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Furto aggravato e patteggiamento: tutte le informazioni

4 Novembre 2021 | Autore:
Furto aggravato e patteggiamento: tutte le informazioni

In quali circostanze il furto è punito più severamente? Come funziona l’applicazione della pena su richiesta delle parti?

La legge permette alle persone accusate di aver commesso un reato di poter definire il procedimento in maniera rapida, senza dover affrontare la fase dibattimentale, quella cioè destinata all’assunzione delle prove. A fronte di questa scelta, l’ordinamento garantisce un trattamento più benevolo. Insomma: chi evita di impegnare la giustizia con lunghi procedimenti riceve in cambio un premio, consistente essenzialmente in uno sconto di pena. È ciò che accade con il patteggiamento. Con questo articolo forniremo tutte le informazioni riguardanti il patteggiamento in caso di furto aggravato.

È noto a tutti che il patteggiamento consente all’imputato di concludere immediatamente il processo a fronte di una riduzione della pena. Lo svantaggio è che chi patteggia accetta una sentenza di condanna. Si tratta pertanto di una scelta da compiersi quando è praticamente impossibile ottenere l’assoluzione. Non sempre, però, è possibile patteggiare la pena. Il furto, anche se aggravato, rientra in linea di massima tra quei reati per i quali ci si può sempre mettere d’accordo sulla pena finale. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo come funziona il patteggiamento nel caso di furto aggravato.

Furto aggravato: cos’è?

Non tutti i furti sono uguali. Una cosa è approfittare di un attimo di distrazione del proprietario per sottrargli il portafogli o il telefonino lasciato incustodito, altro è forzare la portiera dell’auto per rubarla. Nel primo caso si avrà un furto semplice, nel secondo un furto aggravato.

Possiamo dunque dire che il furto è aggravato quando è commesso avvalendosi di determinati mezzi o avvantaggiandosi di specifiche circostanze. Vediamo quali.

Quando c’è furto aggravato?

Per la legge, il furto è aggravato quando:

  • il ladro usa violenza sulle cose o si avvale di un mezzo ingannevole (furto fraudolento);
  • il colpevole porta con sé armi o narcotici, pur senza usarli;
  • nei casi di furto con destrezza;
  • è commesso da tre o più persone, oppure anche da una sola, se sia travestita in modo da celarne l’identità o da simulare la qualità di pubblico ufficiale;
  • riguarda il bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si vendono alimenti;
  • è commesso su beni presenti in uffici pubblici, oppure sottoposti a sequestro o a pignoramento, o ancora esposti necessariamente o abitualmente alla pubblica fede (es., macchina parcheggiata in luogo non custodito; taccheggio nel supermercato, ecc.);
  • è commesso su componenti metalliche o altro materiale sottratto ad infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici e gestite da soggetti pubblici o da privati in regime di concessione pubblica;
  • è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria;
  • è commesso all’interno di mezzi pubblici;
  • è commesso nei confronti di persona che stia uscendo da istituti di credito o uffici postali, oppure abbia effettuato un prelievo presso gli sportelli automatici a ciò adibiti [1].

Furto aggravato: com’è punito?

Il furto aggravato è punito con la reclusione da due a sei anni, oltre alla multa da 927 a 1.500 euro.

Se concorrono due o più delle circostanze previste nel paragrafo precedente, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da 206 a 1.549 euro.

Il furto aggravato, inoltre, è procedibile d’ufficio, nel senso che chiunque può segnalare alle autorità il fatto criminoso, anche una persona diversa dalla vittima del reato.

Furto in abitazione e furto con strappo

Sebbene siano contemplati in una norma diversa, anche il furto in abitazione e quello con strappo costituiscono forme di furto aggravato, punito più severamente di quello semplice.

Per la precisione, sia il furto in abitazione che quello con scippo sono puniti con la reclusione da quattro a sette anni e con la multa da 927 a 1.500 euro. La pena è della reclusione da cinque a dieci anni e della multa da 1.000 a 2.500 euro se il reato è aggravato da una o più delle circostanze che connotano il furto aggravato.

Il furto in abitazione e quello con strappo sono sempre procedibili d’ufficio.

Patteggiamento: cos’è?

Detto del furto aggravato, passiamo ora al patteggiamento, noto alla legge come “applicazione della pena su richiesta delle parti”. Si tratta di un procedimento speciale che consente all’imputato di poter definire l’intero giudizio in un’unica udienza.

Chi patteggia la pena accetta la condanna. Il vantaggio è che la sanzione sarà il frutto dell’accordo tra avvocato e pubblico ministero. Dunque, l’imputato che si trova in una condizione di evidente colpevolezza potrà evitare una pena maggiore patteggiando con la pubblica accusa.

Patteggiamento: vantaggi

La persona che accetta di patteggiare ha diritto alla riduzione fino a un terzo della pena. Ciò significa che, se ad esempio la pena avrebbe dovuto essere di tre anni, con il patteggiamento si riduce a due.

