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Le tasse più pazze dalla proclamazione del Regno d’Italia ad oggi

27 Maggio 2014


Le tasse più pazze dalla proclamazione del Regno d’Italia ad oggi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 Maggio 2014



Dalla tassa sul celibato a quella sulle carte da gioco, dall’imposta di ricchezza mobile, a quella del sale e sulla famiglia: ecco il dossier con tutte le imposte conosciute sino ad oggi dagli italiani.

 

Chi dice Italia, dice tasse. O almeno, è questa la percezione che ha il popolo del nostro sistema fiscale: una vera e propria “imposizione” e non già un modo per sostenere lo Stato e finanziare i servizi pubblici.

Tuttavia, come recita un detto statunitense, “due cose sono certe nella vita: la morte e le tasse”. E quindi, se proprio non le si può amare, quantomeno bisognerà abituarsi ad esse. Giuste o sbagliate che siano, le tasse vanno pagate.

L’evoluzione dei tributi segue anche quella dello Stato, della sua politica e, soprattutto, del suo tipo di economia. Così, spulciando in un dossier appena pubblicato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, è possibile conoscere la storia dei tributi d’Italia, dalla proclamazione del Regno dei Savoia sino ai giorni nostri.

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Di alcune tasse se ne è persa completamente la memoria. Come la tassa sulle carte da gioco, istituita nel 1862 e cancellata solo 40 anni fa, nel 1973. Essa si riscuoteva mediante un bollo apposto sulle carte medesime: chi ha visto, almeno una volta, una vecchia confezione delle “napoletane”, ricorderà il timbro governativo su una carta del mazzo, che poi finiva sempre per la prima.

Anche tale tassa veniva facilmente evasa: non erano isolate le frodi di chi falsificava il bollo.

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Nel 1942 fu abolita un’altra imposta particolarmente originale: si tratta della tassa sui celibi, istituita nel lontano 1927 dal governo fascista per favorire l’aumento demografico della popolazione. Era composta da un importo che variava a seconda dell’età del contribuente. Dopo i 66 anni, quando ormai non c’era più nulla da incentivare, si veniva esentati dal pagamento.

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L’antenato dell’Irpef si chiamava Imposta di ricchezza mobile, anch’essa cancellata nel 1973; colpiva tutti i redditi non fondiari (questi ultimi erano invece assoggettati all’imposta fondiaria).

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Nel 1862 e fino a tutto il 1974 fu istituita l’imposta sul consumo del sale, conseguenza del monopolio di Stato al fine di calmierare i prezzi e applicarvi il tributo. Nell’antica Roma il sale era un bene così prezioso che i soldati erano pagati con questa sostanza, da cui il termine “salario“, usato tutt’oggi.

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Solo nel 1954 fu abrogata una delle imposte più antiche del nostro sistema fiscale: la tassa di manomorta il cui nome, al contrario di quanto oggi evoca, non aveva nulla a che fare con i molestatori sessuali. Nell’antichità, venivano detti “soggetti di manomorta” gli schiavi affrancati dal loro stato di servi, ma che non potevano disporre dei loro beni né ricevere alcunché in eredità.

Successivamente si chiamarono così gli enti morali e religiosi che disponevano di ricchi patrimoni, diventando così una proprietà sottratta al libero commercio. Pertanto, l’immobilizzazione dei beni di manomorte si sottraeva dal pagamento di qualsiasi tassa e, perciò, era stata istituita una tassa per questo scopo.

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Dal 1868 al 1884 il popolo ha dovuto pagare la tassa sul macinato, che doveva far fronte alla gravissima situazione finanziaria italiana dell’epoca. L’importo veniva calcolato in base alla quantità di cereale macinato. All’interno di ogni mulino era applicato un contatore meccanico che conteggiava i giri effettuati dalla ruota macinatrice. La tassa era calcolata in proporzione al numero dei giri, che dovevano corrispondere alla quantità di cereale macinata.

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Dal 1868 a 1974 è esistita l’imposta di famiglia, applicata su ciascun focolare, vale a dire su ogni abitazione di un gruppo familiare o su ciascun fumante se l’abitazione comprendeva più gruppi familiari. Il presupposto del tributo era la presunta agiatezza di chi disponeva del focolare.

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Se al 1938 risale l’istituzione dell’inviso canone Rai, è nel 1973 che nasce l’IVA, su volontà della Comunità Europea. Invece, solo nel 1992 fu istituita la tanto odiata ICI, antenata dell’IMU, oggi riqualificata come IUC e (in parte) TASI. Ma questa è storia dei giorni nostri che tutti conosciamo…

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note

Autore immagine: 123rf . com


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