Un Pin per ogni cittadino e identità digitale

26 maggio 2014


Un Pin per ogni cittadino e identità digitale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 maggio 2014



 Riforma digitale della Pubblica Amministrazione: le nuove misure.

Pin del cittadino, identità digitale, accesso unico a tutti i servizi della pubblica amministrazione. Scorrendo i 44 punti della riforma della Pa promossa dal Governo nelle scorse settimane, queste sono le parole chiave di uno dei passaggi potenzialmente più rivoluzionari nei rapporti tra utenti e uffici pubblici. Una rivoluzione che, però, ricorda alcune esperienze del passato: gli stessi concetti erano alla base della carta di identità elettronica e del successivo documento unificato, frutto della fusione con la tessera sanitaria. Tutti progetti rilanciati negli anni da diversi Governi e mai pienamente attuati: basti pensare che gli ultimi tre Esecutivi, prima di quello in carica, sono intervenuti (con scarso successo) a regolare la materia.

Il punto 37 del documento presentato dal premier, Matteo Renzi, e dal ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, recita esattamente: “Introduzione del Pin del cittadino: dobbiamo garantire a tutti l’accesso a qualsiasi servizio pubblico attraverso un’unica identità digitale”. Parole che sono una sintesi di un piano più ampio, ma che rimandano chiaramente ai progetti della carta di identità elettronica e del documento unificato, proposti a più riprese negli ultimi anni. L’ultimo caso è quello del Governo Letta con il decreto del Fare, lo scorso giugno, dove è stato previsto, in sostanza, che il cittadino all’atto della richiesta del documento unificato (carta d’identità elettronica e tessera sanitaria) possa richiedere una Pec pubblica gratuita e indicare la stessa quale proprio domicilio digitale. Una costruzione ambiziosa ma rimasta lettera morta.

E non è la prima volta. Perché il centro di tale rivoluzione – un documento unico che metta insieme carta di identità e tessera sanitaria – si aggira da anni nelle proposte di Parlamento e Governo. Prima di Enrico Letta ci aveva provato il suo predecessore Mario Monti, con il decreto 179/2012. Qui, addirittura nel primo articolo, si programmava un provvedimento successivo nel quale disporre “l’ampliamento delle possibili utilizzazioni della carta d’identità elettronica anche in relazione all’unificazione sul medesimo supporto della carta d’identità elettronica con la tessera sanitaria”. Ma, andando a ritroso, l’elenco delle riforme solo programmate è lunghissimo. Nel decreto 70 del maggio 2011 anche l’ultimo Governo Berlusconi parlava di carta di identità elettronica e di documento unificato con la tessera sanitaria.

Prima ancora, ed è storia ormai di quasi venti anni fa, era stato varato il progetto della carta di identità elettronica, spostato in avanti, di rinvio in rinvio, dalla fine degli anni Novanta. E rimasto in uno stato di perenne sperimentazione. A pesare in negativo sono stati soprattutto i costi dell’operazione. Il piano industriale messo a punto dal Poligrafico nel 2006 stimava in 537,6 i milioni necessari per assicurare quasi 49 milioni di carte. La prima ipotesi di documento unico del 2011 sarebbe dovuta costare circa 600 milioni di euro.

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Autore immagine: 123rf . com

Fonte Sole24Ore

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