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È obbligatorio pagare la mensa scolastica?

11 Novembre 2021 | Autore:
È obbligatorio pagare la mensa scolastica?

Il pranzo a scuola è un servizio pubblico gratuito? Il bambino si può portare il cibo da casa? Che succede se non si versa la retta?

Non sempre – purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista – si può contare sui nonni per andare a prendere i bambini a scuola a mezzogiorno mentre i genitori lavorano, per preparare loro il pranzo e riaccompagnarli se hanno il rientro pomeridiano. Quando non c’è nessuno a cui affidare i figli, la scelta più pratica è quella di appoggiarsi alla mensa scolastica, negli istituti in cui è a disposizione questo servizio. Oltre ad una questione di praticità, c’è chi vede in questo tipo di soluzione un aspetto educativo importante, poiché i figli hanno l’occasione di condividere con i compagni di classe un momento fuori dalle aule e diverso dalla ricreazione. Ma c’è anche chi vede nella mensa un costo in più che potrebbe creare qualche difficoltà a mantenere stabile il bilancio familiare. Molti genitori, prima di iscrivere i propri figli al servizio, chiedono: è obbligatorio pagare la mensa scolastica oppure rientra tra le prestazioni che l’istituto deve garantire ai bambini?

Il dubbio è legittimo, e qui cercheremo di risolverlo. Prima, però, ci sarebbe un’altra domanda a monte che va posta: il servizio mensa è obbligatorio nelle scuole? Si può obbligare le famiglie a lasciare i bambini a mangiare a mezzogiorno con i compagni? È a questo punto che ci si pone la domanda precedente: se un genitore non ha scelta, se non gli viene consentito di trovare un’altra soluzione per il pranzo, è obbligatorio pagare la mensa scolastica? Oppure si è liberi di trovare anche una soluzione intermedia, come quella di mandare il bambino a scuola con il pranzo preparato a casa?

Recentemente, ci sono state delle sentenze contraddittorie sul potere della scuola di imporre il servizio alle famiglie. Le Sezioni Unite della Cassazione si sono espresse in un modo e, successivamente, il Tar del Lazio in un altro. Vediamo come stanno le cose.

Mensa scolastica: può essere obbligatoria?

Prima di tutto, bisogna dire che non esiste alcuna legge che imponga ad una famiglia di iscrivere il proprio figlio alla mensa scolastica. Si tratta, dunque, di un servizio opzionale a cui i genitori possono aderire perché non hanno alternative per far mangiare il bambino a mezzogiorno oppure possono non aderire perché, ad esempio, al pranzo del figlio ci pensano i nonni o il genitore che non lavora o è in smart working.

Mensa scolastica: il bambino può portare il pranzo da casa?

Detto questo, può capitare che una famiglia non abbia a mezzogiorno un punto d’appoggio per far mangiare il proprio figlio, ad esempio perché i genitori lavorano distanti da casa e non fanno in tempo a rientrare per il pranzo, perché non ci sono i nonni oppure non sono in condizioni fisiche di badare ai nipotini. Il padre e la madre, dunque, si trovano nelle condizioni di dover lasciare il figlio a scuola durante la pausa pranzo. Ma non è detto che, economicamente, se lo possano permettere.

Ci sarebbe quella soluzione intermedia a cui si faceva cenno poco fa: la possibilità di dare al bambino il cibo in un contenitore quando esce di casa la mattina affinché lo consumi a scuola a mezzogiorno. È possibile? Il figlio si può portare il pranzo da casa a scuola?

Nel 2019, una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [1] lo aveva escluso in modo assoluto. Tale diritto, secondo la Suprema Corte, non esiste quando la scuola eroga il servizio mensa. Spiegano i giudici: «Un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile in favore degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado», poiché «sarebbe un’impropria ingerenza dei privati nella gestione di un servizio che, per come organizzato dall’amministrazione scolastica, non prevede da parte del personale docente la vigilanza degli alunni che pranzano con il pasto domestico». Nella sentenza si legge ancora che i bambini devono mangiare a mensa perché quello è il luogo in cui viene realizzata «un’educazione all’alimentazione».

Senonché, un anno dopo, il Tar del Lazio ha ribaltato la situazione, accogliendo il ricorso di un gruppo di genitori ai quali veniva impedito – come stabilito dalla Cassazione – di mandare i figli a scuola con il pranzo preparato in casa. Secondo la sentenza dei giudici amministrativi [2], non è lecito imporre la fruizione della mensa scolastica, per il fatto che non si tratta di un servizio pubblico locale indispensabile e imprescindibile per la vita della collettività. Piuttosto – fa notare il Tar – si configura come un servizio «a domanda individuale», come peraltro sancito dalla legge [3]: «Per servizi pubblici a domanda individuale – si legge nel decreto ministeriale del 1983 – devono intendersi tutte quelle attività gestite direttamente dall’ente, che siano poste in essere non per obbligo istituzionale, che vengono utilizzate a richiesta dell’utente e che non siano state dichiarate gratuite per legge nazionale o regionale».

In conclusione, e secondo il Tar del Lazio, i bambini possono consumare a scuola e nel locale adibito a mensa il cibo portato da casa, purché – ed è tutt’altro che un dettaglio – non lo condividano con i compagni e non venga mescolato con le pietanze previste dal servizio scolastico.

Mensa scolastica: è obbligatorio pagarla?

Come abbiamo visto nel passaggio del decreto riportato prima, il servizio di mensa scolastica rientra tra quelli erogati a richiesta dell’utente e non dichiarati gratuiti per legge nazionale o regionale. Significa che il servizio ha un costo e che chi decide di fruirne deve pagare.

Che succede, però, se una famiglia non riesce ad affrontare la retta della mensa e non ha la possibilità di far mangiare fuori dalla scuola il proprio figlio? Una delle soluzioni l’abbiamo appena vista: il bambino può portarsi il cibo da casa. Se ciò non avviene ed il pagamento non viene effettuato, la scuola deve attivarsi per recuperare le somme, ricordando ai genitori il loro obbligo di pagare, soprattutto quando si è di fronte ad un caso di dimenticanza o di malavoglia di aprire il portafoglio e non di problemi economici della famiglia.

Il dirigente scolastico, dunque, convocherà i genitori e farà partire una lettera di sollecito. Se, nonostante ciò, i genitori continuano a non pagare la retta, ai loro figli verrà impedito ad un certo punto l’accesso al locale mensa. La famiglia avrà due alternative: pagare oppure far portare ai bambini il cibo da casa, che consumeranno in un’aula a parte e non insieme ai compagni.

In altri casi, comunque, il Comune si rivale sui genitori per ottenere i soldi non versati, anche con un procedimento di esecuzione forzata, lasciando che i bambini non subiscano le conseguenze del mancato pagamento della mensa e consentendo loro, quindi, di mangiare insieme ai compagni.


note

[1] Cass. SS.UU. sent. n. 20504/2019.

[2] Tar Lazio sent. n. 1576/2020.

[3] DM del 31.12.1983.

Autore immagine: canva.com/


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