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Consiglieri di parità: compiti e funzioni

8 Agosto 2021 | Autore: Sara Cadelano
Consiglieri di parità: compiti e funzioni

L’attuazione dei principi di pari opportunità e non discriminazione per donne e uomini nel lavoro. Chi sono e cosa fanno i consiglieri di parità?

Al fine di garantire il rispetto dei principi di pari opportunità e non discriminazione di genere nel lavoro, di cui agli artt. 3 cpv. e 37 della Costituzione, nel nostro ordinamento giuridico [1] è stata prevista l’istituzione della figura delle consigliere e dei consiglieri di parità. Successivamente, con la Legge n. 125/1991 [2], il legislatore ha ridefinito i compiti, la collocazione organica, nonché i criteri di nomina dei consiglieri di parità, incrementandone le funzioni. La relativa disciplina è stata, poi, ulteriormente precisata, principalmente, con il D. Lgs. n. 196/2000 [3] e con il D. Lgs. n. 198/2006 ss. mm. ii. [4].

L’argomento si rivela particolarmente attuale, in quanto l’attuazione dei principi sopra richiamati fa parte degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo Sviluppo Sostenibile; è, altresì, prevista nell’ordinamento dell’Unione Europea ed in quello italiano e, in particolare, per quanto riguarda quest’ultimo, è stata ribadita anche recentemente, attraverso l’approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Pertanto, in questo articolo, ci soffermeremo sulle caratteristiche tipiche della figura delle consigliere e consiglieri di parità e, in particolare, sui loro compiti e funzioni.

Consiglieri di parità: chi sono?

Le consigliere ed i consiglieri di parità sono nominati su base nazionale [4], regionale e provinciale e, per ciascuno di essi, è prevista anche la nomina del relativo supplente.

Il consigliere nazionale di parità (sia quello effettivo che il supplente) [5] è nominato con decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il ministro per le Pari Opportunità. I consiglieri di parità regionali e provinciali, invece, (sia effettivi che supplenti) sono nominati, con decreto del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il ministro per le Pari Opportunità, su designazione delle Regioni e delle Province, sentite le relative Commissioni regionali e provinciali tripartite [6], ognuno per i rispettivi livelli di competenza.

Quando esercitano le loro funzioni, i consiglieri di parità ed i rispettivi supplenti sono pubblici ufficiali; qualora vengano a conoscenza di reati, sono obbligati a segnalarli all’autorità giudiziaria. Le loro funzioni concernono la promozione e il controllo dell’attuazione dei principi di pari opportunità e non discriminazione per donne e uomini nel lavoro.

La scelta dei consiglieri di parità (e la conseguente nomina) si basa sul possesso di competenze specifiche ed esperienza pluriennale in materia di lavoro femminile, di normative sulla parità e pari opportunità e di mercato del lavoro. Tali requisiti devono essere dimostrati attraverso la presentazione di un’idonea documentazione. Il loro mandato dura quattro anni. Inizialmente, era stato previsto che potesse essere rinnovato una sola volta; con il D. Lgs. n. 5/2010, invece, tale previsione è stata modificata; perciò, attualmente, il rinnovo risulta possibile “per non più di due volte”.

Per facilitare l’efficacia del lavoro dei consiglieri [7] è stata istituita, altresì, la Rete nazionale dei consiglieri e consigliere di parità. Tale ente ha lo scopo di rafforzare le funzioni delle consigliere e dei consiglieri di parità, di incrementare l’efficacia della loro azione e di permettere lo scambio di informazioni, esperienze e buone prassi. Può, inoltre, promuovere programmi e progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi generali previsti dal legislatore.

La Rete è coordinata dalla consigliera nazionale di parità e si riunisce due volte all’anno. Ha iniziato la propria attività il 07 maggio 2002 ed è articolata in numerosi gruppi di lavoro.

