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Videosorveglianza: regole privacy 

13 Agosto 2021 | Autore:
Videosorveglianza: regole privacy 

Come, quando e dove si possono installare telecamere e registrare immagini senza violare la riservatezza delle persone.

Le telecamere sono ormai quasi dappertutto: su strade ed autostrade, negli uffici pubblici e nei negozi, negli stabilimenti aziendali, di fronte ai portoni d’ingresso, sui pianerottoli ed anche nelle case. Ma ogni sistema di videosorveglianza implica un trattamento di dati personali, che riguarda le immagini e tutte le altre informazioni che possono essere tratte dalle riprese, come le targhe dei veicoli, l’abbigliamento delle persone, gli orari di passaggio e molte altre informazioni utili a chi vuole ficcare il naso negli affari degli altri. Quindi, la videosorveglianza è soggetta a precise regole sulla privacy, stabilite dalla legge e, in particolare, dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali [1]. 

Il principio fondamentale è che i dati trattati devono essere pertinenti, e non eccedenti, rispetto alle finalità perseguite. Il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che la videosorveglianza va effettuata rispettando il principio di minimizzazione dei dati: vanno ripresi e registrati solo quelli strettamente necessari, e non altri. Questo criterio incide anche sulla dislocazione dell’impianto e, dunque, sul posizionamento delle telecamere e sul loro angolo visuale. 

Quindi, il fatto che sia lecito e consentito in via generale installare telecamere in determinati luoghi, come le strade, le aziende o i condomini, non basta: occorre anche rispettare, in concreto, delle prescrizioni ulteriori, come quelle sul tempo di conservazione delle immagini, che va limitato allo stretto necessario e senza compiere divulgazioni non autorizzate. In questo articolo ti descriveremo quali sono le fondamentali regole privacy in materia di videosorveglianza, in modo da aiutarti a dirimere parecchi dubbi in questa materia sensibile. 

Sistemi di videosorveglianza: dove possono essere installati? 

I sistemi di videosorveglianza, cioè i circuiti di ripresa di immagini mediante telecamere e dispositivi connessi di registrazione e di trasmissione, possono essere installati nei luoghi di proprietà privata ed in quelli aperti al pubblico, per tutelarli da furti, ingressi non autorizzati, vandalismi e altre intromissioni.  

Per rispettare la normativa sulla privacy, lo spazio di ripresa deve essere limitato alle aree di proprietà esclusiva: ad esempio, se la telecamera è situata sulla porta di casa deve riprendere solo lo spazio antistante e non le porte dei vicini o l’ingresso condominiale. Per i privati è anche vietato riprendere aree pubbliche o di pubblico passaggio: si potrebbe incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata [2], che prevede la reclusione fino a quattro anni e comporta il risarcimento dei danni morali ai soggetti abusivamente ripresi. Per alcuni esempi al riguardo leggi “Quando la videosorveglianza viola la privacy“.

Videosorveglianza in azienda: è lecita? 

Nelle aziende e nelle attività assimilate aperte al pubblico (negozi, bar, uffici, studi professionali, ecc.), l’attività di videosorveglianza è lecita per tutelare i beni di proprietà aziendale e per motivi di sicurezza di aree, locali ed impianti; ma deve sempre evitare di diventare uno strumento di controllo a distanza dei lavoratori, che è vietato dalla legge [3]. Per approfondire leggi “Videosorveglianza in azienda: quando è legale“.

Videosorveglianza in condominio: chi decide? 

L’uso di telecamere al fine di garantire la sicurezza delle parti comuni dell’edificio (come il cortile, i parcheggi e il portone d’ingresso) è consentito in via generale dalla legge [4], ma per poter installare un impianto di videosorveglianza in condominio occorre una delibera di approvazione dell’assemblea. Per le informazioni di dettaglio sulle maggioranze necessarie e sulle modalità di posizionamento delle telecamere leggi “Videosorveglianza in condominio: quali regole?“. 

Telecamere: quando occorre il cartello di avviso? 

Il Regolamento privacy [5] dispone che gli interessati devono sempre essere informati che si trovano in una zona videosorvegliata, e questo principio è valido non solo per le telecamere collocate da privati ma anche per quelle posizionate in occasione di eventi e spettacoli pubblici, come concerti e manifestazioni sportive.  

L’informativa viene fornita con un cartello di avviso della presenza di telecamere, che contiene la dicitura di “area videosorvegliata” e le indicazioni essenziali sul titolare del trattamento e sulla finalità perseguita. Il cartello va collocato prima del punto di accesso nella zona coperta dalla videosorveglianza, ma non deve specificare qual è la precisa ubicazione delle telecamere.

L’obbligo di informazione viene meno solo quando la telecamera è installata in un luogo esclusivamente privato e non aperto al pubblico, come all’interno della propria abitazione. Se però la casa è frequentata da lavoratori o collaboratori, come badanti, colf e babysitter, il datore di lavoro deve informarli della presenza di telecamere ed evitare il monitoraggio di ambienti intimi, come i bagni. 

Qual è il tempo di conservazione dei filmati di videosorveglianza?

Il Regolamento sulla privacy [6] stabilisce che le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza possono essere registrate, ma i relativi filmati non possono essere conservati più a lungo del tempo necessario per assicurare le finalità in base alle quali i dati sono stati acquisiti e memorizzati.

