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Miscellanea Cassa forense: tre misure per aiutare gli avvocati

Miscellanea Pubblicato il 25 maggio 2014

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> Miscellanea Pubblicato il 25 maggio 2014

Pronto il regolamento per sostenere gli iscritti che non ce la fanno a pagare i contributi.

I legali italiani senza distinzione di età, sesso o territorio chiedono di essere aiutati a tagliare i costi della loro attività, più che di avere garanzie di tutela sulla salute o sul fronte dell’assistenza alla famiglia. In risposta Cassa forense ha messo a punto una serie di misure. La prima, in vista della scadenza del 30 giugno, data di avvio del processo civile telematico è la predisposizione, assieme al Consiglio nazionale forense di un punto d’accesso che consentirà al legale di collegarsi con la cancelleria per depositare un decreto ingiuntivo per poi riaverlo indietro il giorno dopo firmato da magistrato. Per questo sarà indetta una gara per affidare a una software house, iscritta nell’elenco del ministero, che metta a disposizione un redattore, consentendo all’avvocato di risparmiare, almeno per il primo anno circa 300 o 400 euro.

Una buona notizia, per gli avvocati che hanno prestato il patrocinio a spese dello Stato ma non hanno riscosso i compensi, è la riflessione sulla possibilità di far anticipare i soldi alla Cassa che pagherebbe il professionista per poi compensare i suoi debiti con l’Erario. Ancora un tavolo di lavoro è stato istituito per affrontare il problema della polizza infortuni che ogni avvocato è obbligato ad avere. Due le ipotesi sul tappeto: indire una gara europea per fornirla gratuita almeno il primo anno o, in alternativa, stipulare una convenzione per dimezzare i costi sostenuti dal legale.

Per finire c’è da affrontare il problema dei 53mila legali che devono essere iscritti alla Cassa essendo iscritti all’Albo, fino ad oggi tagliati fuori dalla previdenza a causa del limite, ormai cancellato, dei 10mila euro di reddito. Il regolamento che disciplina il loro ingresso messo a punto da cassa forense, e all’esame dei tecnici di via Arenula, dovrebbe essere firmato e pubblicato a breve.

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Autore immagine: 123rf . com


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1 Commento

  1. Cassa Forense fu privatizzata nel 1994. Ancora nel 1993, a volere tacere per gli anni precedenti, si pagava un contributo soggettivo 831,50 (ridotto 415,75) e integrativo 249,45 e contributo maternità di 46,48. In totale circa 1120 euro. Oggi il contributo soggettivo è di 2.780,00 (rid. 1.390,00) integrativo di 700,00 e contributo maternità è di 151,00 e cosi in totale circa 3.630 più di 7 milioni delle vecchie lire. Nel ’94 ricordo al sud si chiedevano 600-800 mila lire (300-400 euro) per il più comune degli incarichi, quello per separazione consensuale. Con 2-3 incarichi si recuperava quindi la somma necessaria per pagarsi i contributi. Oggi in gran parte del centrosud l’onorario per una separazione non supera i 500-800 euro e in un contesto di concorrenza 10-20 volte superiore rispetto al ’94 si è chiamati a pagare contributi equivalenti al compenso di 7-8 incarichi per separazione, con aspettative pensionistiche nella migliore delle ipotesi inferiori di 2/3 rispetto ai pensionati e pensionandi. Chiediamo ai responsabili generazionali, anche del sovraffollamento, e ai pupazzi del nuovo, di assumersi le proprie responsabilità semplicemente facendosi da parte e auspichiamo che i giornalisti tecnici diano adeguata attenzione anche all’iniquità come descritta piuttosto che focalizzare prevalentemente le problematiche sulla sostenibilità o sul sistema retributivo/contributivo. Le nuove generazioni troveranno il modo di avvalersi opportunamente dell’autonomia normativa di Cassa Forense. Segue tabella storica dei contributi. http://www.cassaforense.it/Cassafor/Documentazione/GuidaPrevidenziale/Contributi/documenti/tabellacontributiredditi.cfml

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