Consiglieri di parità: compiti e funzioni

I compiti e le funzioni dei consiglieri di parità, inizialmente delineati dall’art. 3 del D. Lgs. n. 196/2000 [8], sono ora ripresi (con poche modifiche di tipo formale) dall’art. 15 del Codice delle Pari opportunità tra uomo e donna. In particolare, si prevede che essi debbano avviare iniziative finalizzate all’attuazione del principio di non discriminazione ed alla promozione di pari opportunità per lavoratori e lavoratrici. A tal fine, i consiglieri individuano le situazioni di squilibrio di genere, con l’obiettivo di svolgere funzioni promozionali e di garanzia contro le discriminazioni.

Inoltre, i consiglieri di parità promuovono progetti di azioni positive, anche individuando fondi (comunitari, nazionali e locali) per tale obiettivo.

Le azioni positive possono essere definite come «misure concrete, dirette ad assicurare alle donne pari opportunità di inserimento sociale, economico e politico, combattendo le forme di discriminazioni dirette e indirette di cui sono sempre state vittime e consentendo la predisposizione di un ambiente e di condizioni di lavoro ad esse favorevoli» [9].

Può osservarsi, in proposito, che l’istituto delle “azioni positive” è di derivazione statunitense: le cosiddette affirmative actions, intese come concessioni di benefici, da parte del Governo, a coloro che subiscano discriminazioni in ragione della propria appartenenza ad una specifica categoria [9].

In aggiunta, le consigliere ed i consiglieri di parità promuovono la coerenza della programmazione delle politiche di sviluppo territoriale, in relazione agli indirizzi dell’Unione Europea, nazionali e regionali in tema di pari opportunità. Essi sostengono, inoltre, le politiche attive per il lavoro, comprese quelle formative, per incentivare e realizzare le pari opportunità. Incentivano, altresì, l’attuazione di politiche di pari opportunità da parte di enti (pubblici e privati) impegnati nel mercato del lavoro.

Le consigliere ed i consiglieri di parità collaborano, inoltre, con le Direzioni del lavoro (sia regionali che provinciali), stabilendo procedure efficaci per l’individuazione delle violazioni della disciplina sulla parità, pari opportunità e garanzia contro le discriminazioni, anche creando pacchetti formativi specifici. In aggiunta, diffondono la conoscenza e lo scambio di buone prassi e svolgono attività di informazione e formazione culturale sui problemi delle pari opportunità e sulle diverse forme di discriminazioni. Verificano, inoltre, i risultati raggiunti attraverso l’esecuzione dei progetti di azioni positive.

Infine, i consiglieri operano in collegamento e collaborazione con gli Assessorati al Lavoro e con organismi di parità degli enti locali.

Appare utile osservare, inoltre, che tutti i consiglieri di parità (nazionali, regionali e provinciali, sia effettivi che supplenti) fanno parte della Commissione centrale per l’impiego [10] e delle Commissioni regionali e provinciali tripartite [11]; partecipano anche ai tavoli di partenariato locale ed ai Comitati di sorveglianza previsti dal Regolamento (CE) n. 1260/99 del Consiglio del 21 giugno 1999.

I consiglieri regionali e provinciali di parità sono, altresì, membri delle Commissioni di Parità del corrispondente livello territoriale (o diversi enti con funzioni analoghe). Il Consigliere nazionale, invece, è componente del Comitato nazionale e del Collegio istruttorio.

Nello svolgimento delle proprie attività, le consigliere ed i consiglieri di parità ricevono il supporto tecnico delle strutture regionali di assistenza tecnica e monitoraggio [12] in ordine alla rilevazione di situazioni di squilibrio di genere, all’elaborazione dei dati contenuti nei rapporti sulla situazione del personale, alla promozione e realizzazione di piani di formazione e riqualificazione professionale ed alla promozione di progetti di azioni positive.

Le consigliere ed i consiglieri di parità richiedono alle Direzioni provinciali e regionali del lavoro territorialmente competenti di acquisire, nei luoghi di lavoro, informazioni sulla situazione occupazionale dei lavoratori e delle lavoratrici, per quanto concerne lo stato delle assunzioni, della formazione e promozione professionale, delle retribuzioni, delle condizioni di lavoro, della cessazione del rapporto di lavoro, e di ogni altro dato utile.