Un altro beneficio derivante dal patteggiamento è quello della non applicazione delle pene accessorie e delle misure di sicurezza nel caso in cui la pena patteggiata non superi i due anni, soli o congiunti a pena pecuniaria. Fanno eccezione solo la confisca e le pene accessorie nel caso di reati commessi contro la Pubblica Amministrazione (peculato, abuso d’ufficio, ecc.), le quali si applicano anche in caso di patteggiamento.

Inoltre, sempre nei casi di patteggiamento ristretto (cioè quelli fino a due anni di pena), se l’imputato si astiene, nei due anni successivi alla sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, qualora sia stato condannato per una contravvenzione, o nei cinque anni successivi, se trattasi di delitto, dal commettere ulteriori reati della stessa indole, il reato per cui è stato condannato ed ogni altro effetto penale si ritiene definitivamente estinto.

Quando si può patteggiare?

Non tutte le pene possono essere patteggiate. Il patteggiamento può essere chiesto solamente entro determinati limiti stabiliti dalla legge. Nello specifico, la legge ha limitato l’applicazione di questo rito solamente ai casi in cui, considerate tutte le circostanze attenuanti e aggravanti, nonché lo sconto di pena fino ad un terzo proprio della procedura, la pena non superi i cinque anni di reclusione o di arresto. La pena pecuniaria non viene computata nel calcolo [3].

In pratica, si può patteggiare solamente se la pena finale risulti non superiore a cinque anni di reclusione, indipendentemente dall’importo della sanzione pecuniaria (la quale potrebbe anche essere altissima, ma non impedirebbe di beneficiare del patteggiamento).

Esistono però delle eccezioni a quanto detto. Per alcune tipologie di reato, la porta che consente l’accesso al patteggiamento si restringe notevolmente.

Il Codice di procedura penale elenca una serie di reati per i quali l’imputato può accedere al patteggiamento solamente se la pena finale non superi i due anni, soli o congiunti a pena pecuniaria: è il cosiddetto patteggiamento ristretto.

Tra questi gravi delitti vi sono quelli di violenza sessuale semplice o di gruppo, atti sessuali con minorenne, prostituzione e pornografia minorile, associazione per delinquere di stampo mafioso, atti terroristici, associazione dedita al narcotraffico, nonché tutti i procedimenti intrapresi contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali e per tendenza, oppure recidivi aggravati.

Patteggiamento in caso di furto aggravato: come funziona?

La persona imputata di furto aggravato può patteggiare la pena, purché questa non superi i cinque anni. In altre parole, il furto aggravato consente di poter beneficiare del patteggiamento allargato.

Come detto, nel limite dei cinque anni devono essere tenute in conto tutte le circostanze che influiscono sulla pena: sia le diminuzioni derivanti dalle attenuanti (generiche e non) e dallo sconto per la scelta del rito, sia le aggravanti. Un esempio renderà tutto più semplice.

Tizio è imputato di furto aggravato per aver rubato un’auto in un parcheggio. La pena potrà essere così patteggiata: pena base: 3 anni; riduzione di 1/3 per le attenuanti generiche: 2 anni; riduzione di 1/3 per la scelta del patteggiamento: 16 mesi. La pena finale patteggiata sarà pari a 16 mesi di reclusione.

Per ottenere il patteggiamento, l’imputato per furto aggravato dovrà espressamente manifestare questa intenzione, direttamente in udienza oppure delegando a ciò il proprio avvocato munito di procura speciale.

Il patteggiamento può essere chiesto solamente entro determinati limiti di tempo; non è possibile arrivare alla fine del processo per rendersi conto che è meglio patteggiare.

Per legge, il patteggiamento può essere chiesto in udienza preliminare o prima dell’apertura del dibattimento. Può addirittura essere chiesto anche durante la fase delle indagini preliminari. In questo caso, il gip stabilisce un’udienza apposita in cui verificare le condizioni per l’applicazione della pena. Ovviamente, non può patteggiare se non c’è l’accordo con il pm. Se il pubblico ministero rifiuta il calcolo della pena proposto dalla difesa e non viene raggiunto un diverso accordo, non si potrà patteggiare.

A differenza dell’abbreviato, dunque, il patteggiamento presuppone sempre il consenso del pm, con il quale l’avvocato deve mettersi d’accordo per la pena finale.

Se c’è l’accordo, al giudice non resta che ratificare con propria sentenza, verificando però che sussistano tutti i presupposti di legge e che non ci siano le condizioni per un proscioglimento immediato (ad esempio, per prescrizione o per evidente innocenza dell’imputato).


note

[1] Art. 625 cod. pen.

[2] Art. 624-bis cod. pen.

[3] Art. 444 cod. proc. pen.

Autore immagine: canva.com/


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