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Come funzionano le targhe in Italia?

9 Novembre 2021 | Autore:
Come funzionano le targhe in Italia?

Tutti i veicoli che circolano sul territorio italiano devono essere muniti di apposite targhe, assegnate con un sistema specifico.

Le targhe d’immatricolazione sono delle placchette in materiale metallico o plastico, fissate ai veicoli, nella parte anteriore e in quella posteriore, tramite un supporto. Sulla loro superficie esterna è riportata una combinazione di cifre e di lettere, grazie alla quale è possibile identificare in modo univoco i mezzi o gli intestatari della licenza. Molti si domandano come funzionano le targhe in Italia. Ebbene, dietro alla predetta sequenza alfanumerica esiste una logica ben precisa e il metodo di numerazione rispetta dei criteri determinati.

Per quanto attiene alle dimensioni, il nuovo ordinamento introdotto dal regolamento dell’UE del 1998 [1] ha stabilito che le targhe devono riportare due fasce blu ai lati: in quella di sinistra sono presenti, in colore giallo, le 12 stelle degli Stati fondatori dell’Unione Europea e, in colore bianco, la lettera “I” che contraddistingue le targhe italiane. Nella banda blu di destra, invece, è presente l’anno della prima immatricolazione e la sigla della Provincia. L’inserimento di quest’ultimo elemento, però, è discrezionale.

Per effetto delle bande laterali le nuove targhe sono 3 cm più larghe delle precedenti mentre i caratteri sono più marcati. Più precisamente, le loro dimensioni sono:

  • 360 mm x 110 mm, per la targa anteriore;
  • 520 mm x 110 mm, per la targa posteriore su una riga;
  • 297 mm x 214 mm, per la targa posteriore su due righe.

La storia delle targhe automobilistiche

Le prime targhe sono comparse in Italia alla fine del XIX secolo quando ne è stato introdotto l’obbligo [2]. Pertanto, il possessore della vettura doveva farsi carico della sua creazione e sulla fiancata del veicolo bisognava riportare sia il nome del proprietario sia il numero della licenza concessa dal Comune.

Una nuova normativa entrata in vigore nel 1901 [2] prevedeva che i proprietari delle vetture dovevano realizzare le targhe a proprie spese, rispettando alcune caratteristiche, ovvero le stesse dovevano essere in metallo ed indicare il nome della Provincia per esteso oltre al numero della licenza.

Successivamente, a ogni Provincia veniva assegnato un codice numerico e dalle targhe venivano eliminate le lettere che, poi, riapparivano con le riforme volute da Mussolini.

Con il passare del tempo sono cambiati non solo il criterio di assegnazione del codice alfanumerico e le dimensioni delle targhe ma anche i colori. Si sono così susseguite targhe quadrate con numerazione bianca su fondo nero, che arrivava fino a 999999, senza né lettere e né zeri – elementi che venivano aggiunti in seguito – e targhe rettangolari con scritta nera su fondo bianco.

Attualmente, le targhe sono composte da 4 lettere, 2 a destra e 2 a sinistra, e 3 numeri.

Come funzionano le targhe in Italia?

Il metodo per assegnare il numero di targa ha subìto una lunga evoluzione ma quello oggi utilizzato è stato messo a punto di recente, cioè tra il 1994 e i 1999.

Fino alla fine degli anni ’90, si utilizzava una sequenza di numeri dopo la sigla della Provincia. Tale sistema veniva presto abbandonato in quanto i caratteri da utilizzare, per una questione di spazio e per una maggiore leggibilità, erano limitati a 7. Peraltro, l’uso dei numeri progressivi avrebbe permesso di assegnare solo 9.999.999 targhe.

Il sistema oggi adoperato prevede l’utilizzo di 2 lettere, 3 numeri e, a seguire, ancora 2 lettere. Sono state escluse alcune vocali, come la “I” e la “O”, e la consonante Q, per evitare confusione con i numeri “1” e “0”. Altresì, è stato deciso di non utilizzare la combinazione di lettere “EE” per la possibile confusione che avrebbe potuto creare con le targhe dedicate agli “escursionisti esteri”. Tuttavia, anche adoperando tale sistema, le vetture che si possono immatricolare sono soltanto 134.256.000.

Ne consegue che una volta raggiunto questo numero di combinazioni, si dovrà cambiare il metodo per assegnare alle targhe un codice alfanumerico che sia unico e diverso per ogni automobile.

Targhe italiane: qual è il metodo di assegnazione?

La prima targa assegnata con il sistema attuale è stata AA 000 AA mentre l’auto immatricolata subito dopo aveva la targa AA 00 AB e la terza aveva la targa AA 000 AC e così via dicendo.

Una volta esaurite le combinazioni delle ultime due lettere, le modifiche riguardano le prime due e, poi, i numeri. Infatti, quando si è arrivati alla targa AA 000 AZ, si è iniziato con lo stesso processo di numerazione da AB 000 AA.

Con l’inizio del 2020 la prima lettera delle targhe auto italiane è passata dalla F alla G.

Si può risalire all’anno di immatricolazione dalle targhe?

Secondo alcuni, è possibile capire qual è l’anno di immatricolazione dei veicoli semplicemente guardando le targhe. Siccome per la loro numerazione si utilizza un criterio progressivo, si possono intuire le date semplicemente valutando come sono disposte le lettere e i numeri. In realtà, non è così semplice. Le targhe vengono assegnate in blocco agli uffici della Motorizzazione civile delle varie città italiane e, solo successivamente, sono attribuite ai singoli veicoli.

Quindi, per individuare l’anno, bisognerebbe conoscere anche la provenienza dei mezzi e poiché le nostre Province sono 110, di certo non è un compito facile.


note

[1] Regolamento dell’Unione Europea (CE) n 2411/98.

[2] Regio Decreto del 16 dicembre 1897.

[3] Regio Decreto n. 416/1901.


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