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Segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi: presupposti e responsabilità

25 maggio 2014


Segnalazione a sofferenza alla Centrale Rischi: presupposti e responsabilità

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 maggio 2014



Necessaria una analisi preventiva della situazione economica del cliente oltre alla comunicazione; risarcimento del danno patrimoniale, non patrimoniale e all’immagine commerciale.

Prima di procedere alla obbligatoria segnalazione di un cliente alla Centrale rischi della Banca d’Italia, l’istituto di credito deve valutare attentamente che sussistano tutti i presupposti per poterlo fare. A tal fine, essa deve effettuare necessariamente:

1. una attenta analisi della situazione economica del cliente;

2. un contraddittorio preventivo, avvisando l’interessato.

Diversamente, scatta la responsabilità contrattuale per violazione delle norme del codice civile [1] e il conseguente obbligo di risarcimento del danno sia patrimoniale che non patrimoniale.

È quanto affermato dal Tribunale di Napoli con una recente sentenza [2].

Infine, se il cliente illegittimamente “segnalato” è anche un imprenditore, questi ha diritto al risarcimento del danno all’immagine e alla reputazione commerciale. Tale voce di danno non richiede di essere necessariamente provata, perché è automatica e implicita già nell’illegittimo operato dell’istituto di credito (gli avvocati dicono che è un “danno in re ipsa”).

L’obbligo di segnalazione

Sulla banca grava l’obbligo di segnalare, alla Centrale Rischi (CR), i debitori “a sofferenza” [3]: ciò allo scopo di tutelare il mercato e il credito, creando una banca dati idonea a identificare i soggetti che non diano garanzie di effettiva capacità di rientro nelle linee di credito accordate o da accordare.

Nonostante, però, il fatto che la CR abbia lo scopo di tutelare un interesse pubblico, di certo superiore a quello del debitore segnalato, questo non significa che non debbano essere rispettate alcune garanzie minime del cliente.

L’obbligo di una attenta analisi della situazione economica del cliente

Innanzitutto, l’obbligo di comunicare i dati relativi ai crediti in sofferenza scatta solo se vi è l’insolvenza del soggetto segnalato. È necessario, in particolare, che il debitore stia affrontando una situazione di difficoltà economica grave e non transitoria. In pratica, egli deve versare in una condizione patrimoniale di deficit tale da far presumere che vi saranno degli ostacoli al recupero del credito.

Da quanto detto sopra, si comprende che la segnalazione alla Centrale Rischi è illegittima se l’istituto di credito agisce in base a un semplice ritardo nel pagamento da parte del cliente oppure sulla scorta del solo fatto che gli estratti conto della controparte presentano un saldo passivo.

Non è, invece, necessario – per effettuare la segnalazione – che il cliente sia completamente privo di beni. Infatti, la funzione della CR non è quella di segnalare i soggetti “nullatenenti”, ma quella di “mettere in allarme” in anticipo il sistema creditizio circa l’inopportunità di concedere credito a determinati soggetti e in ordine al rischio che alcuni crediti divengano definitivamente irrecuperabili.

Inoltre, la banca non può limitarsi a valutare solo il singolo rapporto critico in essere con il cliente, ma deve considerare la sua complessiva situazione finanziaria, analizzando anche eventuali ulteriori rapporti instaurati con altri istituti di credito.

Bisogna quindi prendere in esame la liquidità del soggetto, la sua capacità di produrre nuovo reddito e il mercato in cui opera. Tali dati potranno essere desunti dall’analisi della movimentazione in conto corrente, da visure camerali o da chiarimenti richiesti al cliente stesso in ordine alla consistenza del proprio patrimonio, dei redditi percepiti, ai contratti in corso, ai crediti da riscuotere a breve o medio termine, ecc.

La banca potrà, inoltre, avvalersi dei dati raccolti dalla Centrale d’allarme interbancaria, che costituisce un ulteriore archivio informatizzato ove vengono inserite, ad esempio, le informazioni relative all’illecita utilizzazione di assegni scoperti, rubati, emessi senza autorizzazione, bloccati e ulteriori indicazioni in merito a soggetti cui sia stata revocata l’autorizzazione all’utilizzo di carte di pagamento.

L’obbligo di un contraddittorio preventivo

Potrebbe essere necessario che la banca richieda chiarimenti al cliente per attingere da questi tutte le informazioni ulteriori necessarie per confermare (o, eventualmente, sconfessare) la sua insolvenza e legittimare l’appostazione a sofferenza del credito.

Certamente, la banca non ha l’obbligo di chiedere il consenso al debitore prima dell’invio dei suoi dati alla CR; ma quantomeno ha il dovere di informarlo una volta inserito il suo nominativo nella CR, obbligo, questo, che riguarda solo la prima segnalazione.

Non è certo, invece, se l’istituto di credito, prima della segnalazione a sofferenza, abbia l’obbligo di sentire il debitore. Se, a riguardo, la legge e la circolare [3] non dicono nulla, c’è chi ritiene che tale obbligo derivi dall’obbligo di correttezza e buona fede nei rapporti tra banca e cliente.

In pratica, l’obbligo di instaurare un “contraddittorio preventivo” consentirebbe un giusto contemperamento degli interessi in gioco, senza particolari pregiudizi e sacrifici per il cliente.

note

[1] Artt. 1175 e 1375 cod. civ.

[2] Trib. Napoli  sent. del 29.11.2013.

[3] Alla stregua delle Istruzioni contenute nella Circolare n. 139 dell’11 febbraio 1991 e s.m.i.

ALTRI RIFERIMENTI GIURISPRUDENZIALI

In merito al concetto di insolvenza e all’attività istruttoria richiesta all’intermediario segnalante vedasi Cass. civ., sez. I, 12 ottobre 2007, n. 21428, in Giust. civ. Mass., 2007, 10; Cass. civ., sez. I, 1 aprile 2009, n. 7958, in Giur. it., 2009, 2153 ss.; Cass. civ., sez. I, 24 maggio 2010, n. 12626, in Danno e resp., 2011, 285 ss. Con riguardo all’obbligo di interlocuzione preventiva con il cliente cfr. Trib. Bari, 24 gennaio 2008, in Danno e resp., 2008, 881 ss. Sul risarcimento del danno non patrimoniale, con particolare riguardo al regime probatorio si vedano Cass. civ., sez. I, 30 settembre 2007, n. 18316, in Giust. civ., 2008, 12, 2863 ss.; Cass. civ., sez. III, 4 giugno 2007, n. 12929, in Danno e Resp., 2007, 12, 1236 ss.; Trib. Brindisi, 2 marzo 2011, in Nuova giur. civ. comm., 2012, I, 1 ss.

Autore immagine: 123rf . com

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