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Furto d’identità: cos’è e quando è reato?

6 Novembre 2021 | Autore:
Furto d’identità: cos’è e quando è reato?

In cosa consiste il delitto di sostituzione di persona? Quando c’è furto d’identità digitale? Cos’è la frode informatica?

Molto spesso, si sente parlare di furto d’identità, soprattutto con riferimento a coloro che, approfittando dell’anonimato che in genere garantisce Internet, si spacciano per altre persone “rubandone” nome e cognome. Si pensi a quanti si iscrivono ai social network attribuendosi generalità di altri, perfino la foto da usare come immagine del profilo. Questa condotta è illecita e costituisce, al ricorrere di determinate condizioni, il delitto di sostituzione di persona. Con questo articolo affronteremo proprio questo argomento: vedremo cioè cos’è il furto d’identità e quand’è reato.

Sin da subito, va detto che il furto d’identità avviene sostanzialmente in due modi: presentandosi ad altri e spacciandosi per la persona che non si è; rubando in rete le generalità di un individuo per usarle a proprio vantaggio nell’interagire con terzi. In quest’ultimo caso, si parla di furto d’identità digitale. Purtroppo, si tratta di una pratica sempre più diffusa. Peraltro, il furto d’identità digitale può integrare non solo il reato di sostituzione di persona, ma anche quello di frode informatica.

Non può essere sottaciuto, infine, come il furto d’identità si associ sempre più spesso a un altro reato: quello di truffa. Come vedremo, per pacifica giurisprudenza, entrambi i delitti possono sussistere, cosicché colui che si spaccia per un’altra persona per raggirare un’altra potrà rispondere di ben due reati in un colpo solo. Se quanto detto sinora ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo cos’è e quando è reato il furto d’identità.

Furto d’identità: cos’è?

Per furto d’identità si intende la condotta illecita di chi si attribuisce un falso nome, false generalità o anche solamente una qualità o uno stato che in realtà non possiede, al fine di trarre in inganno qualcuno.

In pratica, commette furto d’identità chi si appropria dei connotati altrui, cioè di tutti quegli elementi e di quei dati che servono a individuare inequivocabilmente una persona.

Furto d’identità: che reato è?

Il furto d’identità costituisce il reato di sostituzione di persona, punito dalla legge con la reclusione sino a un anno [1]. Si tratta di un reato procedibile d’ufficio; pertanto, chiunque potrà sporgere denuncia, anche il soggetto che non sia stato direttamente vittima del reo.

Furto d’identità: quando è reato?

La legge non punisce solamente il furto d’identità inteso in senso stretto, cioè la condotta di chi si sostituisce ad altri, ma anche altre azioni che sono idonee a trarre in inganno.

Per la precisione, il Codice penale sanziona chiunque:

  • si sostituisce a un’altra persona. È il classico caso di chi si spaccia per un altro individuo. Si pensi a colui che sostiene un concorso pubblico al posto dell’effettivo candidato;
  • si attribuisce un falso nome. È reato anche attribuirsi un’identità falsa o immaginaria, non riconducibile a una persona esistente;
  • si attribuisce un falso stato o una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici. Nel primo caso, si pensi a chi si finge single mentre è sposato, oppure a chi si professa parente di una persona importante solo per cercare di ottenere un favore; nella seconda ipotesi (falsa qualità), rientrano invece tutti i casi di chi si attribuisce circostanze rilevanti per la legge, tipo quella di essere proprietario di un bene, oppure semplicemente di essere maggiorenne.

Perché scatti il reato di sostituzione di persona, occorre un ulteriore requisito, e cioè che la condotta sia idonea a trarre in inganno al fine di ottenere un vantaggio oppure di causare un danno.

E così, se è penalmente rilevante la bugia di chi si professa parente di un illustre personaggio solo per ottenere dei benefici che altrimenti non gli spetterebbero, è invece irrilevante la condotta di chi si spaccia in modo inverosimile per una nota personalità, tipo Napoleone o Manzoni.

Furto d’identità digitale: cos’è?

Sempre più ricorrente è il furto d’identità digitale, consistente nell’attribuirsi le generalità di un’altra persona adoperando Internet. L’ipotesi più classica è quella di chi ruba su Google la foto di un belloccio e la utilizza per chattare in rete nella speranza di fare conquiste amorose.

In questo caso, il furto d’identità digitale non è altro che una variante del reato di sostituzione di persona sopra analizzato.

Chi si appropria dell’identità digitale di altri, però, rischia di incorrere anche in un altro reato: quello di frode informatica.

Il furto dell’identità digitale potrebbe consistere non solo e non tanto nell’usare le generalità altrui, quanto nel rubare dati privati, come ad esempio le credenziali di accesso a un sito, per poi usarle a proprio vantaggio, magari vendendole o impiegandole per accedere al conto in banca.

In ipotesi del genere, si integra il reato di frode informatica [2], punito con la reclusione da due a sei anni e la multa da 600 a 3.000 euro, ogni volta che il fatto è commesso con furto o indebito utilizzo dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti.

Caso emblematico di frode informatica aggravata da furto d’identità digitale è l’uso di carte di credito clonate. In tale ipotesi, l’hacker riesce a penetrare abusivamente nei vari sistemi bancari spacciandosi per i titolari delle carte clonate e realizzando, in tal modo, un ingiusto profitto per sé con altrui danno.

Furto d’identità e truffa

Molto spesso, il furto d’identità è lo strumento per realizzare una truffa. Si pensi al malintenzionato che si spaccia per il corriere che ha un pacco urgente da consegnare, ovviamente dietro pagamento. In un caso del genere, il reo risponderà di sostituzione di persona, di truffa oppure di entrambi i reati?

Secondo la giurisprudenza [3], il reato di sostituzione di persona può coesistere con quello di truffa, sicché chi si attribuisce una falsa identità o false qualità per raggirare la vittima risponderà di entrambi i delitti.


note

[1] Art. 494 cod. pen.

[2] Art. 640-ter cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 11918 del 21/03/2016.

Autore immagine: pixabay.com


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