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Come leggere le etichette

6 Novembre 2021 | Autore: Fabio Scarello
Come leggere le etichette

Come scegliere i prodotti adatti alle nostre esigenze? Quali sono gli obblighi imposti agli operatori del settore dall’UE? 

L’etichetta alimentare è la carta d’identità dei cibi e delle bevande che acquistiamo e portiamo sulla nostra tavola. Essere informati su cosa mettiamo nei nostri piatti è un atto di responsabilità verso noi stessi e i nostri cari. Gli operatori del settore alimentare sono tenuti a fornirci una serie di dati che, se letti correttamente, ci permettono di riempire il carrello in modo consapevole. In questo articolo vedremo come leggere le etichette ovvero quell’insieme di informazioni che, nel rispetto delle normative europee vigenti, troviamo scritte sulle confezioni degli alimenti pre-confenzionati.

Alcune caratteristiche (come i valori nutrizionali, la data di scadenza o il termine di conservazione e la presenza di allergeni) devono essere riportate obbligatoriamente. Altre informazioni, come la dicitura «ricco di fibre» o «senza grassi», sono facoltative. Per saperne di più, leggi la seguente guida su come leggere le etichette.

Perché leggere l’etichetta?

Quando fai la spesa, soffermati qualche istante a leggere l’etichetta: ti servirà a capire che cosa stai per mettere nella dispensa e a soddisfare le tue esigenze di palato, di salute e di etica. Per esempio, se sei contrario agli allevamenti intensivi potrai preferire uova provenienti da stabilimenti in cui le galline trascorrono molto tempo all’aperto. Devi però sapere che la dicitura «galline allevate a terra» non significa che le galline razzolino liberamente in spazi aperti. Infatti, «a terra» indica sopra un pavimento dentro un capannone, non in gabbia ma nemmeno all’aperto.

Se prediligi la carne italiana, leggi bene tutte le informazioni contenute nell’etichetta: non sempre un bovino nasce, viene allevato e macellato nello stesso Paese.

E ancora: sei intollerante o allergico ai crostacei o alle mandorle? Cerca nell’etichetta l’avvertenza «può contenere tracce di crostacei» o «può contenere tracce di frutta a guscio» prima di mettere nel carrello quell’alimento, così eviterai spiacevoli inconvenienti.

Anche a te sarà capitato di imbatterti in confezioni con la scritta «senza calorie»: cosa si intende per «senza»? Qual è la differenza tra una marmellata «light» e una marmellata classica? Come faccio a sapere da dove provengono le uova che ho acquistato? Perché sul barattolo del sale o del peperoncino non vengono riportati i valori nutrizionali mentre nei biscotti, nella pasta, nei succhi di frutta sì? Che differenza c’è tra data di scadenza e termine di conservazione? Questi e altri argomenti affronteremo in questa breve guida su come leggere le etichette.

La normativa sulle etichette alimentari è applicata a livello europeo sulla base del Regolamento (UE) n. 1169/2011, che riguarda le informazioni sugli alimenti che i consumatori devono ricevere dagli operatori del settore.

Come sono fatte le etichette alimentari?

Le etichette alimentari sono l’insieme di informazioni sui cibi e sulle bevande che vengono fornite ai consumatori. Bisogna distinguere quando si acquista un prodotto già confezionato e quando si acquista un prodotto che viene confezionato davanti ai nostri occhi.

Gli alimenti e le bevande contenuti in confezioni pre-imballate devono riportare le informazioni scritte direttamente sulla confezione oppure su un’etichetta incollata. Le trovi ad esempio stampate sulla scatola dei corn-flakes (alcune voci sono: tabella nutrizionale, ingredienti, peso, nome dell’azienda produttrice); sulla fascia colorata che avvolge le bottiglie di plastica della Coca-Cola o della Fanta; sull’etichetta di carta incollata sui barattoli di vetro dei succhi di frutta.

Invece, nel caso degli alimenti non pre-imballati, come il pane acquistato dal fornaio, gli affettati tagliati e incartati dal salumiere, il vino alla spina o la carne in macelleria, è il commerciante che ha l’obbligo, se richiesto dal cliente, di dare le informazioni sull’alimento. Se stai acquistando del prosciutto nella piccola bottega del tuo quartiere e vuoi sapere dove è stato prodotto, quanti grassi sono presenti ogni 100 grammi, chi è il produttore o dove è stato macellato l’animale, sappi che il commerciante è tenuto a dirtelo: può farlo verbalmente oppure dandoti la possibilità di consultare la documentazione in suo possesso.

