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Possibile rinunciare al diritto di proprietà?

20 Aprile 2015 | Autore:
Possibile rinunciare al diritto di proprietà?

Il proprietario o il titolare di un diritto reale di godimento può rinunciare liberamente al proprio diritto.

L’acquisto di una casa, di un terreno, di beni immobili è sempre stato considerato nella tradizione italiana il miglior modo di investire il proprio danaro. Tuttavia in questo momento storico, in cui la crisi economica sembra non voler recedere, la proprietà immobiliare, soprattutto se improduttiva di rendita (si pensi ad es. ad un terreno incolto o ad un fabbricato in disuso), può rappresentare un peso piuttosto che una ricchezza.

Il modo tipico di liberarsi di un bene immobile che non è più oggetto di interesse è rappresentato dalla compravendita; ma – qualora non si riuscisse a vendere – è possibile rinunciare alla proprietà?

Ebbene, il codice civile italiano prevede che “il proprietario ha diritto di godere delle cose in modo pieno ed esclusivo[1] il che vuol dire che è libero di vendere i propri beni, di darli in godimento ad altri, di rinunciarvi e persino di distruggerli.

Il proprietario quindi ha la piena libertà di rinunciare al suo diritto di proprietà.

È opportuno, tuttavia, distinguere tra la rinuncia di un bene appartenente ad un unico proprietario e la rinuncia di una quota di una cosa appartenente a più persone.

Nel primo caso, l’atto di rinuncia – che dovrà essere stipulato davanti ad un notaio e trascritto nei registri immobiliari con il pagamento della relativa imposta – ha come effetto l’acquisto della proprietà del bene da parte dello Stato[2].

Nella seconda ipotesi, invece, la quota a cui si rinunzia andrà ad aggiungersi a quelle degli altri comproprietari i quali non potranno opporsi all’acquisto (si parla in tal caso di accrescimento della quota).

Tuttavia, il comproprietario che non vuole essere titolare di una quota accresciuta può, a sua volta, rinunciare all’intera quota.

Anche questa seconda ipotesi dovranno seguire le procedure formali prima descritte per la rinuncia all’intero bene.

È necessario, inoltre, ricordare che, nel caso di un bene in comproprietà, si distinguono due tipi di rinuncia: la rinuncia abdicativa e la rinuncia liberatoria.

Con la rinuncia abdicativa il proprietario dismette dalla proprietà della sua quota in favore degli altri comproprietari e contemporaneamente si libera degli obblighi riguardanti le spese per la gestione e la conservazione dell’immobile nonché di ogni altro onere ma solo per il futuro.

In altre parole, il proprietario dovrà continuare a pagare le spese derivanti da obbligazioni sorte prima della rinuncia ma non dovrà rispondere per quelle sorte successivamente.

Al contrario la rinuncia liberatoria ha un effetto più ampio, consentendo al proprietario di liberarsi da qualunque obbligo sia precedente che successivo all’atto di rinuncia [3].


note

[1] Art. 832 cod. civ.

[2] Art. 827 cod. civ.

[3] Art. 1104 cod. civ.


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