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Lo sai che? Stop redditometro se le spese di lusso vengono da donazioni dei familiari

Lo sai che? Pubblicato il 26 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 maggio 2014

Se il contribuente può permettersi casa e auto grazie agli aiuti economici, forniti in contante, dai familiari, l’accertamento fiscale è illegittimo.

Se le spese sostenute dal contribuente risultano sproporzionate rispetto ai redditi da questi dichiarati (si pensi, per esempio, a un soggetto con uno stipendio mensile di mille euro ma, nello stesso tempo, titolare di un’auto di lusso e di due immobili), è molto probabile che la “spia rossa” del redditometro si accenda e faccia scattare un accertamento sintetico da parte dell’Agenzia delle Entrate. In questi casi, l’unico modo di difendersi sarà quello di provare che i redditi provengono da donazioni ricevute da soggetti terzi come, di norma, i familiari.

Difatti, ai fini dell’accertamento sintetico del reddito delle persone fisiche, bisogna considerare la complessiva posizione reddituale del nucleo familiare e non quella del singolo contribuente. Quindi è necessario tenere conto del normale apporto che un genitore, normalmente, può dare, in particolar modo se è titolare di un reddito cospicuo.

È quanto si evince da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Firenze [1].

La vicenda

L’Agenzia delle entrate aveva accertato, con metodo sintetico, il reddito di un contribuente (con moglie e figlia a carico) le cui spese erano risultate sproporzionate rispetto ai redditi da quest’ultimo percepiti. Tra gli acquisti, infatti, figurava un’auto, un camper, un’abitazione con relativo mutuo.

Per difendersi, e vincere la causa, al contribuente è bastato però eccepire di aver ricevuto un aiuto economico fisso dal padre di mille euro al mese, versati per la gran parte in contanti.

Le conseguenze della sentenza

Secondo la Commissione Tributaria, gli accertamenti col redditometro hanno natura di presunzioni semplici: presunzioni che, pertanto, possono essere vinte con una prova contraria fornita con qualsiasi mezzo [2].

Del resto, i giudici sottolineano da sempre la necessità di effettuare, prima degli accertamenti col redditometro, un attento controllo della complessiva situazione economica dei componenti il nucleo familiare. È del tutto normale, infatti, che il contribuente possa ricevere aiuti in denaro – anche elargito per contanti – dai parenti stretti come il padre e la madre, specie se questi ultimi sono titolari di redditi cospicui.

È anche la stessa Agenzia delle Entrate ad aver sottolineato, in passato, con una propria circolare [3], come di frequente, gli elementi indicativi di capacità contributiva tali da far scattare l’accertamento sintetico possano trovare giustificazione nei redditi degli altri componenti il nucleo familiare.

Ma cosa si intende con “nucleo familiare”?

Le maggiori difficoltà derivano proprio dalla delimitazione del concetto di “nucleo familiare”. La Cassazione ritiene che si debba guardare al nucleo familiare “naturale”, quello cioè costituito da coniugi conviventi e figli, soprattutto minori [4].

La sentenza in commento, però, ha ritenuto rilevanti anche i redditi dei familiari non conviventi (per esempio, i contributi in denaro di una zia).

La prova

Attenzione: grava comunque sul contribuente l’onere di dimostrare la provenienza da familiari o da terzi dei redditi di cui egli abbia la disponibilità.

note

[1] CTP Firenze, sent. n. 569/3/14 del 5.05.2014.

[2] Contrariamente all’orientamento maggioritario della giurisprudenza di legittimità che ravvisa invece una presunzione legale in quanto è lo stesso legislatore a riconoscere rilevanza alla disponibilità dei beni-indice di capacità contributiva.

[3] Ag. Entrate circolare n. 49/2007.

[4] Cass. sent. n. 17203/2006.

Autore immagine: 123rf . com


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