Le scritte delle etichette possono essere colorate, stampate, impresse o incise sulla confezione; in ogni caso, devono avere un carattere di almeno 0,9 mm, essere chiare e leggibili.

Le informazioni obbligatorie delle etichette alimentari

Gli operatori del settore alimentare devono fornire obbligatoriamente delle informazioni mentre altre vengono scritte facoltativamente.

Le informazioni obbligatorie delle etichette alimentari sono:

  • il nome dell’alimento: ad esempio «Fette biscottate forno della nonna»;
  • l’elenco degli ingredienti, in ordine decrescente di presenza nel prodotto. Nell’esempio delle fette biscottate: farina di grano tenero tipo «0», olio di semi di girasole, zucchero, lievito, estratto di malto d’orzo, sale, aromi naturali;
  • la quantità di alcuni di ingredienti, espressa in percentuale, quando essi:
    1. fanno parte della denominazione del prodotto, ad esempio: «Tortelli con ripieno di ricotta e spinaci»: devono essere riportate le quantità di ricotta e di spinaci;
    2. sono evidenziati sulla confezione mediante raffigurazioni o scritte: se sulla confezione dei biscotti alla cioccolata è raffigurata della cioccolata, allora è obbligatorio scrivere il suo quantitativo percentuale;
    3. quando conoscerne la percentuale serve a distinguere il prodotto da altri con i quali, per aspetto o denominazione, potrebbe essere confuso: nella pratica, si tratta di due soli casi, la maionese ed il marzapane, che all’interno dell’UE vengono commercializzati nei Paesi membri con lo stesso nome anche se presentano composizioni sensibilmente diverse;
  • gli allergeni presenti nel prodotto: qualsiasi componente in grado di provocare allergie o intolleranze. I principali sono: cereali contenenti glutine; crostacei; uova; pesce; arachidi; soia; latte; frutta a guscio; senape; sedano; lupini; sesamo; molluschi;
  • la data di scadenza o il termine di conservazione;
  • la quantità netta di prodotto: ad esempio «Tonno all’olio di oliva – 200 grammi» peso sgocciolato «140 grammi»;
  • la modalità di impiego e le condizioni di conservazione;
  • il nome o la ragione sociale del produttore;
  • il Paese di origine o il luogo di provenienza, in due casi:
    1. quando indicare la provenienza degli ingredienti è indispensabile per non trarre in inganno il consumatore a causa di informazioni potenzialmente ambigue. Per esempio, prendiamo un barattolo di passata di pomodoro con disegnata sulla confezione la bandiera tricolore italiana: se i pomodori utilizzati sono italiani, non serve scriverlo; se invece i pomodori provengono da un Paese diverso dall’Italia, come Spagna o Tunisia, è obbligatorio scriverlo in quanto il disegno del tricolore potrebbe far pensare al consumatore che i pomodori sono appunto italiani;
    2. quando il prodotto alimentare ed il suo ingrediente primario, ossia presente in quantità maggiore del 50%, hanno provenienze diverse: ad esempio, un olio di oliva prodotto da una ditta italiana utilizzando olive raccolte in Spagna. In questo caso, è obbligatorio scrivere la provenienza delle olive;
  • le istruzioni d’uso, se la preparazione è elaborata;
  • la gradazione alcolica, solo per le bevande che hanno più dell’1,2 % di alcool in volume;
  • i valori nutrizionali: è la classica tabella nutrizionale in cui vanno riportati: valore energetico; grassi; acidi saturi; carboidrati; zuccheri; proteine; sale.

Le informazioni facoltative delle etichette alimentari

Le informazioni facoltative sono scritte dai produttori su base volontaria e, di solito, servono a rendere più invitante il prodotto e a valorizzarlo dal punto di vista commerciale. Spesso, facendo leva su caratteristiche che rispondono alle esigenze dietetiche del consumatore.

Per legge, le informazioni facoltative delle etichette alimentari non devono:

  • indurre in errore il consumatore;
  • essere ingannevoli;
  • essere ambigue.

Indicazioni nutrizionali e indicazioni sulla salute

Spesso, il produttore utilizza l’etichetta per valorizzare il suo prodotto oppure per orientare l’acquirente nella scelta del prodotto con le caratteristiche adatte alle sue esigenze. È il caso di scritte quali «povero di grassi», «ricco di fibre», «favorisce la digestione». Queste scritte non possono essere messe a piacimento ma devono rispettare delle regole precise imposte a livello europeo (vedremo fra poco quali sono). Si tratta dei cosiddetti claims: indicazioni nutrizionali e indicazioni sulle caratteristiche salutistiche.

