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Problemi nel vivere in condominio: come difendersi

3 Novembre 2021 | Autore:
Problemi nel vivere in condominio: come difendersi

Quali sono i motivi più frequenti di liti tra i vicini e quali le vie per risolvere il conflitto senza ricorrere al tribunale.

Se già la convivenza tra due persone che si vogliono bene è tutt’altro che semplice, figuriamoci quella in un contesto fatto di persone che non si conoscono, che si frequentano il minimo indispensabile, che devono badare ai propri interessi e portare avanti le proprie abitudini. Le scintille tra i vicini di casa sono spesso inevitabili, perché non sempre si trova chi adotta la filosofia del «vivi e lascia vivere». Il clima diventa pesante, però, quando cominciano i dispetti, le provocazioni, i litigi sulle scale, fino ad arrivare alle minacce o alla causa in tribunale: si pensi che nelle aule di giustizia ci sono oltre due milioni di cause avviate per problemi tra vicini, soprattutto in Campania e Lazio, in Sicilia e in Veneto. Quando sorgono dei problemi nel vivere in condominio, come difendersi? Quando si deve chiamare l’amministratore e quando, invece, un avvocato di fiducia?

Bisogna, innanzitutto, individuare la natura della controversia, se si tratta ad esempio di una sistematica e grave violazione del regolamento del condominio oppure se è una questione risolvibile con un po’ di buon senso, venendosi incontro ed arrivando ad un compromesso. Insomma, non si può nascondere che certe volte i problemi nel vivere in condominio mettono a dura prova la pazienza (si pensi a chi tiene sempre la musica ad alto volume fino a tarda ora o stende all’ultimo piano i panni senza strizzare). Vediamo come difendersi quando la situazione diventa insopportabile.

Problemi in condominio: perché si litiga?

Dice il proverbio che «due non litigano se uno non vuole». Ma ce n’è un altro secondo cui «c’è sempre un buon motivo per litigare». Quali sono i problemi nel vivere in condominio che accendono più spesso l’ira dei vicini?

I più comuni riguardano soprattutto i rumori, gli animali e gli spazi comuni. Diventa insopportabile in particolar modo il vicino che alza la voce spesso in casa, che tiene il televisore o lo stereo ad un volume troppo alto, che suona uno strumento ad orari impropri, che non bada a complimenti quando deve spostare un tavolo, una sedia, un mobile, che organizza delle feste con amici fino a tarda ora con tanto di risate e di chiacchiericcio ad alta voce. Battere col manico della scopa sul soffitto o col pugno sul muro per chiedere di smettere non sempre basta: tocca ogni tanto suonare al campanello del vicino ed invitarlo a darsi una calmata.

Altro motivo di frequente litigio è legato alla presenza di animali domestici. C’è chi non ama avere in giro cani e gatti e chi, pur amandoli, detesta il modo in cui certe volte vengono (non) educati. Non solo perché il cane abbaia di giorno e di notte ma anche perché lascia dei «ricordini» sulle scale o nel giardino condominiale che tutti utilizzano, oppure perché vengono tenuti fuori di casa senza guinzaglio né museruola, infastidendo vicini ed ospiti.

A proposito di spazi comuni, ecco il terzo elemento che più spesso crea dei dissapori in condominio: l’uso improprio di certe parti riservate a tutti o ai singoli. Il caso più tipico è quello di chi invade il parcheggio altrui oppure invita amici e parenti che occupano i posti auto riservati ai condòmini.

Ma l’elenco sarebbe ancora lungo. Si discute perché il vicino accende il barbecue sul terrazzo e tocca chiudere le finestre in pieno agosto per non fare entrare il fumo e l’odore di carni e verdure grigliate. Perché si stendono le lenzuola senza averle strizzate bene o si annaffia troppo i gerani e si bagna il bucato che era quasi asciutto del vicino di sotto. Perché si lascia la bicicletta nell’androne quando sarebbe vietato dal regolamento. Perché qualcuno sbatte la tovaglia dalla finestra dopo pranzo riempiendo di briciole e di altri residui di cibo il balcone degli altri ed il cortile di tutti. Perché si tiene aperto l’ascensore mentre si parla col vicino, impedendo agli altri di utilizzarlo.

Fino ad arrivare ai soldi: in teoria, sarebbe vietato per motivi di privacy rendere noto il nome di chi non paga le spese di condominio. Ma pretendere che nessuno sappia chi è il vicino moroso è impossibile: prima o poi queste cose vengono fuori. Così, cominciano le ostilità, i malumori, la voglia di vendetta.

Problemi in condominio: come difendersi?

Risolvere una controversia in condominio può essere la cosa più semplice al mondo, così come può diventare un vero e proprio calvario. A volte, basterebbe un po’ di buon senso tra le parti: chi subisce il problema ne parla con il vicino che lo ha creato il quale, a sua volta, cerca di fare il possibile per evitare che l’episodio si ripeta: parcheggia solo dove gli spetta, lascia la bici nella sua cantina anche se risulta un po’ più scomodo rispetto a mollarla nell’androne, si accerta che la lavatrice abbia fatto bene la centrifuga prima di stendere le lenzuola, sbatte la tovaglia nella sua cucina e poi passa la scopa e via dicendo. Nulla di più semplice.

Magari fosse sempre così. Purtroppo, sono più frequenti i problemi nel vivere in condominio che richiedono l’intervento di qualcuno. Ma chi chiamare in causa? L’amministratore? Direttamente l’avvocato?

La figura dell’amministratore è quella viene subito in mente. Tuttavia, non è detto che possa intervenire. Il Codice civile, infatti, limita i suoi poteri alle questioni che riguardano le parti comuni dell’edificio [1]. Significa che potrebbe farsi vivo solo come mediatore e di sua spontanea volontà ma non è certo obbligato a sistemare una lite nata dal cane che abbaia di notte o dal vicino che tiene alto il volume del televisore.

Nel dettaglio, secondo la legge, l’amministratore può intervenire quando si verifichino dei comportamenti che possono creare danno o pericolo alle cose comuni o al loro utilizzo. Può essere, ad esempio, il caso del parcheggio condominiale. Oppure quando viene palesemente violato il regolamento, come ad esempio quando si lascia perennemente il portone d’ingresso aperto, nonostante sia previsto che venga chiuso ogni volta per impedire l’accesso agli estranei.

Una soluzione può essere quella della mediazione. Viene formalmente condotta in presenza di un avvocato. Le parti devono presentarsi presso il mediatore designato dall’organo di competenza. Se l’esito è positivo, la controversia verrà risolta con un accordo stragiudiziale.

In caso contrario, non resta che agire per vie legali, anche se la causa davanti ad un giudice deve essere considerata come l’ultima ed estrema soluzione. Primo, perché l’azione legale non fa che peggiorare ancora di più i rapporti tra i due litiganti, i quali, comunque, dovranno continuare a convivere anche dopo la sentenza del giudice. E secondo, perché la causa comporta un costo che si può evitare usando per quanto possibile il buon senso. Va da sé che se la situazione diventa insopportabile e chi crea quotidianamente il problema non manifesta la minima intenzione di cambiare atteggiamento, la via giudiziale può sicuramente rivelarsi la più efficace.


note

[1] Art. 1130 cod. civ.


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