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Chi è il mobility manager? 

9 Novembre 2021 | Autore:
Chi è il mobility manager? 

Ruolo, compiti e funzioni di questa figura professionale prevista per ottimizzare il traffico cittadino: cosa fa e dove è obbligatorio. 

Presto, il grande traffico diminuirà e le code interminabili su strade e autostrade diventeranno solo un ricordo. Non è un’utopia, ma la previsione del Governo che potrà realizzarsi a breve termine, al massimo nel giro di qualche anno, con grande beneficio per i pendolari e gli studenti. È nata una nuova figura, il mobility manager, che ha l’incarico di redigere i piani di spostamento dei lavoratori italiani, pubblici e privati, ed anche degli studenti e degli insegnanti. Ma chi è il mobility manager? Ad essere precisi dovremmo parlare al plurale perché saranno parecchi. È previsto che debbano averlo tutti i Comuni con più di 50mila abitanti e le aziende con oltre 100 dipendenti.

mobility manager saranno strateghi, pianificatori e programmatori: dovranno trovare soluzioni valide di mobilità sostenibile per il personale della loro pubblica amministrazione o azienda. Cercheranno di minimizzare l’uso dei mezzi di trasporto privati e di ridurre l’impatto ambientale. In realtà, la figura del mobility manager esisteva, sulla carta, da oltre 20 anni, ma solo di recente è diventata obbligatoria per legge.  

Mobility manager: cosa fa?

La funzione principale del mobility manager consiste nell’ottimizzazione della mobilità sul territorio in cui opera: si tratta di migliorare la raggiungibilità dei luoghi di lavoro e di razionalizzare gli spostamenti dei lavoratori, soprattutto nelle aree cittadine e nei grossi centri metropolitani. Questo obiettivo generale si attua attraverso un piano spostamenti casa-lavoro (il Pscl), che il mobility manager deve redigere, a partire dal 2021, entro il 31 dicembre di ogni anno.

Il Pscl deve tenere conto di numerosi fattori: l’accessibilità dei luoghi di lavoro, l’uso delle auto private e l’alternativa dei mezzi pubblici, la congestione del traffico nelle ore di punta, l’impatto sull’ambiente, il benessere dei dipendenti.

Le soluzioni che il mobility manager potrà indicare nel Pscl sono svariate e potranno comprendere, ad esempio:

  • lo smart working o la modifica degli orari e dei turni lavorativi;
  • l’uso del car pooling (cioè l’utilizzo della stessa macchina da parte di due o più lavoratori che condividono lo stesso tragitto) o del car sharing (il noleggio di autovetture per trasportare gruppi di dipendenti: una sorta di taxi collettivo);
  • incentivi all’uso di mezzi di trasporto pubblici e di veicoli alternativi, come biciclette e monopattini elettrici.

Come si diventa mobility manager? 

Per realizzare questi impegnativi compiti il mobility manager deve avere una buona conoscenza del territorio, degli insediamenti produttivi e del traffico veicolare. Inoltre, deve conoscere la gestione delle risorse umane e dei trasporti, l’organizzazione aziendale e sindacale e la sociologia. Infine, deve essere un esperto di It (information technology) e deve saper utilizzare le nuove tecnologie: in particolare, gli strumenti statistici anche a livello informatico, come i tool di geocoding per individuare le coordinate geografiche, stradali e toponomastiche dell’area di riferimento. Sono elementi che si studiano nelle facoltà di ingegneria gestionale, ma per diventare mobility manager non è necessario avere questa qualifica professionale.

Ad oggi, non esiste un corso di laurea specifico per diventare money manager, ma alcune università già offrono master e corsi di specializzazione attagliati a questa nuova figura. 

Mobility manager: quanto guadagna?

Lo stipendio di un mobility manager non è predeterminato ma, tenuto conto della sua professionalità, la sua retribuzione oscilla tra i 40mila euro per le strutture di minori dimensioni ed i 100mila euro per gli insediamenti più grandi e complessi.

Mobility manager: chi deve averlo?

Il Decreto “Rilancio” [1] prevede che, tra le misure per incentivare la mobilità sostenibile, le imprese e le pubbliche amministrazioni con più di 100 dipendenti ubicate in un capoluogo di Regione, in una città metropolitana, in un capoluogo di Provincia o in un Comune con popolazione superiore a 50mila abitanti sono tenute a nominare il mobility manager «con funzioni di supporto professionale continuativo alle attività di decisione, pianificazione, programmazione, gestione e promozione di soluzioni ottimali di mobilità sostenibile». 

Nelle pubbliche amministrazioni, il mobility manager deve essere scelto tra il personale già in ruolo. Dunque, dal 2020, il mobility manager è obbligatorio per i Comuni oltre i 50mila abitanti e per le aziende ubicate in tali Comuni e che hanno più di 100 dipendenti. Attualmente, non sono previste sanzioni per chi non lo nomina. 

Mobility manager: incentivi per chi lo nomina 

Il decreto “Sostegni bis” [2] ha stanziato un fondo da 50 milioni di euro, gestito dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, di cui: 

  • 35 milioni sono destinati alle pubbliche amministrazioni ed alle imprese che hanno nominato un mobility manager e predisposto il piano di spostamenti casa-lavoro del personale; 
  • 15 milioni sono attribuiti agli istituti scolastici che si sono dotati di un mobility manager e hanno disposto il piano degli spostamenti degli studenti e del personale scolastico. 

I contributi sono assegnati per finanziare le iniziative di mobilità sostenibile, incluse quelle di piedibus (i bambini vengono accompagnati a casa da adulti volontari, in modo simile agli scuolabus), car pooling, car sharing, bike pooling e bike sharing.


note

[1] Art. 229, co.4, D.L. n. 34/2020, conv. In L. n. 77/2020. 

[2] Art. 51, co. 7, D.L.  n.73 del 25.05.2021, conv. In L. n.106 del 23.07.2021.


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