Le indicazioni nutrizionali riguardano qualsiasi scritta che riferisca di particolari proprietà nutrizionali benefiche: «con poche calorie», «senza grassi», «ricco di fibre». Riguardano il valore energetico (maggiore o minore rispetto al normale) oppure le sostanze nutritive (mancanti, ridotte o accresciute).

Le indicazioni salutistiche sono le scritte del tipo «favorisce la digestione», «supporta le difese immunitarie», ovvero indicazioni che il prodotto fa bene alla salute. Queste scritte, per legge, devono essere accompagnate da alcune informazioni complementari volte a spiegare che:

  • un uso eccessivo dell’alimento può causare danni all’organismo;
  • in caso di patologie, l’uso dell’alimento potrebbe essere sconsigliato;
  • è importante assumere una dieta sana ed equilibrata;
  • l’alimento produce il beneficio indicato se usato in un certo modo;
  • l’alimento va impiegato correttamente.

Consigli pratici per una corretta lettura delle etichette

Le informazioni scritte sull’etichetta dei prodotti che trovi al supermercato hanno delle caratteristiche precise. Tuttavia, non sempre comprenderle è intuitivo e immediato e ci sono alcune accortezze da tenere presente.

L’elenco degli ingredienti è sempre scritto in ordine decrescente di quantità: un succo di frutta alla pesca confezionato contiene purea di pesca, acqua, zucchero, acido ascorbico. Questo è l’ordine in cui vengono scritti perché il primo (purea di pesca) è quello maggiormente presente, via via a scendere fino all’ultimo (antiossidante acido ascorbico), che è quello di minor quantità.

La data di scadenza ed il termine di conservazione o TMC sono due cose diverse. La data di scadenza è tassativa, da quel giorno in poi il prodotto va buttato perché deperisce e può danneggiare la salute. Invece, l’indicazione «da consumarsi preferibilmente entro» è il termine di conservazione e significa che oltre quella data il prodotto è ancora consumabile, ma è soggetto a modifiche peggiorative di alcune caratteristiche come il sapore o l’aroma.

Vediamo alcune diciture:

  • «light»: il prodotto light è tale solo se presenta un valore energetico ridotto di almeno il 30% rispetto al normale;
  • «senza calorie», il prodotto contiene al massimo 4 Kcal su 100 g o 100 ml;
  • «a basso contenuto calorico»: per i cibi solidi, massimo 40 Kcal per 100 g; per i liquidi max 20 Kcal per 100 ml;
  • «ricco di fibre», il prodotto contiene almeno 6 g di fibre per 100 g di prodotto;
  • «a basso contenuto calorico»: per i cibi solidi, massimo 40 Kcal per 100 g; per i liquidi max 20 Kcal per 100 ml;
  • «senza grassi»: massimo 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml di prodotto;
  • «a basso contenuto di grassi»: per i solidi, massimo 3 g di grassi per 100 g di prodotto; per i liquidi massimo 1,5 g per 100 ml;
  • «senza zuccheri»: massimo 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml di prodotto;

Le seguenti sigle, secondo il Regolamento CE n. 510/2006, significano:

  • IGP: indicazione geografica protetta, è un marchio che l’UE conferisce a prodotti alimentari e agricoli provenienti da una particolare area geografica che ne determina una specifica qualità, reputazione o ulteriore caratteristica. Ad esempio, l’aceto balsamico Modena è IGP perché il fatto di essere prodotto nell’area di Modena conferisce una particolare qualità unica;
  • DOP: denominazione di origine protetta, è un marchio che l’UE conferisce a prodotti alimentari e agricoli in quanto l’ambiente geografico inteso come insieme di clima, territorio e capacità umane ne determina delle caratteristiche uniche. Mentre nell’IGP è sufficiente che una delle fasi di realizzazione, produzione o elaborazione avvenga in quella particolare area geografica, per ottenere il marchio DOP tutte le fasi di realizzazione del prodotto devono avvenire nell’area geografica specifica;
  • STG: specialità tradizionale garantita, è una certificazione conferita dall’UE a prodotti alimentari o agricoli che abbiano due caratteristiche: una produzione con una tradizione di almeno 20 anni e una produzione specifica che la contraddistingua da altri prodotti simili. Non è necessaria una provenienza geografica unica. Per esempio, in Italia, la pizza napoletana è un prodotto STG così come in Francia i moules de bouchot (cozze allevate sui pali) o in Spagna lo Jamon serrano (un prosciutto di montagna).

