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Quotazione oro usato: cosa c’è da sapere?

9 Novembre 2021 | Autore:
Quotazione oro usato: cosa c’è da sapere?

Come vengono valutati gli oggetti preziosi che si portano nel negozio di compro oro? A cosa bisogna stare attenti?

In tempi di «magra», è frequente mettere insieme un po’ di gioielli di famiglia destinati a rimanere a vita in un cassetto e portarli in un negozio di compro oro per pagare qualche spesa imprevista o, perché no, per concedersi qualche capriccio altrimenti irraggiungibile. Ma come funziona la procedura per la vendita di orecchini, collane o altri oggetti fabbricati con metallo prezioso? Sulla quotazione dell’oro usato, cosa c’è da sapere?

Il timore di chi non ha mai fatto un’operazione del genere è quello di vederci poco chiaro su come verranno valutati gli oggetti che porta in negozio. Basta guardare su Internet la quotazione aggiornata dell’oro prima di uscire di casa o ci sono altre variabili che incidono sull’importo che il compratore pagherà?

Non solo soldi, però: quali documenti occorrono per disfarsi dei preziosi caduti da tempo nel dimenticatoio? Resterà traccia dell’operazione? Vediamo cosa c’è da sapere sulla quotazione dell’oro usato e cosa ci vuole per vendere gli oggetti di valore in un negozio di compro oro.

Quanto oro usato si può vendere?

La buona notizia è che non esiste un limite previsto dalla legge sulla quantità di oro usato da vendere. Quella che, invece, può risultare un po’ più «scomoda» riguarda il metodo di pagamento, voluto non dai negozi di compro oro ma proprio dalla legge [1]. Ma chi vuole fare le cose alla luce del sole non deve temere alcunché.

Oro usato: come viene pagato?

La normativa in vigore, da qualche anno, stabilisce per la compravendita di oro usato o di oggetti preziosi in generale la possibilità di pagare in contanti solo le operazioni che arrivano a 499,99 euro. Si può vendere, dunque, un anello che viene valutato 500 euro, ma solo se l’incasso avviene tramite assegno o bonifico bancario o, comunque, con uno strumento tracciabile.

La legge dice anche che il pagamento deve essere registrato su un’apposita scheda relativa all’operazione di compravendita. Un documento che deve riportare:

  • l’identità di chi vende l’oro usato;
  • la descrizione specifica dei gioielli oggetto della compravendita, la loro natura, la caratura ed il peso;
  • la doppia indicazione del valore di mercato del metallo riportata su un organo di stampa ufficiale ed il prezzo applicato alla compravendita;
  • l’importo pattuito;
  • due fotografie, scattate da angolazioni diverse, dei gioielli oggetto di compravendita;
  • la data e l’ora della conclusione dell’operazione;
  • l’importo pagato e gli estremi del pagamento effettuato;
  • la marca da bollo da 2 euro da applicare sulla scheda di acquisto oro per un importo superiore a 77,47 euro, il cui valore può essere scalato dal netto a pagare.

Non solo: il titolare del negozio di compro oro deve corrispondere l’importo pattuito attingendo da un conto corrente specifico e dedicato solo ed esclusivamente alle transazioni eseguite nell’esercizio della sua attività. Non è possibile, quindi, che il cliente riceva i soldi dal conto corrente privato dell’acquirente.

Oro usato: come funziona la quotazione?

Burocrazia a parte e venendo al sodo: cosa c’è da sapere sulla quotazione dell’oro usato? Sostanzialmente, sono tre gli elementi che lo fanno più o meno prezioso, ovvero:

  • la caratura;
  • il prezzo dell’oro sul mercato;
  • il peso.

La caratura dell’oro

Il carato è un termine che si usa in oreficeria per indicare la purezza dell’oro, nel senso che stabilisce quante parti di oro puro ci sono in un gioiello o in un oggetto.

Quant’è un carato? Il suo valore si calcola sulla base di 24/24 millesimi. In pratica, più l’oggetto si avvicina a 24 e più presenza c’è di oro puro all’interno della lega di cui è fatto.

Ad esempio, se sul certificato di un prezioso trovi scritto 16kt, cioè 16 carati, vuol dire che ci sono 16 parti di oro su 24.

C’è un altro fattore da considerare, ed è quello che riguarda i millesimi. La logica è la stessa del carato ma su scala millesimale. Per dire: un oggetto in oro 750‰ (18kt) ci dice che, dividendo l’oggetto in mille parti, 750 sono in oro e le restanti 250 in altri metalli.

Il prezzo dell’oro sul mercato

La quotazione dell’oro viene stabilita due volte al giorno dalla Borsa di Londra, alle 11.30 e alle 15, ora italiana. Si tratta del cosiddetto fixing dell’oro, e vale per tutti i Paesi del mondo.

Questo criterio esiste dal 1919 ed oggi viene adottato da cinque grandi banche, ovvero Deutsche Bank, Barclays, Société Générale, HSBC e Scotia Mocatta.

Il peso dell’oro usato

Terzo elemento che determina la quotazione dell’oro usato è il peso. E uno potrebbe pensare: vabbè, 50 grammi sono 50 grammi, a casa mia o dal negoziante. E sicuramente è così. Chi vende oro usato deve controllare che l’operatore del negozio di compro oro (cioè, quello che ha l’ultima parola sulla valutazione dell’oggetto che deve acquistare) utilizzi a questo scopo una bilancia elettronica tarata a norma, omologata, e con il visore rivolto verso il cliente al fine di evitare ogni possibile dubbio.

Oro usato: resta traccia della vendita?

La vendita di oro usato può essere fatta solo se il cliente fornisce i propri dati anagrafici tramite un documento d’identità (patente, passaporto, carta d’identità).

In questo modo, il titolare del negozio potrà anche verificare se il cliente è maggiorenne. Ma non solo: sarà anche possibile sapere con quale frequenza lo stesso cliente vende dei preziosi. Tanto per capire se sia il caso di sospettare che qualcuno stia tentando di «piazzare» della merce rubata.

Non solo: il Compro Oro è tenuto a garantire sistemi di conservazione della documentazione che consentano una rapida messa a disposizione delle autorità giudiziarie in caso di specifica richiesta, e tali da evitare manomissioni dei documenti.


note

[1] Art. 2 D.lgs. n. 92/2017.


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