazione dell’attendibilità viene effettuata tanto con riferimento alla credibilità del testimone (ai suoi rapporti con le parti e alle sue qualità personali nonché ai comportamenti passati) quanto con riferimento alle dichiarazioni rese in giudizio, verificandone la precisione, la completezza e le eventuali contraddizioni.

Sulla base di queste premesse i giudici della Suprema Corte hanno dunque affermato che, nel caso in cui vi siano più cause di vari dipendenti contro un unico datore di lavoro, ciascun dipendente può testimoniare a favore dell’altro, in quanto l’essere parte di un altro processo contro la stesso datore non fa venire meno la capacità a testimoniare.

L’interesse di fatto (e non giuridico) che il testimone ha nella causa riguardante il suo collega può semmai compromettere l’attendibilità della deposizione ma non l’ammissibilità della prova testimoniale.

note

[1] Cass. sent. n. 11204 del 21.05.2014.

[2] Art. 296 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf. com


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