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Pedone investito con dolo: opera l’assicurazione?

18 Agosto 2021
Pedone investito con dolo: opera l’assicurazione?

Se il conducente urta volontariamente contro un passante e lo fa cadere a terra, lo ferisce o lo uccide, la polizza assicurativa risarcisce i danni?

Dopo la sentenza delle Sezioni Unite dello scorso 31 luglio [1], la Cassazione potrebbe rivedere il proprio precedente orientamento [2] in merito all’investimento volontario di pedone, orientamento secondo il quale, in ipotesi del genere, l’assicurazione sarebbe comunque tenuta a risarcire il danno alla vittima.

L’ipotesi da prendere in considerazione è quella di un conducente che, mosso dalla finalità di uccidere, ferire o anche solo intimorire una persona, la raggiunga con l’auto per investirla o farla cadere a terra. Di qui il dubbio: in caso di pedone investito con dolo, opera l’assicurazione? 

L’articolo 1917 del Codice civile sembra essere, sul punto, molto chiaro: l’assicurazione è obbligata a tenere indenne l’assicurato; tuttavia, sono esclusi i danni derivanti da «fatti dolosi» ossia realizzati in malafede.

Tuttavia, nel 2018, la Cassazione aveva fornito una diversa risposta (leggi: Investimento di proposito: l’assicurazione paga?) affermando che «La copertura assicurativa si estende al danno provocato con dolo dal conducente. La persona danneggiata ha così diritto di ottenere il risarcimento dall’assicuratore: non deve essere applicata l’articolo 1917 del codice civile che, in materia di disciplina generale dell’assicurazione della responsabilità civile, esclude i danni derivanti da fatti dolosi».

Questa tesi, dicevamo in apertura, potrebbe essere ulteriormente rivista a seguito della recente sentenza della Sezioni Unite con cui la Cassazione ha stabilito che, ai fini della copertura assicurativa, non conta il tipo di strada sulla quale è avvenuto l’incidente (potendo quindi trattarsi di una strada privata chiusa al transito pubblico) ma soltanto l’uso del veicolo: uso che deve essere conforme alla natura del mezzo in questione. Dunque, se manca la finalità di «trasporto», tutti i danni prodotti dall’automobilista non vengono coperti dall’assicurazione.

Non si può escludere, ad esempio, il risarcimento dell’assicurazione per l’incidente avvenuto sulla rampa d’accesso del garage condominiale, solo perché vi possono accedere solo i condomini dell’edificio. E neppure si può negare il risarcimento per il sinistro avvenuto nel cortile di casa. Al contrario, la copertura è esclusa quando si utilizza un mezzo che non rientra fra i veicoli disciplinati dal Codice della strada. Oppure quando si fa un uso anomalo del veicolo, ad esempio quando lo si impiega come arma per investire e uccidere persone.

Sulla stessa scia una recente ordinanza della Cassazione [3] secondo cui un intervento non autorizzato sull’automobile, anche se appena uscita dal concessionario, può compromettere la richiesta di risarcimento dei danni in caso di malfunzionamenti o, addirittura, di incendio.

Secondo la giurisprudenza della Suprema Corte [4], va dato atto «alla difesa di parte attrice che il concetto di circolazione stradale oggetto del rischio assicurativo può includere anche la posizione di arresto del veicolo» e che «nel caso di posizione di arresto del veicolo, l’assicurazione rc-auto opera solo se il sinistro può essere ricollegabile alla circolazione, mentre non opera laddove il sinistro sia intervenuto per causa autonoma, ivi compreso il «caso fortuito»: nel caso fortuito rientra la condotta dolosa o colposa del conducente. 

Ne consegue che «se per un verso è stato ritenuto coperto dall’assicurazione il danno cagionato da un incendio propagatosi da un autocarro parcheggiato in sosta immediatamente dopo il verificarsi di anomalie al motore; per altro verso è stata esclusa l’operatività della RCA in un caso, assimilabile a quello qui in esame, nel quale l’incendio di un’auto in sosta è stato cagionato dalla fuoriuscita di gas mentre il proprietario dell’auto in sosta maldestramente tentava di rifornire l’auto durante la sosta presso l’abitazione di un privato».


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 21983/21.

[2] Cass. sent. n. 20786/18 del 20.08.2018.

[3] Cass. ord. n. 20753/21.

[4] Cass. sent. nn. 3257/2016, 8620/2015, 2092/2012, 3108/2010 e 5398/2013.


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