Business | Articoli

Aprire una società controllata estera rispettando le regole fiscali

22 Aprile 2015 | Autore:
Aprire una società controllata estera rispettando le regole fiscali

Spesso gli imprenditori, che non sono a conoscenza delle procedure per costituire una società estera, rinunciano alla internazionalizzazione per il timore di creare problemi fiscali alla propria azienda.

La società controllata estera è una entità completamente distinta dalla struttura originaria della casa madre, ed è dotata di una propria completa autonomia giuridica, anche se viene costituita ed è controllata dalla società madre.

La normativa italiana in materia è conosciuta come normativa CFC, ovvero disciplina delle società controllate estere [1].

Le regole sono applicate secondo una prassi diffusa dall’Amministrazione Finanziaria italiana attraverso alcune circolari [2].

Occorre inoltre tenere conto che la società estera controllata, spesso unico strumento utilizzabile per poter esercitare in modo giuridicamente valido l’attività operativa nel Paese fonte del reddito, è assoggettata anche ad altre norme di prevenzione contro la delocalizzazione dei redditi, in particolare quelle della esterovestizione e della disciplina dei prezzi di trasferimento. [3].

Tutte queste norme sono volte ad applicare il principio di attrazione del reddito estero alla tassazione italiana ed introducono nel nostro ordinamento alcune presunzioni legali relative che prevedono l’inversione dell’onere della prova.

Dette presunzioni legali relative, qualora sussistenti e non opposte in modo valido e documentato dal contribuente, condurrebbero dunque alla tassazione per trasparenza dell’intero reddito prodotto all’estero, rideterminato secondo le disposizioni vigenti in Italia.

D’altronde, in alcuni casi, non vi è alcuna alternativa, in quanto la normativa estera non consente operatività senza la costituzione di un soggetto economico estero, che seppur controllato integralmente dalla società italiana, richiede la presenza, nella compagine sociale, di un socio locale che in alcuni casi deve detenere una partecipazione di maggioranza (quanto meno formale) nel capitale sociale.

Pertanto accade che, sia per questione di necessità dettata dalla normativa estera o dagli usi e consuetudini del Paese destinazione, sia per questioni di opportunità dettate da considerazioni di carattere commerciale e tecnico, spesso la costituzione di una società controllata estera si rende, di fatto, obbligatoria per consentire lo svolgimento di una effettiva attività estera.

Tuttavia se la creazione della società estera viene effettuata attraverso la guida di un professionista esperto in fiscalità internazionale, necessariamente in collaborazione con il professionista di fiducia della società italiana, le problematiche suddette possono essere affrontate e risolte con successo ed in modo chiaro e trasparente.

I principali vantaggi che derivano dalla creazione di una società controllata estera sono i seguenti.

Il primo vantaggio è costituito dall’autonomia giuridica del soggetto estero che, essendo residente e radicato in territorio alieno rispetto a quello nazionale, una volta superato l’esame delle esimenti di legge attraverso gli istituti previsti dalle norme (interpello), nonché superato l’esame della sede di amministrazione effettiva e qualora segua conformemente la disciplina dei prezzi di trasferimento, sottoporrà a tassazione il reddito prodotto solo ed unicamente nello Stato-fonte del reddito stesso, ovvero ove ha sede la società controllata.

Ulteriore vantaggio è che, fino a quando la società controllata estera non distribuisca dividendi o non vengano cedute le partecipazioni possedute, la società madre italiana non sarà sottoposta ad alcuna imposizione in Italia.

Inoltre, anche nel caso della distribuzione di dividendi attraverso l’utilizzo delle Convenzioni eventualmente in vigore fra l’Italia ed il Paese estero di produzione del reddito, la tassazione di detti proventi seguirà le aliquote delle ritenute convenzionali e, in molti casi, potrà essere esclusa dalle norme domestiche e dalle direttive europee volte ad evitare la doppia imposizione.

I principali svantaggi, invece, sono costituiti essenzialmente dalla necessità di porre in essere comportamenti contabili ed amministrativi sulla struttura stessa della società madre, adottando protocolli interni e modulistica atta ad evidenziare, alla Amministrazione Finanziaria italiana, il rispetto di tutte le norme di legge sopra richiamate.

Un ulteriore svantaggio potrebbe verificarsi ove non fosse in vigore una Convenzione contro le doppie imposizioni fra l’Italia ed il Paese di residenza della società estera, in quanto, in questo caso si potrebbero verificare dei casi di doppia imposizione, comunque risolvibili con alcune attenzioni.


note

[1] Artt. 167, 168 e 168-bis del D.P.R. 917/86 – T.U.I.R.

[2] Agenzia delle Entrate C.M. n. 51/E del 6.10.2010 e C.M. n. 23/E del 26.5.2011

[3] Art. 73 c. 3 e art. 110 c. 7 e c. 10 del D.P.R. 917/86 – T.U.I.R.

Autore immagine: 123rf com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube