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Morte cointestatario: risarcimento buoni postali

11 Novembre 2021 | Autore:
Morte cointestatario: risarcimento buoni postali

Come si riscuote l’investimento in caso di premorienza di uno dei titolari? Che cos’è la clausola Pfr? Quando si commette reato di appropriazione indebita?

«Pari facoltà di rimborso». Quattro parole sintetizzate nella sigla Pfr che accompagna i buoni fruttiferi postali cointestati e che danno la possibilità di riscuotere l’intero importo ad uno dei contitolari quando l’altro viene a mancare. Come funziona questa clausola e, in caso di morte del cointestatario, il risarcimento dei buoni postali?

Bisogna stare molto attenti a questa clausola, perché può diventare un’arma a doppio taglio. È vero che, da una parte, consente di incassare i soldi investiti in caso di premorienza di un cointestatario. Ma è altrettanto vero che dà la possibilità ad entrambi di riscuotere in qualsiasi momento e ad insaputa dell’altro. Proprio perché la clausola consiste nella pari facoltà di rimborso. O ti fidi, o ti fidi, insomma. Alla peggio, ci si consola con il pensiero dell’esperto americano di business Michael Leboeuf: «Perdi i tuoi soldi e hai perso solo i tuoi soldi, ma perdi tempo e hai perso una parte della tua vita».

Non perdiamo tempo, allora, e vediamo come funziona il risarcimento dei buoni postali alla morte del cointestatario.

Buoni fruttiferi: la clausola Pfr

Rispetto ai buoni fruttiferi acquistati da una sola persona, i titoli cointestati possono essere sottoscritti in contemporanea da un massimo di quattro intestatari che, successivamente, si divideranno il guadagno. L’unico vincolo è quello che vieta di cointestare i buoni ad un maggiorenne e ad un minorenne o a soli minorenni. Significa che per essere titolare di un buono fruttifero occorre avere 18 anni o fare l’investimento a nome di una persona maggiorenne (di norma, uno dei genitori).

Al momento della sottoscrizione dei buoni fruttiferi postali cointestati, è possibile decidere se inserire o meno la clausola Pfr o Cpfr, vale a dire «con pari facoltà di rimborso», che consente ai contitolari di riscuotere il valore del buono in qualsiasi momento e senza il permesso dell’altro o degli altri: basta presentare il titolo in posta, insieme ad un documento di identità, ed ecco fatto.

Se, per qualsiasi motivo, non si vuole correre questo rischio, è possibile chiedere che la clausola Pfr non venga inserita nel buono, ma occorre farlo solo al momento della sottoscrizione. Dopo non sarà più possibile modificare la scelta. Pertanto, in mancanza della clausola, è necessaria la presenza di tutti gli intestatari per incassare i soldi investiti. Ed è qui che si pone il problema: che succede alla morte di un cointestatario?

Buoni fruttiferi: cosa fare alla morte di un cointestatario?

Abbiamo appena citato l’eventualità che avvenga il decesso di uno dei cointestatari dei buoni fruttiferi postali. Come detto, ed in virtù della clausola Pfr, l’altro o gli altri intestatari, così come gli eredi del defunto, possono chiedere il rimborso del titolo di investimento con i relativi interessi. In caso contrario, cioè se la clausola non è stata inserita al momento della sottoscrizione, il rimborso è garantito solo se non ci sono delle contestazioni da parte degli eredi dell’intestatario defunto.

Va detto, inoltre, che i buoni postali sono esenti dall’imposta di successione.

È bene precisare che con la clausola sulla pari facoltà di rimborso l’ufficio postale non può richiedere al cointestatario superstite alcuna documentazione (certificato di morte, denuncia di successione, presenza degli eredi) legata al decesso dell’altro, ma è tenuta a pagare al richiedente che abbia dimostrato la propria identità attraverso un documento valido e che presenti il titolo. Al limite, basterà allegare una semplice autocertificazione in cui il superstite attesta sotto la sua responsabilità che il cointestatario è morto senza fare testamento e che non si è a conoscenza di possibili eredi aventi causa.

Gli eredi, ad ogni modo, e nel caso in cui la pretesa sia fondata, avranno la facoltà di chiedere giudizialmente la restituzione della propria quota nei confronti di chi l’abbia integralmente riscossa. In altre parole, la successione degli eredi di uno dei cointestatari non può escludere o limitare i diritti dei terzi come pure quelli del contitolare superstite (che ben potrebbe, tra l’altro, non essere un erede), il quale ha pieno diritto di ottenere da Poste Italiane il rimborso del titolo in modo completamente autonomo.

Buoni fruttiferi: ci può essere appropriazione indebita?

Vale la pena soffermarsi brevemente sul rischio che comporta inserire la clausola Pfr al momento della sottoscrizione dei buoni fruttiferi postali. Abbiamo sintetizzato il concetto all’inizio: o ti fidi, o ti fidi, altrimenti è meglio non prevedere la pari facoltà di rimborso.

Poiché la clausola consente al singolo cointestatario di riscuotere capitale e interessi in qualsiasi momento anche senza il consenso degli altri, chi chiede e ottiene il rimborso non può commettere il reato di appropriazione indebita. Insomma, da un punto di vista prettamente legale, la fedina penale rimane intonsa. Eventualmente, dovrà vedersela con l’altro cointestatario, ammesso che quest’ultimo riesca a trovarlo a portata di mano.

Se, invece, la clausola non era prevista, allora sì c’è il rischio di incappare nel reato di appropriazione indebita. Anche se, in questo caso, farla franca non è cosa facile, visto che il rimborso viene riconosciuto solo alla presenza di tutti i cointestatari. Dovrebbe, ad esempio, falsificare la firma dell’altro su una procura in cui lo autorizza – ovviamente a sua insaputa – a incassare capitale e interessi. Oltre all’appropriazione indebita, però, rischierebbe come minimo anche la truffa.



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