Ma in concreto qual è il tempo di conservazione dei filmati di videosorveglianza? Il Garante privacy ha precisato, nelle Faq (risposte a domande frequenti) pubblicate sul proprio sito, che «spetta al titolare del trattamento individuare i tempi di conservazione delle immagini, tenuto conto del contesto e delle finalità del trattamento, nonché del rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche».  

Siccome gli scopi più frequenti della videosorveglianza sono la sicurezza e la protezione del patrimonio, il Garante: 

  • ritiene più che sufficiente un periodo di conservazione di uno o due giorni per individuare eventuali danni (le chiusure nei fine settimana o in altri periodi festivi giustificano un tempo più prolungato); 
  • suggerisce di utilizzare meccanismi di cancellazione automatica delle immagini memorizzate e dei filmati registrati; 
  • avverte che «quanto più prolungato è il periodo di conservazione previsto (soprattutto se superiore a 72 ore), tanto più argomentata deve essere l’analisi riferita alla legittimità dello scopo e alla necessità della conservazione»;
  • se ci sono esigenze investigative (come le indagini avviate dalle forze dell’ordine a seguito di un furto o di un incendio, o una richiesta della procura della Repubblica), i tempi massimi di conservazione possono essere derogati. 

Nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, la legge [7] fissa un termine massimo di conservazione delle immagini raccolte mediante sistemi di videosorveglianza a sette giorni successivi a quello di rilevazione, «fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione». 

Videosorveglianza privata: i controlli della Guardia di Finanza 

In base ad una convenzione stipulata con la Guardia di Finanza [1], il Garante per la protezione dei dati personali si avvale della collaborazione del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche delle Fiamme gialle per svolgere controlli a campione sui proprietari di impianti di videosorveglianza. 

Tra i poteri attribuiti dal Codice per la protezione dei dati personali al Garante privacy [9] rientra quello di disporre accessi, ispezioni e verifiche e svolgere accertamenti «nei luoghi ove si svolge il trattamento» di dati personali e, dunque, nei luoghi dove sono ubicati i sistemi di videosorveglianza (telecamere e impianti di registrazione o conservazione dei dati); se gli accertamenti vengono svolti in un’abitazione o in un altro luogo di privata dimora occorre «l’assenso informato del titolare o del responsabile», o, in alternativa, l’autorizzazione preventiva rilasciata dal presidente del tribunale competente per territorio in relazione al luogo dell’accertamento.

In base all’ultimo programma ispettivo emanato [10], i controlli riguarderanno, per il secondo semestre 2021, in particolare, i trattamenti di:

  • dati biometrici per il riconoscimento facciale effettuati mediante sistemi di videosorveglianza;
  • dati personali nel settore della videosorveglianza domestica e dei sistemi audio-video applicati ai giochi (i cosiddetti “giocattoli connessi”);
  • dati personali effettuati dai cosiddetti “data broker” (sono le società che vendono alle aziende i dati acquisiti) o per attività di marketing e profilazione dei clienti;
  • dati relativi alla salute effettuati da istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, sia pubblici che privati;
  • dati personali rilevati da società rientranti nel settore del cosiddetto “food delivery” (consegna di cibi e alimenti a casa).

note

[1] Regolamento (Ue) n. 2016/679.

[2] Art. 615 bis Cod. pen.

[3] Art. 4 L. n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori).

[4]  Art. 1122 ter Cod. civ.

[5] Art. 13 Reg. (Ue) n. 2016/679.

[6] Art. 5, par. 1, lett. c) ed e) Reg. (Ue) n. 2016/679.  

[7] Art. 6, co. 8, D.L. n.11/2009.

[8] Protocollo d’intesa del 30.03.2021 tra l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali e il Comando Generale della Guardia di finanza.

[9] Artt. 157 e 158 D.Lgs. n. 101/2018.

[10] Garante per la protezione dei dati personali, Deliberazione n. 286 del 22.07.2021.


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3 Commenti

  1. Il nostro vicino vuole installare delle telecamere sul pianerottolo all’ingresso di casa sua. Noi gli abbiamo ribadito che fin quando inquadra solo la sua porta non c’è alcun problema, però non può riprendere le scale e l’intero piano perché altrimenti violerebbe la mia privacy, quella dei miei cari e dei miei ospiti. C’è un limite a tutto

  2. Stare con una telecamera puntata in ufficio mentre stai lavorando non è il massimo. E’ come un occhio puntato su ogni tuo singolo movimento e ti senti a disagio anche a bere un sorso d’acqua, a sistemarti la sedia o i pantaloni. Insomma, capisco che il datore di lavoro voglia avere il controllo di ciò che si fa in ufficio ma la cam puntata addosso a mio parere non è regolare.

  3. Quando entri in un negozio, deve essere segnalata la presenza delle telecamere perché è giusto che il cliente sappia che tutto ciò che accade è sotto l’occhio vigile della telecamera. Non solo se si verifica qualche irregolarità da parte sua ma anche da parte degli stessi lavoratori che si comportano in un certo modo nei confronti dei consumatori o che si intascano parte delle entrate di cassa o che chiedono un prezzo maggiore del prodotto non applicando lo sconto e poi si prendono la differenza

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