Entro il 31 dicembre di ogni anno, i consiglieri di parità (sia regionali che provinciali) consegnano una relazione sull’attività svolta agli organi che li hanno designati.

Qualora il Consigliere di Parità non presenti la relazione oppure la presenti con oltre tre mesi di ritardo, viene sanzionato con la decadenza dall’ufficio.

Consiglieri di parità: ampliamento delle funzioni

L’istituzione della figura delle consigliere e dei consiglieri di parità ha rappresentato, senz’altro, un importante passo avanti in direzione della tutela dei principi di parità di trattamento e non discriminazione delle lavoratrici e dei lavoratori., anche attraverso lo scambio di informazioni e buone prassi reso possibile dalla Rete Nazionale delle consigliere e consiglieri di parità.

L’ampliamento delle funzioni delle consigliere e consiglieri di parità ha consentito, inoltre, interventi maggiormente efficaci rispetto al passato, sia in ordine all’accesso al lavoro da parte delle donne che in ordine alla carriera di queste ultime.

Tuttavia, il problema delle pari opportunità e delle discriminazioni delle donne sul lavoro è talmente radicato che la strada da percorrere per permettere alle donne di avere le medesime opportunità di lavoro offerte agli uomini e per infrangere il c.d. soffitto di cristallo risulta ancora lunga. Infatti, la possibilità di fare carriera è, tuttora, legata ad alti investimenti di tempo e di disponibilità che non si conciliano con il modello della “doppia presenza” della donna negli impegni familiari e lavorativi.

Il lavoro familiare, in Italia particolarmente, risulta diviso in modo non equo tra donne e uomini; solo una ridistribuzione dei carichi di lavoro familiare e la presenza di un sostegno esterno (gratuito o a pagamento) permettono ad entrambi di lavorare a tempo pieno e di migliorare la propria situazione lavorativa.

Inoltre, può osservarsi che i pregiudizi nei confronti delle lavoratrici non colpiscono esclusivamente le lavoratrici madri; infatti, da un punto di vista statistico, le donne senza figli non fanno più carriera di quelle con figli [13].

Il processo di cambiamento, dunque, richiederà ulteriori sforzi da parte di tutte le istituzioni e dell’intera società civile.

In particolare, data l’importanza della questione, sarebbe auspicabile che venisse stabilito un aumento dei fondi a disposizione delle consigliere e dei consiglieri di parità, così da rendere il loro ruolo ancora più incisivo ed efficace.



Di Sara Cadelano

note

[1] L. n. 863/1984.

[2] Artt. 1 e 8 L. n. 125/1991.

[3] “Disciplina dell’attività delle consigliere e dei consiglieri di parità e disposizioni in materia di azioni positive , a norma dell’art. 47 L. n. 144 del 17.05.1999.

[4] “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”  a norma dell’art. 6 L. n. 246 del 28.11.2005.

[5] Art. 12 del D. Lgs. n. 198/2006.

[6] Artt. 4 e 6 del D. Lgs. n. 469/1997.

[7] Agli artt. 4 e 6 del D. Lgs. n. 469/1997, con l’art. 4 del D. Lgs. n. 196/2000 (attualmente, art. 19 del Codice delle Pari opportunità).

[8] Si veda Array, Funzioni e compiti dei consiglieri di parità, in Diritto.it – Gruppo Maggioli Editore, 02/09/2010.

[9] D. Politano, Legge 125/1991: “Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro”, op. cit.

[10] Oppure del diverso ente che ne prenda il posto ex D. Lgs. n. 469/’97.

[11] Artt. 4 e 6 del D. Lgs. n. 469 del 1997.

[12] Art. 4, co. 1, lettera d), del D. Lgs. n. 469/97.

[13] E. Reyneri, Introduzione alla sociologia del mercato del lavoro, Il Mulino, p. 64.


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