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Assegno divorzile: si perde con la nuova convivenza?

31 Agosto 2014
Assegno divorzile: si perde con la nuova convivenza?

Sono divorziata e ricevo l’assegno divorzile da parte del mio ex: perdo tale diritto al pagamento se inizio una nuova convivenza?

Non esiste una risposta precisa a tale domanda. Tutto dipende, infatti, dai casi e dalle condizioni economiche del nuovo compagno con cui si intraprende la convivenza.

In generale, comunque, si può fissare la seguente regola: il diritto all’assegno viene meno solo se l’ex marito riesce a provare al giudice che, grazie alla nuova convivenza, la sua precedente moglie abbia raggiunto mezzi economici tali da consentirle di provvedere autonomamente a se stessa. Solo in tale ipotesi, dunque, la nuova convivenza, avendo dato vita a una vera e propria famiglia di fatto, fonte di ritrovata stabilità economica, potrà cancellare o sospendere il pagamento dell’assegno. Ma sarà il giudice, valutato il caso concreto, a stabilirlo.

In ogni caso, la legge sul divorzio [1] stabilisce che l’obbligo di corrispondere l’assegno cessa se il coniuge che ne ha diritto passa a nuove nozze.

Cos’è l’assegno divorzile

Con la sentenza che dichiara il divorzio, il giudice può prevedere l’obbligo di uno dei consorti a versare all’altro una somma di denaro (periodica, o in un’unica soluzione) tesa al suo sostentamento.

L’importo prende il nome di assegno di divorzio o assegno divorzile.

Cosa prevede la legge

In particolare, la legge sul divorzio [2] stabilisce che il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni che hanno portato al divorzio, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla famiglia durante il matrimonio, del reddito di entrambi, della durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente, a favore dell’altro, un assegno: ciò però a condizione che quest’ultimo non abbia mezzi adeguati o comunque non possa procurarseli per ragioni oggettive.

La sentenza deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell’assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria.

Tale pagamento può avvenire – su accordo delle parti – in unica soluzione, sempre che il tribunale lo ritenga equo. In tal caso non può essere proposta alcuna successiva domanda di revisione.

 

Gli elementi da valutare

Il diritto a percepire l’assegno, che ha finalità assistenziale, scatta, dunque, solo in presenza di determinati presupposti. Innanzitutto, il giudice dovrà verificare se il coniuge che ne faccia richiesta non abbia mezzi adeguati a provvedere al suo sostentamento o non possa procurarseli per ragioni oggettive.

In altre parole, si dovrà accertare se sia o no in grado di conservare un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio, o a quello che poteva legittimamente aspettarsi dal corso degli eventi. Valutazione che andrà effettuata tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo di ciascuno alla conduzione familiare e del reddito di entrambi, anche in rapporto alla durata del matrimonio.

Va puntualizzato, però, che la previsione dell’assegno divorzile è indipendente dagli eventuali accordi patrimoniali operanti in vigenza di separazione dei coniugi. Perciò, anche se negli accordi di separazione sia stato pattuito che nessun assegno fosse versato da uno dei coniugi per il mantenimento dell’altro, sarà comunque il giudice a dover verificare il legame tra le condizioni economiche delle parti e il pregresso stile di vita coniugale, e a decidere poi sull’eventuale diniego dell’assegno.

Accertato il diritto all’assegno, per determinare esattamente l’importo, occorrerà analizzare la situazione concreta del coniuge beneficiario, con riferimento a fattori quali l’età, le condizioni di salute o, in caso di disoccupazione, le problematiche nel reperire un impiego, anche alla luce delle peculiari condizioni del mercato del lavoro. In ogni caso, anche in presenza di un’evidente sproporzione dei redditi delle parti, si dovrà riconoscere la corresponsione dell’assegno divorzile all’ex coniuge che si trovi in uno stato di salute tale da compromettere una qualsiasi attività lavorativa.

Necessaria, poi, la correlazione con le condizioni complessive dell’obbligato. Per determinare l’assegno divorzile, si potrà tener conto anche degli eventuali miglioramenti della situazione del coniuge nei cui confronti si chieda l’assegno, ma ciò esclusivamente nell’ipotesi in cui questi costituiscano sviluppi naturali e prevedibili delle attività già svolte durante il matrimonio.

Al contrario, non potranno essere valutati gli sviluppi economici che scaturiscano da eventi autonomi, o comunque eccezionali.

Il beneficiario, comunque, perderà l’assegno se passa a nuove nozze. Se invece a sposarsi è il coniuge obbligato, egli non si libera dall’obbligo di pagamento dell’assegno, salvo che ciò possa impedire alla sua nuova famiglia il sostentamento.

L’assegno cade anche in caso di morte del coniuge onerato, ma il beneficiario potrà percepire un assegno periodico a carico dell’eredità se è in stato di bisogno e fruitore dell’assegno periodico divorzile.


note

[1] L. n. 898/1970.

[2] Art. 5, L. n. 898/1970.

Autore immagine: 123rf . com


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