Le etichette delle uova

Sugli scaffali dei supermercati, la denominazione uova senza ulteriore specificazione si riferisce alle uova di gallina. Le informazioni devono essere riportate sia sulla confezione che sui singoli gusci. Vediamo nel dettaglio.

Nella confezione, obbligatoriamente, si trovano le seguenti informazioni:

  • codice o numero MIPAAF: è rilasciato dall’ASL e permette di risalire allo stabilimento dove sono state imballate le uova;
  • numero di uova contenute;
  • categoria di qualità e peso: 1) categoria A = fresche, B = per uso industriale o non alimentare; 2) peso: XL = peso maggiore di 73 grammi, L = peso tra 63 e 72 grammi; M = peso tra 53 e 62 grammi; S = peso inferiore a 53 grammi;
  • ragione sociale dello stabilimento di imballaggio;
  • modalità di conservazione;
  • termine minimo di conservazione, ossia la data oltre la quale il prodotto è ancora utilizzabile ma può presentare modifiche nelle sue caratteristiche. Non è obbligatorio che venga indicata la data di deposizione delle uova, che però puoi ricavare sapendo che le uova devono essere imballate al massimo 28 giorni dopo essere state deposte.

Sul guscio di ogni singolo uovo è impressa una sigla di 11 caratteri del tipo:

1 IT 133 VA 035

La prima cifra è un numero:

  • 0 = agricoltura biologica: è la condizione in cui le galline vivono dentro un capannone e all’aperto e sono allevate con biologici e non modificati geneticamente;
  • 1 = allevamento all’aperto: le galline vivono all’interno di un capannone e hanno uno spazio all’esterno di almeno 4 metri quadrati ciascuna;
  • 2 = allevamento a terra: le galline vivono all’interno di un capannone, massimo 9 galline per metro quadro, senza spazio all’aperto;
  • 3 = allevamento in gabbia: vivono a terra all’interno di un capannone, senza spazio all’esterno, con uno spazio di almeno 750 centimetri quadrati per gallina.

Le due lettere, nell’esempio IT per Italia, sono la sigla dello stato di produzione; i tre numeri successivi sono il codice ISTAT del comune dove si trova l’allevamento; le lettere per la sigla della provincia, nell’esempio Varese; le tre cifre finali sono la sigla dell’allevamento dove le galline hanno deposto le uova.

Le etichette della carne

Dal 2014, è stato esteso l’obbligo di indicare sull’etichetta il Paese di origine o di provenienza dell’animale oltre che per le carni bovine anche per quelle suine, avicole, caprine, volatili e ovine. In Italia, dopo i casi registrati di influenza aviaria, è stato deciso l’obbligo di indicare nell’etichetta anche l’origine della carne di pollo.

Per quanto riguarda l’etichetta della carne bovina, le norme sono stabilite dal Regolamento CE n. 1760/2000 che, in concreto, ha messo in piedi un metodo per registrare ed identificare i capi bovini. Per chiarezza: mucca, vitello, vitella, vitellone, manzo, scottona, toro fanno tutti parte della razza bovina.

Concretamente, nelle etichette delle confezioni del supermercato o delle macellerie devono essere indicate le seguenti informazioni:

  • Paese di nascita del bovino;
  • Paese in cui è stato allevato il bovino;
  • Paese in cui è stato macellato;
  • numero o codice di identificazione del capo di bestiame: permette di risalire al singolo bovino o ai bovini della confezione.

Si possono trovare queste indicazioni, anch’esse obbligatorie, legate a particolari condizioni:

  • origine Italia: significa che l’animale è nato, allevato e macellato in Italia;
  • macellato in – nome del Paese – / origine non CEE: significa che l’animale è nato, allevato e macellato al di fuori dell’Unione Europea ed è stato importato;
  • importato vivo nella CE: significa che il bovino è nato in un Paese extraeuropeo ed è stato importato, allevato e macellato all’interno dell’UE.

Informazioni non obbligatorie che si possono trovare sull’etichetta sono:

  • data di nascita e di macellazione del bovino;
  • allevamento di provenienza;
  • tipo di stalla e allevamento, che tecnicamente si chiama stabulazione.


Di Fabio Scarello


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