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Figli indipendenti: l’ex ha diritto ad un importo più alto?

8 Agosto 2021
Figli indipendenti: l’ex ha diritto ad un importo più alto?

L’importo dell’assegno divorzile può aumentare se il figlio raggiunge l’autosufficienza economica.

Tu e tua moglie avete divorziato da circa otto mesi. All’epoca, il giudice aveva posto a tuo carico l’obbligo di corrispondere a tuo figlio una somma mensile di 500 euro. Adesso, il ragazzo lavora, percepisce un buono stipendio ed è andato via di casa. Pertanto, non ha più bisogno del tuo aiuto economico. La tua ex, invece, pretende più soldi per sé.

In questo articolo parleremo dei figli indipendenti: l’ex ha diritto ad un importo più alto? Ti dico subito che l’assegno divorzile spetta solamente se si è privi dei mezzi di sostentamento oppure non è possibile procurarseli per ragioni oggettive. Detto accertamento deve essere operato sulla base di una valutazione comparativa delle condizioni economiche e patrimoniali dei coniugi, tenuto conto anche del contributo fornito da entrambi alla vita familiare e al patrimonio (personale e comune), della durata del matrimonio e dell’età dell’avente diritto.

Tuttavia, i provvedimenti che regolano i rapporti economici in sede di separazione e divorzio non sono definitivi, ma possono mutare nel corso del tempo a seconda delle variazioni reddituali e patrimoniali di ciascuno. Ad esempio, una vincita alla lotteria da parte del soggetto obbligato può indurre il beneficiario a chiedere ed ottenere un mantenimento più cospicuo. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di analizzare la questione anche alla luce dell’orientamento giurisprudenziale più recente.

In quali casi l’ex ha diritto al mantenimento?

Prima di affrontare il tema principale di questo articolo, voglio spiegarti alcuni concetti che ti aiuteranno a comprendere meglio l’argomento che tratteremo a breve.

Quando si parla di separazione e divorzio si tende a fare molta confusione. In realtà, si tratta di due situazioni molto diverse anche se entrambe traggono origine dalla crisi coniugale.

Ebbene, la separazione è una fase transitoria durante la quale la coppia è autorizzata a non condividere più la stessa casa e ad avere relazioni sentimentali con altre persone. Tuttavia, fino a quando non interviene una riconciliazione oppure una sentenza di divorzio, si rimane ancora sposati. Per tale ragione, i coniugi sono tenuti all’obbligo reciproco di assistenza materiale. Questo vuol dire, in termini più semplici, che la parte economicamente più forte (solitamente il marito) è tenuta a corrispondere all’altra una somma di denaro periodica – il cosiddetto mantenimento – necessaria a garantire al coniuge ed ai figli (se presenti) il medesimo tenore di vita goduto prima della separazione.

Con il divorzio, o meglio con lo scioglimento del matrimonio o la cessazione dei suoi effetti civili, la coppia riacquista lo stato libero. Questo vuol dire che ognuno può sposarsi nuovamente in Comune. Inoltre, se l’ex coniuge è privo dei mezzi di sostentamento, nel senso che non ha i soldi necessari per vivere né può procurarseli per ragioni oggettive, allora ha il diritto di chiedere all’altro un contributo economico periodico, vale a dire l’assegno divorzile. Si tratta, a differenza del mantenimento, di una misura assistenziale finalizzata ad assicurare al beneficiario l’autosufficienza economica.

Per i figli, invece, le cose non cambiano perché anche dopo il divorzio avranno diritto al mantenimento fino a quando non si renderanno indipendenti da mamma e papà.

Assegno all’ex: come viene calcolato?

Fatte le dovute premesse, vediamo come si calcola l’assegno da corrispondere all’ex coniuge. In particolare, bisogna tenere in considerazione i seguenti fattori:

  • i motivi che hanno portato alla fine definitiva del matrimonio: ad esempio, un’infedeltà coniugale;
  • i redditi dei coniugi ed il contributo fornito da entrambi alla conduzione familiare ed al patrimonio personale e comune: classico esempio è la donna che rinuncia alla carriera per prendersi cura della casa e dei figli;
  • l’età di chi richiede il contributo economico e le ragioni oggettive che non gli consentono di provvedere a sé stesso: pensa, ad esempio, all’ex coniuge gravemente malato che non può andare a lavorare;
  • la durata del rapporto coniugale.

Figli indipendenti: l’ex ha diritto ad un importo più alto?

Come ti ho già anticipato in premessa, i provvedimenti di natura economica adottati in sede di separazione o divorzio possono essere oggetto di revisione, ossia di modifica. Ti faccio un esempio per farti capire meglio.

Marco corrisponde all’ex moglie un importo mensile di 800 euro, di cui 500 euro per il loro figlio maggiorenne Roberto. Quest’ultimo, dopo qualche anno, viene assunto come impiegato a tempo indeterminato.

Ebbene, in un caso simile all’esempio che ti ho riportato, la Corte di Cassazione [1] ha disposto l’aumento dell’importo corrisposto all’ex coniuge in virtù del miglioramento della condizione economica dell’obbligato dovuto all’indipendenza economica raggiunta dal figlio. Come ti spiegherò a breve, infatti, eventuali circostanze sopravvenute e provate dalle parti, tali da determinare un miglioramento oppure un peggioramento della situazione reddituale, possono giustificare una nuova quantificazione dell’assegno da versare al beneficiario.

Come chiedere la revisione dell’assegno divorzile?

Come ti ho già anticipato, se a seguito della sentenza che ha riconosciuto il diritto all’assegno divorzile si verificano fatti nuovi, tali da incidere sulla situazione economica delle parti, è possibile ottenere la revisione dell’importo versato. Pertanto, se il soggetto obbligato subisce un peggioramento della propria condizione (ad esempio, perde il lavoro, mette al mondo un altro figlio, ecc.) oppure migliora la situazione reddituale del beneficiario (ad esempio, riceve una grossa eredità, trova un impiego part-time, ecc.) nulla vieta di richiedere la modifica dell’importo dimostrando le circostanze sopravvenute.

Le parti possono procedere alla revisione dell’assegno depositando un ricorso in tribunale oppure attivando la procedura della negoziazione assistita dagli avvocati.

Se i fatti sopraggiunti fanno venir meno i presupposti dell’assegno divorzile, allora è possibile domandare al giudice direttamente la revoca. Tipico esempio è se il beneficiario intraprende una convivenza stabile e duratura con un’altra persona. La soppressione dell’assegno, invece, sarà automatica in caso di morte del soggetto obbligato oppure se il beneficiario contrae nuove nozze.


note

[1] Cass. ord. n. 22242/2021 del 04.08.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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