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Pignoramento all’estero: quali sono i rischi?

4 Settembre 2021
Pignoramento all’estero: quali sono i rischi?
Potrei essere oggetto di pignoramento. Sono pensionato, residente in Tunisia, dove ricevo la mia pensione e detengo i miei risparmi. Quale è la possibilità di essere perseguito da atti esecutivi in questo Paese?

In teoria, Lei potrebbe essere oggetto di pignoramento, secondo quelle che sono le norme legislative previste in Tunisia.

In concreto, portare ad esecuzione un titolo esecutivo (sentenza, o decreto ingiuntivo) in un Paese estero è molto complicato, oltre che economicamente dispendioso. Difatti, il Suo creditore dovrebbe cercare un avvocato nel Paese in cui Lei risiede e, tramite l’attuale legale in Italia, inviare i documenti necessari per il recupero del credito estero.

Fatto ciò, occorrerà pure ottenere la traduzione del titolo esecutivo che dovrà servire per il pignoramento in Tunisia. Quella traduzione non potrà essere fatta da chiunque, ma dall’ambasciata tunisina in Italia. Quindi, il creditore dovrà affrontare sia l’ulteriore spesa della traduzione giurata, che i costi del nuovo legale estero, che non sono certo irrisori.

Tenga conto che, con riguardo ai Suoi risparmi, Lei avrà il tempo di trasferirli altrove, in quanto in Tunisia, così come in Italia, prima di procedere al pignoramento, occorre inviare un atto preventivo di intimazione.

Così, Lei – messo a conoscenza dell’incombente esecuzione sui propri risparmi – potrà eseguire un trasferimento in altro conto corrente (magari italiano), o prelevare gli stessi e tenerli in cassaforte.

L’unica somma che non potrà sottrarre completamente al creditore è la pensione, in quanto corrisposta da un ente previdenziale terzo. In questo caso, non sarà aggredibile tutta la somma percepita mensilmente, ma solo una parte, essendo necessario che Lei possa detenere una quota pensionistica sufficiente a garantirle una vita dignitosa.

Detto ciò, la probabilità di recupero del credito all’estero da parte di una banca è molto bassa e varia a seconda dell’ammontare del debito.

Per debiti relativamente piccoli (fino a 20mila euro) difficilmente l’istituto di credito procede ad avviare la procedura estera di recupero del credito, in quanto il rischio di spendere tante somme e di non recuperare nulla è alto; in quel caso, si preferisce attendere e, col passare degli anni, fare diverse indagini al fine di verificare se ci sono delle novità importanti, o addirittura aspettare la morte del debitore, per verificare l’esistenza di eredi italiani, residenti in Italia.

Se il debito è alto, allora è probabile che la banca cerchi di indagare maggiormente sulla Sua vita e sui Suoi potenziali patrimoni; non è detto, però, che tale indagine spinga la banca a rivolgersi all’estero, in quanto è possibile che dall’ispezione non risulti nulla di appetibile, a tal punto da evitare di sostenere dei costi esteri importanti, con il potenziale rischio di non avere un esito fruttuoso dell’esecuzione che si vuole intentare.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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